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Don Giustino Russolillo, va avanti iter processo di beatificazione

Napoli - Il prossimo lunedì a Pianura, una nuova testimonianza di fede prenderà corpo, perché pressola Casa Madre dei Vocazionisti di Pianura, quartiere a sud della collina dei Camaldoli di Napoli,ci sarà una conferenza stampa, importante per chi...

Il prossimo lunedì a Pianura, una nuova testimonianza di fede prenderà corpo, perché pressola Casa Madre dei Vocazionisti di Pianura, quartiere a sud della collina dei Camaldoli di Napoli,ci sarà una conferenza stampa, importante per chi ama la figura del Venerabile Don GiustinoRussolillo. Infatti, dopo un percorso iniziato nel 1976 (quando Don Oreste Anella, PostulatoreGenerale, inoltra richiesta all'ordinario di Pozzuoli, Mons. Salvatore Sorrentino, per ottenere dallaCongregazione delle Cause dei Santi, l'autorizzazione per l'apertura della Causa di Beatificazionedi Don Giustino), è stata riconosciuta in via definitiva che il Venerabile ha effettuato unaguarigione. Questo è l'ultimo atto del processo pre-beatificazione, e la conferenza stampa avrà loscopo di far conoscere ai fedeli di tutto il mondo, le virtù del Servo di Dio, che in vita era il parrocodella chiesa di San Giorgio a Pianura. Sono numerosissime le testimonianze di intercessione diDon Giustino; basta andare sul sito www.dongiustino.com, e leggere le parole d'amore che tantifedeli hanno voluto lasciare come ricordo dell'azione del parroco nato a Pianura il 18 gennaio del1891. Nella sua vita, Don Giustino sarà sempre riconosciuto come l'uomo di Dio, una creaturadel cielo vivente sulla terra. Sin da piccolo, era evidente quale sarebbe stato il suo destino, edemblematiche furono le parole di sua nonna Giuseppina Scherillo, riferendosi al nipote: "Questacreatura ha il talento di Dio!". La sua vita terrena si concluse il 2 agosto del 1955, e per elencaregli insegnamenti e le testimonianze della sua fede, non basterebbero le pagine di un quotidiano. Iprimi insegnamenti Don Giustino li ebbe dalle sue zie, ed una volta entrato in seminario, il chiericoRussolillo attirò subito l'attenzione e la stima dei superiori. Agli esami fu sempre il primo assoluto,e terminò il corso teologico con medaglia d'oro. Il catechismo in tutte le forme, dalle più rudimentalialle più elevate, era la sua arma preferita per le sante conquiste del bene.
Fin dal 1910 l'attività di Don Giustino cominciò ad essere spiccatamente vocazionista. Ungiorno che Don Giacomo Vaccaro gli chiese come rispondere a chi vuole notizie sulle origini delVocazionario, egli stesso suggerì: "rispondete: da un prete che faceva il catechismo tutti i giorni"poi aggiunse: "nel catechismo vi incontrerete con i ragazzi, scoprirete le vocazioni e cominceretea coltivarle". A 20 anni lo chiamarono per la visita militare. Il Vescovo, conoscendone il pudore,ottenne che fosse visitato a parte. Lo fecero rivedibile per insufficienza toracica e l'anno seguenteper lo stesso motivo lo riformarono. Poi scoppiò la guerra. Il 14 maggio 1916 i riformati, salvo rareeccezioni, furono arruolati in massa, specialmente le sottane nere, che i massoni angariaronocome e quanto vollero. Don Giustino era di una magrezza spettacolare. Quanti mesi di cura haifatto per ridurti così? chiese con cipiglio minaccioso il capo della commissione di leva. Egli nonraccolse l'insinuazione velenosa, ma i paesani protestarono forte per lui. Fu arruolato in sanità e,dopo un breve periodo di addestramento, lo inviarono all'ospedale militare del Sacramento.
La sera del primo febbraio 1919, con l'approvazione del Vescovo Diocesano e il permesso delparroco locale, iniziò la pia unione, allo scopo di promuovere l'istruzione dei fanciulli, la culturaascetico-missionaria tra i fedeli e per fiancheggiare l'opera nascente delle Divine Vocazioni. LaChiesa parrocchiale era gremita. La ricorrenza liturgica di S. Ignazio martire dette lo spuntoall'esortazione: diventare ostia con l'Ostia. Divise le candidate in tre gruppi : le effettive alle qualiimpose il nastro dal colore liturgico, le aspiranti alle quali impose il laccio dal colore liturgico, leaggregate coniugate alle quali impose la coccarda sempre dal colore liturgico. La medagliamiracolosa completava i tre distintivi. Per tutta la vita egli propugnerà la spiritualità in pienaaderenza alla liturgia; il bianco, il rosso, il verde, il viola richiamano e alimentano i sentimenti dellaspiritualità ufficiale, quella che scaturisce dal sacrificio della Croce. La Pia Unione ebbe l'incarico dicostituire dei centri di preghiera in ogni cortile in preparazione alla consacrazione al S.Cuore.L'emulazione era vivissima. Il giovane sacerdote interveniva per gli ultimi preparativi. Addobbiestrosi, luci policrome, canti devoti animavano i cortili fino a tarda notte. Un giorno Don AntonioChiaro, parroco a Soccavo, gli chiese:
- Che fai a Pianura?- Faccio i preti... piuttosto tu che fai? - Faccio il parroco.- Ebbene, è dovereproprio del parroco adoperarsi affinché i fanciulli che presentano segni e indizi di vocazioneecclesiastica siano preservati dal contagio del secolo.Si riferiva al canone 1353 del DirittoCanonico. Questo pensiero, sviluppato con molta originalità, il 1943 al Congresso Eucaristico diAnagni piacque tanto all'Ecc.mo Monsignore Attilio Adinolfi e all'assemblea che fu dato alle stampee distribuito a spese del Congresso. Il lamento di S. Pio X era caduto nell'anima del seminaristaRussolillo come seme rigoglioso su terreno fecondo. I seminari si vuotano? I conventi sispopolano ? Ebbene, egli creerà i Vocazionari, i vivai dove i Vescovi e gli ordini religiosi potrannoprelevare piantine già selezionate per trapiantarle nelle loro diocesi e nei loro noviziati.Oggiparecchi Vescovi hanno il preseminario e molti ordini hanno le scuole apostoliche. Don Giustino nefu il precursore; fu e rimane il fornitore disinteressato. Faceva conoscere agli alunni i santifondatori, ne procurava le immagini e le biografie,ne spiegava lo spirito e le opere, ne solennizzavale feste liturgiche, faceva circolare i periodici dei loro istituti, facilitava i contatti con i religiosi diquesti. Evidentemente, molti giovani che apprezzavano l'opera sua chiedevano l'onore di diventaresuoi collaboratori, e quindi religiosi vocazionisti. Don Francesco Sepe fu il primo sacerdote che siunì al Fondatore. Altri - o locali, come Don Aniello di Fusco, o viciniori, come Don MicheleArcopinto e Don Antonio Chiaro - lo coadiuvavano nell'insegnamento. Le si facevano sempre piùpressanti e la canonica, diventava angusta, subì molteplici adattamenti e ampliamenti. La terrazzafu trasformata in baracca di legno e poi a stanzette di muratura; la rimessa diventò cucina; il piccologiardino diede posto a un refettorio, coperto provvisoriamente con lamiere di zinco. Furonosistemati i letti anche in soffitta. Urgeva sciamare. Le suore da vere vocazioniste fecero più volte ilsacrificio di cedere la loro casa.- Abbiamo tante domande, diceva il Fondatore, potremmo accettaretanti ragazzi che diventerebbero tanti sacerdoti... fate voi il sacrificio di trovare un'altra casa.Feceroil sacrificio una prima una seconda e una terza volta ma così non poteva continuare, ci voleva unvocazionario grande, costruito di sana pianta. Anche il presbiterio non li conteneva più.

