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Questione Bassolino, Anzalone scrive ad Antonio Valiante

Avellino - "Caro Antonio, non avendo partecipato alla recente riunione napoletana con il Segretario nazionale del nostro Partito ed essendo stato fuori Avellino per un giorno, ha letto con ritardo la notizia della netta contrarietà dell'on...

"Caro Antonio, non avendo partecipato alla recente riunione napoletana con il Segretario nazionale del nostro Partito ed essendo stato fuori Avellino per un giorno, ha letto con ritardo la notizia della netta contrarietà dell'on. Dario Franceschini alla candidatura, nel 2011, dell'on Antonio Bassolino a Sindaco di Napoli e la tua dichiarazione a favore del Presidente della nostra Regione. Mi sono anche imbattuto in un ribadimento più motivato da parte del nostro Segretario, a cui va la mia stima e il mio sostegno, della sua opposizione alla candidatura di Bassolino, alla quale quest'ultimo ha fatto seguire una breve, piccata risposta servendosi di un adagio napoletano.
Dopo aver molto riflettuto giacché si trattava di inserirsi, sia pure in forma secondaria, in un dibattuto tra personalità di alto livello del nostro Partito, ti scrivo perché ritengo giusto dar voce a una serie di sentimenti, ragioni, riflessioni e, specie, a un interrogativo. Innanzitutto, mi fa piacere esprimerti la mia stima e il mio apprezzamento per la determinazione emotiva e la capacità argomentativa con cui hai difeso la personalità e l'opera di Antonio Bassolino. Nel grigiore dei tempi in cui viviamo, sei davvero un uomo che ha dignità e valore inconfutabili. Trovo opportuno anche il tuo appello agli ex assessori regionali presenti alla predetta riunione e che con Bassolino hanno collaborato senza mai dissentire a dire la loro sulla, chiamiamola approssimativamente così, "questione Bassolino". Ma decidere come comportarsi rinvia a un atto del loro discernimento, in cui non è lecito interferire. A me personalmente, come sai, il tuo appello non può formalmente essere rivolto, nonostante che sono stato per 4 anni, dal 2001 al 2005, assessore regionale al bilancio, al demanio e ai rapporti con i paesi del Mediterraneo. E questo perché, nella Giunta Bassolino, mi sono trovato, almeno per tre anni su quattro, in una posizione di dissenso e di isolamento. Pur tuttavia, dal punto di vista sostanziale, mi sento coinvolto, essendomi sempre professato, e rimanendo, sincero amico e convinto estimatore di Antonio Bassolino ed essendo intervenuto tante volte, com'era giusto, in suo favore.
Detto questo, aggiungo subito che non suscita in me grande passione e interesse la discussione su Bassolino sì o Bassolino no candidato a Sindaco di Napoli. A me interessa sollecitare una discussione su un momento di storia, l'ultimo quindicennio napoletan-campano, e su uomo politico, Antonio Bassolino, che non merita assolutamente di essere stroncato con un giudizio sommario, ma su cui è bene lungamente e approfonditamente discutere. Solo così il giudizio storico-politico potrà essere sereno ed oggettivo e Bassolino potrà dare, non senza preventiva autocritica e nelle forme più utili per il PD e più onorevoli e rispettose della sua dignità e del suo valore, un contributo di lavoro e di pensiero al Mezzogiorno e al Paese.
Antonio Bassolino è un uomo onesto e buono, un leader di sinistra e un amministratore intelligente e impegnato, che ha avuto sempre come stella polare del suo pensiero e della sua azione la difesa dei deboli, la rinascita del Sud e il bene pubblico, a cominciare dai valori che ne sono a presidio e fondamento, la libertà, la democrazia e la giustizia sociale. Come dirigente del PCI, è stato d'esempio e di sprone per diverse generazioni di comunisti giovani e non. Come Sindaco di Napoli, ne ha segnato il Rinascimento. Fu quella la primavera di Napoli, che rimase però una breve stagione, nonostante che il suo successore avesse, e abbia, la bellezza morale e la lucentezza intellettuale di Rosa Russo Iervolino, poiché Napoli, per dirla il titolo di un bel libro di Croce, è "un Paradiso abitato da diavoli".
Più controverso e chiaroscurale mi appare, invece, il governo bassoliniano della Regione, un declinante autunno, cui è seguito l'attuale "inverno del nostro rovello". Tu, Antonio carissimo, elenchi una serie di cose egregie fatte dal governo Bassolino. E' vero, anzi se ne potrebbero aggiungere altre. Esse, comunque, bastano per invitare a una riflessione più meditata anche su Bassolino Presidente della Regione. Ma occorre pur dire che, contemporaneamente, si è dato troppo spazio ad una gestione sbagliata di settori importanti dell'attività regionale, come la sanità, specie quella napoletana, e a un "contesto" partitocratico-tecnocratico, non sempre limpido nell'identità e nell'azione, anche perchè l'on. Bassolino ha dovuto cedere e concedere a qualche ingordo alleato e a camarille del Consiglio regionale. Tutto ciò e affini cose hanno fatto sì che, per dirla con Enrico Berlinguer, il segno del suo governo regionale non appaia (compiutamente) positivo.

