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Vernissage mostra 'Lagnolo Fecit' di Angelo Maisto

Angri - Uno degli assi portanti - lungo tutto l'arco del nostro secolo - é stato senza dubbio il rapporto tra Arte e produzione industriale: a partire dall'idea duchampiana del ready made, attraverso una serie di "interpretazioni" più o meno...

Uno degli assi portanti - lungo tutto l'arco del nostro secolo - é stato senza dubbio il rapporto tra Arte e produzione industriale: a partire dall'idea duchampiana del ready made, attraverso una serie di "interpretazioni" più o meno chiare ed esplicite, il "prelievo" del prodotto industriale (o delle sue scorie o, semplicemente, degli scarti) ha animato larga parte della produzione artistica contemporanea, sia attraverso le derivazioni immediate sia anche con gli influssi che ha esercitato su moduli linguistici che non si servissero degli "oggetti trovati" ma che in qualche modo ad intrinseca relazione tra espressione visiva e realtà sociale facessero riferimento.Su un versante - quello americano - il rapporto si é alimentato di un amore viscerale per le espressioni più macroscopiche della nuova civiltà, finalmente emancipata da quella del vecchio continente di cui era stata debitrice per secoli; sull'altro versante - quello europeo - la risposta é stata l'ironia finanche feroce, il "ripiegamento" (come, per altre attività, avveniva attraverso il piano Marshall e le altre diverse forme di assistenza americana all'Europa) sugli "scarti riciclati" di quella opulenza.
Da un lato, quindi, esplodeva la celebrazione del "sogno americano" attraverso l'esaltazione della vita, degli oggetti del quotidiano, dei nuovi linguaggi di comunicazione; da questa parte dell'Oceano, invece, si saccheggiavano i "bidoni della spazzatura" per accumulare, assemblare, comprimere e dislocare in chiave estetica le scorie dell'industria.
La vicenda americana ha avuto - a ben guardare - uno sviluppo limitato sia nel tempo che nella diffusione, legata com'è stata alle personalità di alcuni protagonisti che - per quanto geniali - non hanno potuto evitare di consumare in tempi rapidi alcune intuizioni basilari, condizionati anche da un totale disimpegno - sia di pensiero che di partecipazione sociale - che ha ridotto troppo spesso le proposte a puri "pretesti" formali non sostenuti da adeguato impegno culturale.Ben diversa é stata la condizione degli operatori europei - in qualsiasi modo abbiano interpretato la lezione - comunque legati sempre ad una "necessità di impegno" che va al di là delle condizioni occasionali o delle effimere mode.
Addirittura, si é registrato che una larga messe di intuizioni prime, apparse vincenti sin dalla iniziale proposizione, si siano rivelate ancora utili, praticabili e variamente elaborabili nelle successive "riedizioni neo, post o trans".
Il discorso tocca molto da vicino e chiarisce ampiamente la particolare vicenda dell'"arte povera" non solo nella sua accezione di tendenza definita e canonizzata ma anche in quella, ben più ampia, di condizione generale di impegno, di scelta di fondo per l'attività artistica.A ricercarne gli antenati, si finisce per incontrare ancora Duchamp, la cui vitalità poliedrica (e spesso limitata alle pure intuizioni) é operante ancora oggi, ad onta di tanti sinistri cantori; ma, con maggiore evidenza, la Merzbau di Schwitters diventa la prima tappa di un percorso che arriva ai nostri giorni e su cui si incontrano Arman e Cesar, Tinguely e Spoerri, Manzoni e Pascali, Pistoletto e Paradiso senza contare i tanti (o troppi) che in un modo o nell'altro (per una parte o interamente; per scelta motivata o per istintiva adesione; per un breve periodo o definitivamente) hanno sul loro percorso il poverismo e ne hanno assunto, in tutto o in parte, i caratteri.
Sicché, riesce difficile accettare le distinzioni tra "dada" e "neodada", tra "nouveau realisme" e "arte povera", e via così attraverso sottigliezze e distinzioni spesso speciose che di volta in volta si sono ricercate per differenziare una tendenza, un gruppo o un singolo autore; e, più ancora, risulta improponibile (se non su un piano di puro utilitarismo narrativo) parlare di "neopoverismo", per indicare una tensione comune ad una folta schiera di artisti dell'ultima generazione, che all'oggetto trovato si rivolge ancora con l'intenzione di estrarne il senso estetico o poetico.
Più logico ed opportuno risulta invece accettare l'idea di una continuità della "tensione alla poesia nelle cose" che di volta in volta viene "trovata", "cercata" o "costruita" in relazione alla particolare temperie del momento storico.Allo stesso modo, risultano improbabili (o almeno molto aleatorie e strumentali) le presunte "relazioni di parentela culturale" tra autori diversi e lontani nel tempo, accomunati da questo intento di ricercare nelle cose il loro senso poetico.
A queste condizioni, quindi, diventa automatico ma anche semplicistico "catalogare" Angelo Maisto nella schiera dei "neopoveristi", dal momento che l'uso che egli fa di materiali di scarto industriale lo riconduce certamente nell'ambito di quel genere; ma una lunga e importante serie di elementi ne consente una lettura più articolata e varia; così come l'indicazione di una qualche "paternità culturale" - per quanto gratificante - risulterebbe limitante e parziale.
Infatti, se il tronco solido della sua struttura artistica si é alimentato della lezione del nouveau realisme e dell'arte povera, le radici prime e più profonde vanno invece ricercate in un senso ludico del "fare arte" che rimanderebbe ad altre e ben diverse derivazioni, ad altri (più o meno probabili) riferimenti.Il primo momento della sua attività é c
ostituito dalla raccolta dei materiali metallici più disparati, dai semplici scarti di lavorazione ai più banali oggetti dismessi o fuori uso.
Subito dopo scatta il bisogno di organizzare in forma visiva il processo di assemblaggio alla ricerca di nuove, improbabili formulazioni: vengono in mente, al proposito, gli antichi e moderni erbari e bestiari (che tanta parte della cultura visiva moderna e contemporanea hanno occupato) ma anche le cerebrali (e spesso cervellotiche) elaborazioni di tanti artisti concettuali che tra l'oggetto concreto e la sua rappresentazione grafica ponevano relazioni profonde e intriganti.
La cifra primaria dei lavori di Maisto resta comunque il bisogno di "giocare", quasi un ingenuo tentativo di sorprendere tra animali impossibili e figure improbabili, tra musei della fantasia e composizioni ambiziose.Su tutto insiste una capacità tecnica nel disegno che è davvero ammirevole e lo porta ad una raffinatezza che potrebbe sfociare nell'estetismo, se non fosse continuamente controllata dal bisogno di rimanere al di qua del "fanciullismo" che - in definitiva - appare il termine di riferimento più opportuno.Enzo di Grazia
Angelo Maisto, nato a Napoli il 16-4-1977- Diplomato al Liceo artistico di S.Maria C.V. e all'Accademia di Belle Arti di Napoli.

a cura di Lucia Ferrara (OTTANTUNO Arte/Architettura)con il contributo di Enzo di GraziaVernissage
venerdì 21 gennaio 2011 ore 18.30
dal 21 gennaio al 28 febbraio 2011

PAGEA Arte contemporanea, via Concilio 50, cortile d'Antonio - 84012 Angri (SA)
director Elio Alfano - pageaart@virgilio.it info 338 6643932

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