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Recital del pianista Michele Campanella al Teatro di San Carlo

Napoli - Quando scopre Franz Liszt, è solo un giovane pianista e compositore di belle speranze. Nelle opere del genio ungherese, il quattordicenne Michele Campanella ritrova «amplificata mille volte la musica che aveva scritto finora e che avrebbe...

Quando scopre Franz Liszt, è solo un giovane pianista e compositore di belle speranze. Nelle opere del genio ungherese, il quattordicenne Michele Campanella ritrova «amplificata mille volte la musica che aveva scritto finora e che avrebbe voluto scrivere». A lui, oggi considerato tra i migliori interpreti lisztiani al mondo, è affidato il recital che va in scena lunedì 15 novembre (ore 20,30) al Teatro di San Carlo. Napoletano, classe 1947, Campanella ha dedicato quasi tutto il suo percorso artistico ai lavori di Liszt, tanto da vedersi attribuire numerosi riconoscimenti speciali, come la medaglia al valore dal Ministero della Cultura ungherese e il premio alla carriera dall'American Liszt Society. L'intero programma della serata è un omaggio agli ultimi anni di vita dell'artista magiaro. Si comincia con Sancta Dorothea, composizione del 1877. A seguire le cupe atmosfere di Die Trauergondel II, proposta nella seconda versione riadattata per pianoforte solista e scritta tra il 1882 e il 1883, nel periodo in cui Liszt soggiornava a Venezia in un appartamento affittato a Palazzo Vendramin da un Wagner vicino alla scomparsa. Struggenti e malinconiche sono invece le note di Trübe Wolken. La composizione, che vede la luce nel 1881, si muove lungo un asciutto motivo di quarte che lasciano il posto nel finale a sfuggenti dissonanze. La morte di Wagner ritorna nelle suggestioni di En Rêve, quasi un notturno, scritto da Liszt nel 1885, due anni dopo, cioè, la dipartita del musicista tedesco, in cui si possono ritrovare «quei ponti formali che sarebbero stati attraversati dal Novecento di Busoni, Schönberg, Bartók e Messiaen», spiega Campanella. La breve Bagattelle Sans Tonalité, composta dal genio magiaro probabilmente ancora nel 1885 ma scoperta solo nel 1958 a Weimar, e l'Ave Maria (Die Glocken von Rom, "Le campane di Roma") del 1862, scritta per il metodo Lebert-Stark, "da suonare - indica Liszt - come campane lontane", introducono un finale di grande suggestione: il pianista eseguirà Deuxième Année, Italie, il secondo libro della celebre raccolta intitolata Années de pèlegrinage. Cominciata nel 1836 e pubblicata a più riprese nella seconda metà del diciannovesimo secolo, l'opera è una sorta di "diario musicale" del viaggio di Liszt attraverso la Svizzera e l'Italia. Fantasia fertile, penna abilissima nel descrivere il fascino e la suggestione di quei luoghi, l'artista annota le sue impressioni, anche quelle più personali. Ne viene fuori un affresco vivido e colorato, ancora sorprendentemente attuale. Deuxième Année, Italie affonda, infatti, le sue radici in capolavori della letteratura e delle arti figurative. Tra gli altri, Lo sposalizio della Vergine di Raffaello, La divina commedia di Dante e alcuni Sonetti del Canzoniere di Petrarca, come il celebre «Pace non trovo, e non ho da far guerra...». Sarà proprio Liszt a raccontare gli stimoli creativi che le opere e i paesaggi italiani hanno suscitato in lui e quali spunti al processo compositivo: «Avendo in questi ultimi tempi visitato molti paesi nuovi, luoghi diversi, molti dei quali consacrati dalla storia e dalla poesia. Avendo avvertito che si stabiliva tra loro e me una relazione vaga ma immediata, un rapporto indefinito ma reale, una comunicazione inspiegabile ma certa, ho tentato di rendere in musica qualcuna delle mie sensazioni più forti, delle mie più vive percezioni».

Biglietti da 20 (giovani under30) a 90 euro.
Infoline: 0817972331/412 - www.teatrosancarlo.it

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