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2010, un'annata piu' che positiva per il jazz campano: Aquino, De Vito, Mezza, Spinetti ed altri

Caserta - Fra i regali da mettere sotto l'albero di Natale 2010, c'è sicuramente l'annata più che positiva del jazz campano, che ha meritato e portato a casa una bella e "sonora" vittoria, grazie ai premi ricevuti e al plauso di critici e addetti...

Fra i regali da mettere sotto l'albero di Natale 2010, c'è sicuramente l'annata più che positiva del jazz campano, che ha meritato e portato a casa una bella e "sonora" vittoria, grazie ai premi ricevuti e al plauso di critici e addetti al settore.
A cominciare dalla 27esima edizione del prestigioso referendum annuale TOP JAZZ, indetto dall'autorevole rivista italiana Musica Jazz, tra circa 60 giornalisti e studiosi della materia, che a gennaio scorso ha visto primeggiare tra le sue classifiche, due artisti che possono considerarsi a pieno titolo gli attuali alfieri di una schiera di eccellenti musicisti jazz presenti in Campania. Stiamo parlando del trombettista beneventano Luca Aquino, che ha vinto la classifica come miglior nuovo talento, in virtù soprattutto degli ottimi dischi registrati in veste di leader, "Sopra le nuvole" (2008 - EmArcy) e "Lunaria" (2009 -EmArcy), coronando recentemente anche un suo progetto musicale, che da più di due anni portava in giro, ovvero un disco per solo tromba, uscito a settembre scorso, dal titolo "Icaro solo", registrato dal vivo e in completa solitudine, senza uso di sovra incisioni o postproduzione, nella chiesa di Sant'Agostino di Benevento.
L' altro alfiere del jazz campano è, senza dubbi, la cantante Maria Pia De Vito, già all'attenzione di pubblico e critica da qualche anno, ma che con questo premio, suggella la sua definitiva affermazione, sia in campo nazionale che quello europeo. A lei è andato il premio Top Jazz 2009 come miglior strumentista dell'anno nella categoria "Miscellanea, voce", davanti ad artiste di grande spessore artistico, quali Roberta Gambarini, Tiziana Ghiglioni, Cristina Zavalloni. A consolidare il giudizio della critica, c'è stato recentemente il brillante lavoro discografico, considerato un piccolo capolavoro, dal titolo "Mind The Gap" (2009 - EmArcy), dove assieme al trio formato da Claudio Filippini, Luca Bulgarelli e Walter Paoli, più tre ospiti (il sax di Bearzatti, la chitarra di Cecchetto e la batteria di Rabbia), affronta un repertorio di brani molto originale, da Jimi Hendrix a Django Bates, da Randy Newman a Tim Buckley, a Rita Marcotulli e Anders Jormin. Di più, quest'anno il suo concerto a Umbria Jazz 2010, ha letteralmente "stravolto ed elettrizzato" il pubblico, esibendosi in duo con il pianista Huw Warren e proponendo brani originali tratti essenzialmente da quel bel disco da loro inciso, esattamente un anno e mezzo fa ("Dialektos"- Parco della Musica).
Mi preme subito sottolineare che quest'anno, il jazz di Terra di Lavoro, ha conquistato critica e "terreni", in virtù del lavoro svolto essenzialmente da due musicisti che in campo nazionale godono già di una certa stima e notorietà. Ma l'occasione propizia è stata la pubblicazione recente di due album: il primo, ad opera del pianista casertano Vittorio Mezza, (il suo secondo disco da leader) dal titolo "Trio" ("Abeat" - luglio 2008), dove in compagnia di due colossi della formula del trio jazz, quali il contrabbassista Massimo Moriconi e il batterista Ettore Fieravanti, mette in bella mostra le sue doti di ricerca e sperimentazione, in primis ma, nello stesso tempo, propone nei brani originali, una spiccata capacità compositiva. Di grande interesse sono gli altri brani scelti da Mezza per il disco, a partire da "In Bloom", dei Nirvana (che apre anche il disco), da "Skippy" del sempiterno Thelonious Monk, da "Ana Maria" di Wayne Shorter e da "Rachid" di Michel Petrucciani.
Il contrabbassista Ferruccio Spinetti, è l'altro musicista casertano che degnamente rappresenta il jazz di Terra di Lavoro; con il disco "InventaRio" ( della serie?quando la canzone italiana incontra felicemente la canzone brasiliana) anch'esso pubblicato quest'anno, in trio con il tastierista Giovanni Ceccarelli e il cantante e chitarrista Dadi Carvalho, corona un decennio che lo ha visto in continua ascesa e protagonista in diversi progetti musicali, dalla Piccola Orchestra Avion Travel, al quintetto dei "visionari" del pianista Stefano Bollani, ad esempio, fino ad approdare alla formula del duo con la cantante (e moglie) Petra Magoni, conquistando pubblico e critica, meritatamente, soprattutto con il secondo disco, quel "Musica nuda 2" (Radiofandango - pubblicato nel 2007), dove insieme a loro due si uniscono anche noti musicisti, tra cui lo stesso Bollani, Nico Gori (cl.) Nicola Stilo (fl.), Fausto Mesolella (dobro), ed altri.Nato a Procida (NA) ma residente a Benevento, il chitarrista Giò Gentile, è un altro jazzista campano che sta vivendo un buon momento di popolarità, dovuto alla pubblicazione, sempre quest'anno, del disco "Atlantide" (Videoradio - 2008), etichettato come "fusion mediterranea" e dove ospita musicisti di vaglia, come il veterano tastierista Joe Amoruso e il trombettista Luca Aquino. E a proposito di veterani, da segnalare l'ennesima prova di grande classe e amore per il jazz da parte di un'icona della batteria, Tullio De Piscopo, che nel disco a nome del saxalto Mattia Cigalini, dal titolo "Arriving Soon" (Audioglobe - 2009), pubblicato qualche mese fa, ha ricevuto a piene mani, applausi ed elogi per l'eccellenza musicale prodotta nel disco. Dove figurano nomi di primo piano del jazz italiano, come il trombettista Fabrizio Bosso e il pianista Andrea Pozza.
