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'Storie e Memorie', la persecuzione del popolo ebraioco

Sessa Aurunca - Martedì 14 settembre 2010 alle Ore 20,30, presso il Salone Castello Ducale a Sessa Aurunca si terrà la rappresentazione dal titolo "Storie e Memorie".Nel lavoro teatrale "Storia e memorie", protagonista è una maschera. Una...

Martedì 14 settembre 2010 alle Ore 20,30, presso il Salone Castello Ducale a Sessa Aurunca si terrà la rappresentazione dal titolo "Storie e Memorie".
Nel lavoro teatrale "Storia e memorie", protagonista è una maschera. Una maschera per rappresentare la storia, l'eterno balletto della storia. E' l'uomo che maschera la storia per smarrire la memoria e perpetuare, in un mutevole immobilismo, gli errori e gli orrori delle guerre e dei genocidi?
E' la domanda sottesa all'intera rappresentazione dove, di volta in volta, l'uomo è vittima e carnefice.
L'abominio dei campi nazisti di sterminio o dei lager russi sembrava non doversi più ripetere nella storia dell'uomo. E invece??..la Cambogia,la Serbia, la Cecenia, il Cile, l'Argentina, il Sudan, il Ruanda, l'Afghanistan, l'Irak??..
Nel ripercorrere la storia de popolo ebraico, da perseguitato a persecutore, troviamo, in "STORIA E MEMORIE", il paradigma di tutte le guerre di oppressione e sterminio. E, forse, nel colpevole silenzio dell'Occidente, nella "real politik", troviamo una delle chiavi di lettura del terribile espandersi del terrorismo.
Scrive Primo Levi: "A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che ogni straniero è nemico". Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all'origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano"

Nell'intero lavoro ci sono anche riferimenti musicali di razzismi ciechi che hanno caratterizzato la storia dell'uomo. Ecco perché "Strange fruit", eletta dal New York Times canzone del XX secolo, in cui gli strani frutti sono i neri impiccati agli alberi di pioppo nel Sud degli Stati Uniti.
I protagonisti della rappresentazione sono tutti giovani di età tra i 16 e i 20 anni che hanno lavorato con entusiasmo e convinzione, dando prova di maturità e consapevolezza.

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