menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay
20101025191800_reginalapaura_foto_di_Marco_Ghidellis

20101025191800_reginalapaura_foto_di_Marco_Ghidellis

Debutto al teatro San Ferdinando dello spettacolo Regina la paura

Napoli - Dopo quella del Teatro Mercadante con il felice debutto de L'avaro di Molière con la regia di Arturo Cirillo, parte anche la stagione 2010 / 2011 dello Stabile al Teatro San Ferdinando.Alle 21.00 di martedì 26 ottobre la sala di Piazza...

Dopo quella del Teatro Mercadante con il felice debutto de L'avaro di Molière con la regia di Arturo Cirillo, parte anche la stagione 2010 / 2011 dello Stabile al Teatro San Ferdinando.
Alle 21.00 di martedì 26 ottobre la sala di Piazza Eduardo De Filippo propone in prima nazionale - con repliche fino a domenica 31 - lo spettacolo Regina la paura, drammaturgia e regia di Elena Bucci, che ne è anche interprete con Marco Sgrosso, Maurizio Cardillo, Nicoletta Fabbri, Filippo Pagotto, Daniela Alfonso. Prodotto dal Teatro Stabile di Napoli e Le Belle Bandiere lo spettacolo è il primo del cartellone del San Ferdinando cui seguiranno La madre di Mimmo Borrelli, La trilogia degli occhiali di Emma Dante, Don Giovanni, a cenar teco di Antonio Latella, Luisa è pazza di Frédérique Loliée.Una programmazione che vedrà il San Ferdinando ospitare accanto ai registi e ai nomi di punta della scena contemporanea italiana e internazionale, gli studi delle cinque compagnie Prodigal Theatre, Teatri Alchemici, Monstera, Teatro Rebis, Schuko, selezionate per il progetto Fringe2Fringe, in scena a marzo 2011; i quattro spettacoli del progetto Grandi favole della responsabilità: La principessa sirena di Teresa Ludovico; La storia di Hansel e Gretel di Michelangelo Campanale; Nella cenere, ispirato a Cenerentola, di Giovanna Facciolo; Pinocchio di J. Pommerat, regia di Fabrizio Pallara.
Note di presentazione di Regina la paura di Elena Bucci:"La paura non è affatto un tema nuovo, forse non è nemmeno un tema.
Il fatto che mi sembri l'emozione predominante di questi anni, qui, in Italia, ma forse anche più in là, non è una ragione per farne uno spettacolo. Nemmeno il fatto che sia uno strumento di potere più affilato di un coltello lo è.
Ma se ascolto lo sgomento che provo di fronte alla violenza nascosta in molti gesti quotidiani, alla rigidità del camminare per strada, all'ombra di sospetto negli sguardi, se noto come l'ammirazione ceda il passo all'invidia, se mi stordisce l'apatia con la quale accogliamo anche gli eventi più drammatici, obliando le lotte importanti dell'ultimo secolo, se mi sembra che ogni gesto di invenzione si areni contro un muro di ragionevolissimi ostacoli, allora prende corpo una figura imperiosa e pallida, dallo sguardo vuoto di statua.In teatro la paura è una compagna quotidiana e paziente che, una volta riconosciuta, aiuta la sfida. Quella che invece vedo nel mondo, nel pensiero, nelle relazioni tra gli umani, è una paura che porta alla solitudine e alla rinuncia alla responsabilità, spegne la curiosità, avvelena il piacere della libertà, svuota il linguaggio, uccide i grandi sogni e approfitta della confusione tra benessere e felicità e della rimozione del pensiero della morte per annullare il potenziale eversivo, rivoluzionario e romanzesco insito in ogni singola vita.
Osservando e ascoltando, ho visto crescere la paura intorno a me, l'ho vista insinuarsi anche nelle più semplici azioni quotidiane, fino a instillarmi il dubbio che i ricordi di un mondo più libero e franco fossero soltanto sogni.
Cosa succederebbe se a comandare il mondo ci finisse la Paura, incoronata come Regina assoluta, capricciosa, impermeabile, madre, cattiva madre o matrigna?Forse quello che sta accadendo ora.
Ci sono paure quiete e operose, dolci e amorevoli che ci accompagnano come maestre nel corso della vita, e ci sono paure larghe e striscianti, sempre senza volto, che impediscono ai pensieri di volare e alle utopie di decollare.
In certi momenti della storia la paura viene agitata come un vessillo, sveglia gli istinti peggiori e frena i migliori, chiude la visione sul futuro. Ci manipola, ciechi, e diventa uno strumento potente nelle mani di pochi.
Cambia nome. Si veste di ragionevolezza, ragioni economiche, difesa, opportunità.
Può diventare così subdola da indurci a credere che basti chiudere gli occhi per non subire miseria, morte e malattia. Può renderci così insicuri da non osare nemmeno sperare di essere felici. Può farci credere che la felicità si compri o si baratti, può illuderci di riuscire a possedere ciò che non ha prezzo.
Può convincerci che sia meglio essere soli che solidali, vincitori o vinti anziché compagni, e più diversi di quanto non si sia uguali.
La Paura, quando diventa Regina, è bugiarda: svuota le parole di senso, le stacca dalla loro limpida concretezza e ne trasforma la forza creativa in strumento di potere. Cerco allora una scrittura originale, basata sull'improvvisazione, lavata dalla verità del corpo e dalle relazioni dal vivo; cerco una sintassi composita che attinga al dialetto e alla poesia, al turpiloquio e al linguaggio dei sogni, al parlato quotidiano e alle frasi che sentiamo rimbombare (come fossero protezioni al nulla) in televisione, nelle conversazioni pubbliche, nelle interviste.
Vorrei forzare il linguaggio 'di copertura' che tutti sembriamo comprendere, per rinnovare al mio orecchio le parole stesse e le espressioni. Vorrei varcare i limiti della decenza nell'uso dell'autobiografia e connettere i diversi codici artistici della musica, della danza, della visione. Se la Paura comandasse, chiuderebbe molti teatri e specialmente un teatro come il San Ferdinando, incastrato nel cuore di una città che urla e digerisce o rivela i cambiamenti con anni di anticipo rispetto alle altre. Desidererebbe forse il Regno condividere al buio il mistero, la risata o la commozione?
Eh no, anzi. Ma poiché ancora La Paura non comanda, Napoli e il San Ferdinando sono il luogo dove intavolare un duello. E siccome sognare non costa niente, mi piacerebbe che, per uno di quegli errori che valgono più di tante congetture e pensieri, questo spettacolo, come un rito di esorcismo collettivo, cominciasse nel mistero di un suono e in esso finisse, come si dice sia accaduto per il nostro povero mondo. Quale suono? E che ne so?"

Regina la paura
Teatro San Ferdinando dal 26 al 31 ottobre
Piazza Eduardo De Filippo 20 - Napoli
Biglietteria tel. 081 291878

Info: tel. 081.5524214
www.teatrostabilenapoli.it

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Attualità

Campania verso la zona arancione. “Al 90% sarà così”

Ultime di Oggi
  • Cronaca

    Nel casertano nuova impennata delle vittime del Covid: 15 in 24 ore

  • Cronaca

    Caserta ancora 'leader' per i vaccini: somministrate 194mila dosi

  • Cronaca

    Processo Pineta Grande, Schiavone "rompe" il silenzio in aula

Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

CasertaNews è in caricamento