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Nicola Cosentino lascia il carcere: Tribunale di S. Maria Capua Vetere dispone arresti domiciliari per l'ex sottosegretario

Santa Maria Capua Vetere - L'ex sottosegretario Nicola Cosentino è stato scarcerato ed andrà agli arresti domiciliari a Venafro. L'ex deputato del Pdl ha lasciato il carcere di Secondigliano, a Napoli, dove era detenuto dal 15 marzo scorso. A...

L'ex sottosegretario Nicola Cosentino è stato scarcerato ed andrà agli arresti domiciliari a Venafro. L'ex deputato del Pdl ha lasciato il carcere di Secondigliano, a Napoli, dove era detenuto dal 15 marzo scorso. A disporne l'immediata scarcerazione è stato il collegio del Tribunale di S. Maria Capua Vetere presieduto da Giampaolo Guglielmo, davanti al quale è in corso il processo che lo vede imputato per concorso esterno in associazione mafiosa.
Alla sua scarcerazione si erano opposti i pm della procura di Napoli e anche il tribunale del Riesame l'aveva negata, decisione però respinta dalla Cassazione con reinvio degli atti perché le esigenze cautelari erano cessate dato che «le organizzazioni camoristico-mafiose non hanno interesse a servirsi di politici», scrivono i giudici della Suprema corte. L'uomo politico del Pdl, difeso da Stefano Montone e Agostino De Caro, aveva già ottenuto dal presidente Orazio Rossi, del collegio giudicante di Santa Maria Capua Vetere, il beneficio dei domiciliari. Ora è arrivata la decisione dell'altro presidente di collegio giudicante, Giampaolo Gugliemo, e Cosentino ha potuto lasciare l'istituto di pena di Napoli per andare a Venafro come disposto da Rossi.

L'ex sottosegretario all'Economia, ed ex deputato di primo piano del Pdl campano, ed è destinatario di una prima misura cautelare in carcere a firma del gip Raffaele Piccirillo il 7 novembre 2009 per una indagine sulla società che operava nel settore dello smaltimento rifiuti Eco4: 351 pagine nelle quali pentiti, tra cui l'imprenditore Gaetano Vassallo, lo accusano di essere sin dagli anni '90 il punto di riferimento delle "famiglie" Bidognetti e Schiavone del clan dei Casalesi.
La richiesta di arresto viene respinta dalla Camera, così come quella del 2011, dopo l'emissione di una seconda misura cautelare, quella legata all'inchiesta "Il principe e la (scheda) ballerina", che svela intrecci tra politica, imprenditoria e Casalesi.

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