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Incontro culturale con la proiezione del film La vita accanto

Capua - Nell'ambito dei seminari sui temi della cultura e della legalità per lo sviluppo - promossi da Agrorinasce e dalla Facoltà di Economia SUN – nella prestigiosa sede dell'Aula Magna in Corso Gran Priorato di malta 1 a Capua, si terrà lunedì...

Nell'ambito dei seminari sui temi della cultura e della legalità per lo sviluppo - promossi da Agrorinasce e dalla Facoltà di Economia SUN - nella prestigiosa sede dell'Aula Magna in Corso Gran Priorato di malta 1 a Capua, si terrà lunedì 30 novembre alle ore 10,00 un incontro culturale con la proiezione del film "La vita accanto".
Sarà una ulteriore occasione di riflessione e di confronto sul tema già affrontato nell'assemblea di apertura dei seminari:"Il Sud condizionato dalle mafie.
Il Sud che resiste alle mafie".L'incontro sarà presentato dalla prof. Maria Antonia Ciocia (Direttore Dipartimento Di diritto), a cui seguiranno gli interventi del regista Giuseppe Pizzo (accompagnato da alcuni giovani protagonisti del film) e di Pasquale Iorio, autore del libro Ediesse "Il Sud che resiste".

Dopo il successo internazionale ottenuto con "Nero apparente" - un filmato sul volto violento e crudele della camorra, premiato ai festival dei corti di Roma e di Tokio - Giuseppe Pizzo ci ha regalato una nuova opera bella e toccante.
Il regista è originario di Orta di Atella (comune al confine tra la provincia di Caserta e l'area metropolitana di Napoli), che dopo tanti anni di trasferta nella capitale ha voluto fare un omaggio artistico e culturale alla sua terra natia.
Il suo nuovo film si intitola "La vita accanto": è un'opera girata nelle terre definite da Gigi di Fiore "l'impero dei casalesi". Racconta di storie di ragazzi e di persone che vivono dal di dentro il mondo violento della criminalità. Ci fa vedere la "bestia" di Gomorra (raccontata da Raffaele Sardo , da Roberto Saviano e Sergio Nazzaro) all'opera con vari episodi crudi e drammatici, fatti di rapine,di traffico di droga, di tangenti e di racket. Sullo sfondo vi è una realtà devastata dalla speculazione edilizia, da un ambiente ed un territorio avvelenato dai traffici dei rifiuti tossici. Vi sono momenti di vita cruenti, di violenza quotidiana, di omicidi e ricatti.
Da questo inferno, da queste storie di perdizione, il regista ha saputo ricavare il racconto di un sud che non solo cerca di resistere, ma che si mette sulla strada del riscatto umano e sociale. Riesce a farlo con la capacità di tenere insieme una realtà dai tratti crudeli con un racconto dai toni delicati, lirici. Infatti, la trama vede protagonisti dei giovani ragazzi - figli, vittime ed artefici di azioni cruente - che alla fine riescono a riscattarsi, per cercare un futuro diverso, per liberarsi dal dominio della camorra. E' sintomatica la scena chiave del film, con il ragazzo che impugna la pistola ed in quel momento si sente potente (padrone delle vite di tre persone, compresa quella del fratello), ma decide di ribellarsi, di cambiare il corso della sua storia.
Il film è ben fatto e recitato da attori e giovani pieni di energia vitale. Anche le musiche della colonna sonora sono realistiche ed evocative.
Si tratta di un lavoro cinematografico breve ma incisivo, crudo ma con un lieto fine che vede la rinascita della semplicità rappresentata da un'immagine metaforica che scoprirete al cinema.
Questi racconti evocano un fascino ed una potenza educativa straordinaria. Più di ogni altro testo pedagogico potrebbero essere portati nelle scuole e nei luoghi di formazione, come messaggio di speranza e di riscatto per le nuove generazioni.
La vicenda è narrata tra i borghi dei paesi all'area di Nord di Napoli, come Caivano, Orta di Atella e Marcianise, e si presenta come un documentario dal taglio antropologico sulla camorra vista attraverso gli occhi di un bambino. Un intreccio di microstorie attuali, di ragazzi vittime del sistema e di altri che lottano per non farne parte. Al centro tra questi due mondi, uno legale e l'altro illecito troviamo Angelo, un bambino che vacilla nell'orientarsi a crescere con lezioni di strada che il fratello maggiore gli impartisce e la voce della sua coscienza che già gli parla alla sua tenera età. Sia la scenografia che la fotografia del mediometraggio nonché le colonne sonore ci riportano in ambienti familiari al nostro contesto sub culturale.

In questo modo il regista ha trovato un filo conduttore a tutte le storie che si somigliano nel nostro quotidiano, ragazzi derubati, altri minacciati, altri uccisi con un unico comun denominatore: la camorra. Eppure sempre nello stesso territorio c'è chi decide di uscirne, un ragazzo che decide di trasferirsi pur di trovare un lavoro pulito e chi invece lo raggiunge sulla strada della partenza come per un gioco del destino che come lui vuole emergere.
E' la testimonianza che c'è in campo un Sud che resiste, in tante forme sociali, artistiche e comunicative. In tal senso, le storie di lotta e dei protagonisti per affermare la cultura della legalità sono strettamente collegate al progetto di ribellione del ragazzo protagonista del film di Giuseppe Pizzo, sia da un punto di vista cultuale che pedagogico. Per questo consiglio a tutti i docenti e dirigenti scolastici di utilizzarlo come documento per qualsiasi progetto sulla formazione alla legalità ed alla cittadinanza.

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