Un altro artista di grande spessore nel panorama del jazz italiano, molto elogiato dalla critica, è senza ombra di dubbio il chitarrista e didatta napoletano (svolge seminari a Siena Jazz e ha una cattedra al conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, dove dirige anche un'orchestra di giovani studenti) Pietro Condorelli, una mia vecchia conoscenza dei primi anni '80, agli esordi, quando veniva spesso al Jazz Club Lennie Tristano di Aversa, sia a suonare che a "carpire" il meglio del jazz italiano ed internazionale che veniva proposto settimanalmente! E lo ricordo bene, con quella sua (..allora!) folta capigliatura! Molto atteso è il suo prossimo disco dal titolo "Wild Cats Difficult to bo and Other Stories" inciso assieme al pianista napoletano Francesco Nastro (altro vanto del jazz campano) con Gaetano Fasano alla batteria e Gianluigi Goglia al basso elettrico. "Questo mio nuovo disco - precisa Condorelli - è fondamentalmente un disco di linguaggi, in cui io stesso suono in maniera differente a seconda del brano, per esempio approcciando una ballad in modo più melodico, secondo anche i principi del canto".
Già distintosi nella XII edizione rassegna annuale "Ischia Jazz 2010", svoltasi lo scorso settembre 2010, con il progetto Bassvoice con Silvia Barba alla voce, Francesco Beaarzatti al sax e Claudio Romano alla batteria, il bassista napoletano Pippo Matino, ha ricevuto eccellenti giudizi per il disco, da poco apparso sul mercato italiano (per l'etichetta Via Veneto Jazz), dal titolo "Trio Ostiko", dove in compagnia del sassofonista Rosario Giuliani e del batterista belga Benjamin Henocq, conferma, da una parte, tutta la sua bravura, ma dall'altra regalano tutti e tre insieme l'arte dell'interplay, che culmina nella "Suite et pousuite" (di Rosario Giuliani): in tre movimenti succede di tutto (compreso un interludio affidato al basso), dove le idee musicali proposte ci fanno capire quanto la classe dei musicisti? non sia acqua!
Nei territori della pura sperimentazione, si è ritagliato uno spazio vitale e di maturità artistica, il sassofonista irpino Pasquale Innarella, il quale con il disco "Live in the Ghetto" (per l'etichetta "Terresommerse"), uscito poco tempo fa e inciso al Centro Rialto Sant'Ambrogio di Roma nel novembre 2008, mostra personalità, idee e grande verve improvvisativa, avvalendosi di partners di grosso calibro, quali il contrabbassista Wlliam Parker e il batterista Hamid Drake.
Chi è che non ricorda il mitico Otto Jazz Club di salita Cariati a Napoli? Adesso non c'è più, cosicchè il sassofonista napoletano Enzo Nini ha pensato bene di dedicargli l'ultimo suo disco intitolato proprio "Otto Jazz Club" ( per l'etichetta "Polosud"), dove, a ben sentire, si respira tutta l'atmosfera del jazz club napoletano, una musica di matrice hardbop in bell'evidenza, in compagnia del pianista Lello Cannavale, del bassista Emiliano De Luca e del batterista Lello Di Faenza.
Altri riconoscimenti al jazz "made in Campania" sono arrivati dal terzo disco dell' Italian Tango Quartet, pubblicato anch'esso quest'anno ("Il tango da Napoli a Buenos Aires" -Alfamusic - Roma 2008) ad opera di Giuliana Soscia (fis.), Pino Jodice (p., vibrandeon), Aldo Vigorito (cb.) e Emanuele Smimmo (batt.). Ciò che ha colpito, in modo particolare la critica specializzata, è stato l'ardore con il quale si è cercato di accomunare il tango con la musica napoletana. Con risultati eccellenti! E con un omaggio di Pino Jodice al suo maestro Roberto De Simone (e difatti ad aprire il disco è proprio una suite tratta da "La Gatta Cenerentola" ).
"Tempus Transit" (EmArcy - 2009), pubblicato nei mesi scorsi, è il disco con il quale il batterista napoletano Pierluigi Villani (figlio d'arte) si è imposto all'attenzione della critica per la raggiunta maturità tecnico-artistica e per le capacità di scrittura che attingono sia al patrimonio della tradizione jazz, sia a quello della canzone popolare. In tutto ciò si è avvalso, nel disco, della presenza, tra gli altri, del trombettista napoletano Luca Aquino, di Roberto Ottaviano al sax soprano, di Gaetano Partipilo al sax alto, ed altri ancora.

Senza dimenticare, nel novero degli artisti che portano alto il nome del jazz campano, musicisti che nel corso di questo decennio hanno portato a casa plausi e premi da parte della stampa e della critica specializzata, e che sono in continuo fermento creativo, oltre che continuamente presenti sulla scena musicale: mi riferisco all'originalità profusa dal sassofonista napoletano Daniele Sepe, dal chitarrista, anch'egli napoletano Antonio Onorato, dai batteristi Alberto D'anna (di Marcianise) e Salvatore Tranchini, dal trombettista Marco Sannini, dal chitarrista Lello Panico.
Quello del jazz campano, comunque, è un argomento di cui avremo modo di riparlarne sicuramente al più presto, con l'intento di proporre ed esporre nuovi artisti e nuovi progetti musicali.

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