Matti per i classici, serata con Martin Eden di Jack London

"Ho paura di aver voluto andare oltre le mie possibilità ma le mie intenzioni erano buone. Non faccia caso ai particolari, veda se riesce a sentire la grande cosa, l’anima del racconto. È grande ed è vera". Chi è riuscito a cogliere quella "grande cosa" o anche solo chi aspira a farlo è il lettore ideale di "Martin Eden" di Jack London, il romanzo che sarà al centro di dibattito e letture venerdì 31 gennaio alle 18 nella Libreria Spartaco, in via Martucci 18 a Santa Maria Capua Vetere. L’incontro della serie «Matti per i classici» è a ingresso libero. Modera Maté Verona.

L’autore

Jack London nasce nel 1878 a San Francisco, in California. Figlio illegittimo, viene ben presto abbandonato dai genitori. A dieci anni si trasferisce a Oakland dove inizia a lavorare nel porto, svolgendo i mestieri più umili. Viene arrestato per vagabondaggio e chiuso in un carcere giovanile dove inizia a leggere avidamente tutto ciò che trova, formandosi così da autodidatta. Grazie alle avventure di Zanna Bianca (1906), l’autore diventa celebre in tutto il mondo, viene chiamato a Londra per lavorare come giornalista e inviato in varie parti del mondo come corrispondente di guerra. Tra le sue opere più note ricordiamo: Il richiamo della foresta, Il tallone di ferro, Martin Eden. Morì suicida a Glen Ellen, in California, nel 1916. (Info da Il libraio)

Il libro

Martin Eden (1909) è stato definito uno dei «libri arrabbiati della letteratura americana». Nella vicenda del protagonista, giovane marinaio che si scopre scrittore e si autodistrugge una volta raggiunto il successo per protesta contro una fama in cui non si riconosce, si rispecchia la vita tormentata dell’autore, la sua difesa di una personale via alla narrativa in polemica con il professionismo letterario dell’epoca. L’intensa fabula dell’apprendistato di London e della sua disperata, rabbiosa e ambigua volontà di emergere trascende però i modi dell’autobiografismo per farsi straziante radiografia delle contraddizioni della società americana di fine secolo: una società materialista, nata da un grandioso sforzo pionieristico, tesa alla conquista dei beni del mondo, che l’autore osserva prima dal basso, con l’ansia del diseredato in cerca di riscatto, poi col disincanto di chi ne rifiuta la spietata logica di consumo che macina profitti, mercifica persino la poesia e sacrifica vite reali.

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