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080838_sentenza_giudice

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Inps dovra' pagare indennita' accompagnamento e pensione inabilita' a immigrato senza permesso di soggiorno

Caserta - È la storia di una coppia di immigrati senza permesso di soggiorno, come tanti arrivati nel nostro Paese. In questo caso dall'Est Europeo. La storia di una donna che si ammala di una infausta neoplasia. Nella fase terminale della...

È la storia di una coppia di immigrati senza permesso di soggiorno, come tanti arrivati nel nostro Paese. In questo caso dall'Est Europeo. La storia di una donna che si ammala di una infausta neoplasia. Nella fase terminale della malattia, il suo compagno si era rivolto all'Ufficio legale della Cisl Campania dopo che l'INPS le aveva negato l'indennità di accompagnamento poiché non risultava titolare di permesso di soggiorno.
Anche il Tribunale di Nocera Inferiore, in prima istanza, aveva avallato la posizione dell'INPS. È stato necessario arrivare alla Corte di Appello di Salerno affinché, con sentenza comunicata appena ieri, la tesi del giuslavorista casertano Domenico Carozza, fosse accolta ristabilendo un principio di civiltà europea.
La Corte ha infatti concordato che è illegittimo subordinare il diritto della cittadina extracomunitaria all'indennità di accompagnamento alla titolarità della carta di soggiorno. Tale diniego, ha deciso il giudice, viola il principio di non discriminazione definito all'articolo 14 della Convenzione Europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali: trattandosi di provvidenze rivolte a soggetti in gravi condizioni di salute o portatori di handicap fortemente invalidanti nonché destinate alla salvaguardia di condizioni di vita accettabili per il contesto familiare in cui il disabile si trova, non vi può essere diversità di trattamento fra cittadini e stranieri soggiornanti nel territorio dello Stato.

Un principio che già la Corte Costituzionale aveva affermato in una propria sentenza del 2010 e che ha portato alla condanna dell'INPS al pagamento di quanto dovuto per l'invalidità civile con totale e permanente inabilità lavorativa e con necessità di assistenza continua.
"Si è stabilito, con tale pronuncia, un principio di civiltà di grande importanza profondamente radicato nelle fonti di diritto europee e costituzionali del nostro Paese" - questo il breve commento dell'avvocato Carozza.

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