Tu, questo, lo sai bene - e Antonio Bassolino lo sa meglio di te, giacché gliel'ho detto tante volte e gliel'ho scritto in tante lettere, essendo, per dirla con Voltaire, "un incorreggibile scarabocchione". C'è, però, una questione, una domanda, che mi tormenta la mente e a cui non so dare risposta. In breve, si tratta di questo. Bassolino passa per il colpevole massimo, unico o quasi, poco importa, dell'emergenza rifiuti a Napoli. Eppure, proprio in questa vicenda i conti non tornano, qualcosa sfugge. Bassolino si dimette da commissario all'emergenza rifiuti agli inizi del 2004, quando si accorge che dal centrodestra, che governa con Berlusconi, al centrosinistra, ai sindaci, alle popolazioni interessate, per finire (o per cominciare?), alla camorra, tutti insieme appassionatamente, l'inceneritore ad Acerra non glielo fanno fare, né gli fanno aprire qualche discarica, anzi le chiudono tutte. In seguito, Bassolino vince alla grande le elezioni regionali del 2005 (62%). Nel 2006, con le elezioni politiche, s'insedia a Roma il governo di centrosinistra. Ma la musica, in tema rifiuti, non cambia. I commissari all'emergenza si susseguono, ma la questione dei rifiuti da smaltire si aggrava sempre più e a Natale del 2007 esplode. Dal canto loro, le tv pubbliche, non certo sotto il controllo berlusconiano, "martellano" su Napoli e la Campania sommerse dalla "munnezza". La "munnezza" napoletana e campana diventa rapidamente un caso nazionale, internazionale, anzi cosmico. Eppure, il governo non viene a Napoli - come poi farà Berlusconi - a fare l'inceneritore e ad aprire qualche discarica. Come mai l'on. Prodi, il Presidente del Consiglio, che è un galantuomo di rarissimo stampo e uno statista di razza, non assume provvedimenti drastici, immediati e risolutivi? Vale come spiegazione il richiamo all'opposizione stolida e incosciente di un Pecoraro Scanio e dell'estrema sinistra? Si può parlare solo di sottovalutazione del problema? E come si poteva "sottovalutare" in quello sconquasso? O c'è stato qualcosa di molto potente che ha impedito che si intervenisse da parte del governo di centrosinistra? Non parlo di congiura, e comunque escludo categoricamente da essa Romano Prodi. Ma non so dare risposte che rinviino a comportamenti limpidi e leciti. Bassolino, lo ripeto, ha responsabilità rilevanti, anche se più oggettive che soggettive e giammai per tornaconto personale. Ma la verità sull'emergenza rifiuti manca. Perché? Eppure, anche a prescindere da Antonio Bassolino, ma è umanamente, eticamente giusto farlo?, è di verità innanzitutto che il PD, la Campania e il Sud hanno bisogno per ricominciare.
Affettuosi saluti "

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