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Al camerunense Jean Rene Bilongo, giornalista e mediatore culturale, il premio Nettuno 2010

Castel Volturno - Nella stagione delle forti preoccupazioni per la crisi economica globalizzata, il futuro dell'umanità, legato indissolubilmente alla tutela della risorsa acquatica marina, fluviale e lacustre, le questioni dell'immigrazioni, la...

Nella stagione delle forti preoccupazioni per la crisi economica globalizzata, il futuro dell'umanità, legato indissolubilmente alla tutela della risorsa acquatica marina, fluviale e lacustre, le questioni dell'immigrazioni, la precarietà persistente e l'occupazione, l'ARCI PESCA FISA, ha sentito la necessità di promuovere, la 9^ edizione del Premio Mediterraneo "Amici delle Acque", per conferire il "NETTUNO 2010" ai vari cittadini appartenenti all'area euro-mediterranea, che, per le loro sensibilità, si sono adoperati a salvaguardia e all'educazione ambientale dell'universo acquatico. Obiettivo del "Premio" è, tra l'altro, quello di dare significativi contributi all'interscambio delle culture; di sensibilizzare le coscienze al valore della pace; di stimolare la crescita di profondi momenti di solidarietà e di speranza tra le antiche popolazioni del mediterraneo, in particolare, tra le giovani generazioni. Quest'anno la cerimonia di consegna del Nettuno 2010 e delle Targhe, si è tenuta ieri mattina a Napoli, presso la storica e autorevole sede del Reale Yacht Club Canottieri Savoia (1893). Quest'anno il premio Nettuno 2010 è stato conferito a Jean Rene Bilongo, giornalista, mediatore culturale, dal mese di maggio nel direttivo nazionale della CGIL. Giovane africano originario della Costa d'Avorio, residente a Castel Volturno, Jean è arrivato undici anni fa a Castelvolturno come tanti dei suoi connazionali; è riuscito ad inserirsi nel difficile contesto del litorale domitio e, grazie alla propria tenacia, attualmente svolge il ruolo di mediatore culturale con l'obiettivo di abbattere le barriere esistenti tra extracomunitari ed italiani. Ricorda ancora quel primo giorno di lavoro, quando all'alba, insieme ad altri immigrati, raggiunse il quadrivio di Villa Literno per attendere l'arrivo dei caporali. Da un camion un signore gli fece cenno di salire a bordo e durante il tragitto gli iniziò a spiegare cosa avrebbe dovuto fare durante quella giornata. Jean non parlava l'italiano, non riusciva a capirlo e dopo molto fu abbandonato in aperta campagna. Fu costretto a camminare a lungo prima di raggiungere il paese più vicino, ma fu lì che capì che se voleva farsi valere doveva imparare l'italiano, doveva studiare. La sua è, come tante, una storia di soprusi, vessazioni, in cui però ha trovato anche il sostegno di associazioni come la Jerry Masslo con cui oggi collabora attivamente. Bravo Jean, il Nettuno 2010 te lo sei meritato.

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