Il blocco dei licenziamenti in tempo di Covid

La politica ha salvaguardato migliaia di posti di lavoro: ma cosa succederà una volta finita la pandemia?

Da lunedì 15 marzo, tramite il nuovo decreto varato dal neo governo Draghi, quasi tutta l’Italia, a eccezione della Sardegna, è ritornata a essere divisa tra zone rosse e arancioni. Di fatto il periodo di maggior restrizioni dalla fine del primo vero lockdown nella primavera del 2020.

Certo, il Paese – e il mondo, potremmo dire – nell’arco del 2020 si è adattato a vivere in maniera diversa e specialmente le aziende e i lavoratori hanno dovuto più volte correggere il tiro, sviluppare nuove competenze e implementare nuove soluzioni per fronteggiare il delicato momento. 

La limitata circolazione delle persone e delle merci e le serie difficoltà imposte dai divieti hanno creato non poche contrazioni nei mercati e rischiato di creare una difficile situazione a livello sociale. Nei fatti il Governo italiano è stato l’unico in Europa a tentare di tamponare questa probabile deriva istituendo, con il Decreto Cura Italia (D.L. n. 18/2020) il cosiddetto “blocco dei licenziamenti”.

Nello specifico il divieto riguarda:

  • il licenziamento collettivo per aziende con più di 15 dipendenti;
  • il licenziamento per giustificato motivo oggettivo (cioè per motivi economici);
  • procedure di conciliazione obbligatoria.

La Costituzione e il diritto al lavoro

Quella che doveva essere una norma ad hoc legata a un’evidente situazione di emergenza, a quasi 13 mesi dalla sua emanazione continua a essere presente. Non solo: è notizia recente che il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Andrea Orlando ha prorogato lo stop ai licenziamenti fino a giugno per chi dispone di ammortizzatori sociali (come la Cassa integrazione) e fino a ottobre per tutti gli altri.

Al di là del calderone mediatico e dei punti di vista delle aziende e dei lavoratori, che cosa dice la nostra Costituzione in fatto di lavoro? 

L’articolo 4 recita: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”. 

Si tratta, a detta degli esperti, di un diritto soggettivo individuale (che implica la sua tutela dal punto di vista giuridico), ma il tema dell’occupazione riguarda la tutela dell’interesse collettivo. Ciò significa che la Costituzione non soltanto garantisce la libertà in fatto di lavoro, ma, nello specifico, l’occupazione.

Il blocco dei licenziamenti è una misura lecita?

Detto ciò, la norma che ancora adesso impedisce i licenziamenti ha scatenato un dibattito fra i giuristi, circa la sua costituzionalità. Questo perché, principalmente, potrebbe confliggere con l’articolo 41 della Costituzione, il quale afferma che “l’iniziativa economica privata è libera”.

Secondo alcuni autorevoli pareri a un’azienda non può essere impedito di licenziare perché verrebbe meno proprio il principio della libertà d’impresa.

Il blocco, inoltre potrebbe essere anche incompatibile con il fatto che un’emergenza, di per sé, dovrebbe avere una durata limitata nel tempo e ora la norma potrebbe non rispondere più a una situazione eccezionale.

Sta di fatto però che le misure adottate dal precedente Governo in piena pandemia, tra cui soprattutto il blocco dei licenziamenti, abbiano impedito che circa 600mila persone rimanessero senza un lavoro.

Cosa succederà alla fine dell’emergenza sanitaria?

Una cosa, però, è certa: questa situazione non durerà in eterno e anche se non sappiamo dire quando avverrà un ritorno alla normalità – e in quali termini – le aziende si pongono già il problema di ricollocamento sul mercato. Per molte recuperare un certo grado di competitività non sarà facile, così come non lo sarà per i molti lavoratori, una volta eliminato il divieto di licenziamento.

Ma cosa potrà succedere una volta terminata l’emergenza sanitaria?

Secondo gli avvocati Giuseppe Cundari e Marco Matano dello Studio Legale Cundari nella crisi economica già in atto assisteremo a un inasprimento delle posizioni nel mercato del lavoro, in cui entrambe le parti – azienda e dipendenti – faranno di tutto per tutelare le proprie posizioni. 

Secondo gli avvocati i vari Dpcm e i diversi tentativi di mettere al riparo i lavoratori durante l’emergenza hanno accentuato e allargato la complessità del quadro normativo, creando di fatto eventuali contenziosi.

L’intervento diretto del Governo ha generato da una parte sostegno, ma dall’altra ha rimandato quello che sarà un futuro non roseo, nel momento in cui il venire meno dei divieti per le aziende creerà un impatto sociale rilevante.

Ecco perché sarà necessario intervenire dal punto di vista economico per ridurre e contenere la portata di questo fenomeno.

Alta specializzazione e garanzia nel diritto del lavoro 

Lo Studio Legale Cundari, fondato più di 40 anni fa dall’Avvocato Francesco Cundari, con sedi a Caserta, Teano, Milano, Roma e Toronto, è specializzato in Diritto del lavoroin Diritto Amministrativo e in Diritto scolastico.

Il suo team di professionisti mette al centro gli interessi del cliente, offrendo un’alta specializzazione e competenza. Si occupa inoltre di diritto sindacale e previdenza sociale, dando assistenza ad associazioni, aziende, enti e lavoratori (nel pubblico e nel privato).

La sua mission mette al centro tre elementi: formazione, tecnologia e cura del cliente. 

Oggi chiunque abbia bisogno di una consulenza, può richiederla anche direttamente online attraverso il form sul sito.

Nel 2020 lo studio ha vinto il premio Botique di Eccellenza dell’anno Diritto del Lavoro Pubblico Impiego ed è stato proclamato tra gli studi legali dell’anno per l’area del Diritto del Lavoro e Welfare da Il sole 24 ore.

In Evidenza

I più letti della settimana

  • Nel casertano 329 contagi e 4 vittime del virus. Aumenta tasso positività

  • Poliziotti accerchiati durante controlli anti Covid: sputi ed aggressione

  • Nel casertano nuova impennata delle vittime del Covid: 15 in 24 ore

  • Marito e moglie positivi se ne vanno in giro per strada

  • Morti 8 pazienti col Covid. I positivi scendono sotto quota 7mila

  • Mille “furgoni lumaca” in autostrada contro le chiusure

Torna su
CasertaNews è in caricamento