Stringevano, come corolla vivente, l'altare di Dio. Mimì Di Fusco, uomo devoto, fedeleamministratore dei beni parrocchiali, abituato alla... beata solitudine, si trovava a disagio fra tantiragazzi oranti. In morte lasciò le sue proprietà all'Opera. Suor Clara Loffredo risolse la questionecomprando fuori l'abitato - in località Camporotondo - un vasto appezzamento di terreno che misea disposizione del Fondatore. Già alcuni anni prima Don Giustino, dall'alto della collina deiCamaldoli, guardando proprio in quella direzione, aveva detto a Don Antonio Palmieri- Guardalaggiù quella casa grande... il cortile.., i Padri che recitano il breviario.Don Antonio sbarrava gliocchi stupiti, senza vedere. E venne il giorno sospirato. La zona fu spiantata e in un pomeriggioventoso la prima pietra, coperta dalle corone di tutti i presenti, fu benedetta dal Fondatore e postacome fondamento del futuro edificio. I ragazzi si improvvisarono manovali sotto la guida dicapimastri locali. Molti muratori nei giorni festivi offrivano mezza giornata di lavoro. Ogni domenicagruppi di ragazze volenterose, guidate dalle suore, accorrevano per il trasporto e l'avvicinamentodei materiali. Come salario reclamavano una caramella, una medaglia, una immaginetta... e,quando non l'avevano, protestavano strepitavano... ma puntualmente la domenica seguenteritornavano sul posto. Che dico ? già il lunedì, come sempre, alleggerivano alle suore la dura faticadel bucato. Le stesse suore collaboravano alla buona riuscita. E oggi, per chi guarda dall'alto ilpaese immerso nelle nebbie mattutine, il grande Vocazionario è il transatlantico di Pianura. Per noiè la Casa Madre, dove il Fondatore per molti anni ha insegnato e governato, sofferto e pregato, lacasa dove riposano le sue spoglie mortali. Durante la costruzione del Vocazionario vennero i primiinviti da fuori diocesi e furono aperte le prime case. Alla morte del Fondatore la Congregazionecontava ventisei tra case e parrocchie, oltre le cinque case del Brasile.
Don Giustino morì il 2 agosto del 1955. Oggi, più che mai, la sua figura è ancora viva tra noi.ALFREDO DI COSTANZO

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