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Settembre al Borgo, M5s: il fallimento delle idee in una citta' che si candida ad essere capitale mondiale della cultura

Caserta - Gli eventi culturali, in tutta Italia, sono da sempre programmati in funzione di una prospettiva a medio-lungo raggio. Ponendo come primo obiettivo la partecipazione in massa di residenti e visitatori e guardando al progresso sociale ed...

Gli eventi culturali, in tutta Italia, sono da sempre programmati in funzione di una prospettiva a medio-lungo raggio. Ponendo come primo obiettivo la partecipazione in massa di residenti e visitatori e guardando al progresso sociale ed economico della comunità che li ospita.
Questo è il punto di vista del Movimento 5 Stelle di Caserta, che ha fondato un "gruppo di studio per la Cultura" con la partecipazione di numerosi attivisti tra i quali il portavoce Maurizio Longo e Giuseppe Messina, con l'obiettivo di proporre finalmente una programmazione degli eventi sul territorio in alternativa al mercimonio ed alla mistificazione ricorrente che si fa dell'argomento nei meandri delle amministrazioni comunali e provinciali.
Non c'è bisogno di analizzare la programmazione nazionale di eventi che attraggono visitatori per settimane per farsi un'idea anzitutto di ciò che accade altrove: festival delle Terre di Cagliari, festival di Poesia di Genova, festival della Letteratura di Mantova, quello del Giornalismo di Perugia o quello della Mente di Sarzana.
Luoghi dove, diversamente da quanto dichiarato da qualche politico "di cartellone" con la cultura non solo si mangia ma si progredisce e si evolve.
A Caserta, dopo che nei primi lustri di vita la kermesse settembrina incarnò lo spirito della teatralità locale e l'essenza dell'arte e della cultura cittadina, si è giunti infine dopo gli ultimi anni di lento ed inesorabile declino all'edizione 2013.
Un contenitore semivuoto in cui si ode principalmente l'eco delle dichiarazioni salvifiche rilasciate dai referenti politici locali e dai loro lacchè.
Contenitore raffazzonato e ricolmo di chiacchiere e distintivi, di nomi altisonanti ed artisti che potrebbero esibirsi tranquillamente altrove, tenuti insieme dall'irrinunciabile collante del finanziamento pubblico; dove l'identità di una città intera, della sua storia appare diluita e non più riconducibile al filo logico dell'arte e dell'appartenenza territoriale.
Anziché aprire alternativamente quel confronto proposto ed auspicato dal Movimento 5 Stelle di Caserta, con gli operatori locali della cultura per tracciare insieme alla città il futuro della manifestazione.
Il cronico scarso collegamento del borgo di Casertavecchia attraverso i i mezzi pubblici ed i ticket d'ingresso agli eventi (prezzo ? 15) privilegiano la fruizione, come sempre ai figli della buona borghesia casertana ed agli invitati al banchetto del "pass gratuito".Una pseudo-aristocrazia culturale prettamente autoreferenziale che promuove e frequenta l'evento; infatti in città, come da tradizione, è tutta una corsa alla raccomandazione per accaparrarsi gratuitamente accrediti o ticket di accesso agli eventi.

Gli artisti locali, selezionati poi con chissà quale criterio, sono relegati sempre in coda alle esibizioni degli artisti di "cartellone", quasi fossero solo un contorno insipido alle pietanze principali; in armonia evidentemente col pensiero di chi ha in mano la responsabilità dell'organizzazione dell' evento.
E d'altronde, come immaginare a Caserta uno scenario diverso, visto anche il ruolo che quest'amministrazione ha pensato di attribuire al nostro principale bene artistico: quella Reggia Vanvitelliana che tutto il mondo ci invidia, svenduta al nascente "Polo museale di Napoli? e Caserta".

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