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Da Caizzo a Montevergine a piedi: pellegrinaggio per 86 fedeli della Madonna

Caiazzo - Un pellegrinaggio sicuramente poco comune, per riflettere, che fa riflettere.Per certi versi commovente. Evento straordinario, che si perde nella notte dei tempi, sospeso peralcuni anni nel dopoguerra, e ripristinato con grande impegno e...

Un pellegrinaggio sicuramente poco comune, per riflettere, che fa riflettere.Per certi versi commovente. Evento straordinario, che si perde nella notte dei tempi, sospeso peralcuni anni nel dopoguerra, e ripristinato con grande impegno e vigoria.
Settantacinque chilometri dividono Caiazzo, provincia di Caserta dalla meta da raggiungere, ilSantuario di Montevergine, in provincia di Avellino.Due province da attraversare, un gioco da ragazzi con uno dei confortevoli pulman di nuovagenerazione. Niente di tutto questo. Perché, per raggiungere il Santuario, i pellegrini caiatini,usano, come nell'antica tradizione, un mezzo di locomozione naturale: le proprie gambe, e unaforza di volontà sicuramente eccezionale..
Esibizionismo, eccesso di protagonismo, tradizione ritenuta un'esagerata mortificazione corporale:un rito , in un paese rimasto troppo legato al passato, non più in linea con i tempi- la risposta degliimmancabili moralisti di professione.Catalogabile come forma di devozione: un atto d'amore, per invocare una sorta di protezione, neldifficile cammino della vita, che non riserva sempre gioia, ma anche tante amarezze e insidie:la richiesta di un aiuto misericordioso, la speranza di un miracolo, il ringraziamento per averneUna penitenza, figlia di consuetudini familiari, situazioni umane- un sacrificio difficile dacomprendere, per chi crede in niente e in nessuno, che mai potrà entrare nell'intima natura psico-religiosa di queste persone- che "infondono" simpaticamente un senso di superiorità psico-fisica,nei confronti di comuni mortali.Uomini, donne, anziani e ragazzi- che nei primi giorni di luglio, partecipano ogni anno allaPeregrinatio Caiatina- un rito voluto dalla gente, talmente compresa nel ruolo, da apparire comestatue in ogni momento del faticoso e lungo percorso - che si raduna prima della partenza nellaCattedrale, per pregare e invocare protezione, sul cammino del Santuario.

IL PELLEGRINAGGIO IN PILLOLE
Una nenia accompagna la partenza, mixata a preghiere lungo la maggior parte del percorso, fattodi strade e sentieri impervi: dopo circa venti chilometri, a Sant'Agata dei Goti, prima tappa di ristoroe riposo in una scuola, tutti distesi sul pavimento. A notte inoltrata si riparte, incrociando l'albae camminando sotto la canicola, per tutto il giorno, attraversando San Martino Valle Caudina,con approdo ai piedi del monte(Ospedaletto), scalato all'alba del giorno dopo, con breve sostaal "Sedile della Madonna".
Due ore di cammino, per arrivare alle scale del Santuario, salite in ginocchio: ingresso nelSantuario, recita del Rosario, per seguire poi la celebrazione della Messa, officiata da monsignorAntonio Chichierchia, parroco della Cattedrale."Statte bon Madonna mia, l'ann ch vèn c turnamm a venì"- il canto finale, che congeda i pellegrinidal Santuario, abbandonato a ritroso, senza voltare le spalle alla Madonna.

"Nell'anno del ripristino-sottolinea Gino Mirto, deus ex machina dell'evento, organizzato incollaborazione di Giuseppe Cristillo e Stefano Civitella- eravamo meno di venti: affrontammodiffidenze, incredulità e freddezze- che non fermarono la nostra volontà, di portare avanti unacosa sentita nei nostri cuori, cercata, voluta- negli anni sempre meglio progettata ed elaborata neiMissione esemplare, esempio da seguire, quella dei "silenziosi eroi caiatini", mai alla ricerca diclamore , di applausi o lodi esterne- premiati dalla soddisfazione interna che la coscienza del beneregala agli uomini di buona volontà."Pellegrini che aumentano ogni anno di più - dichiarano in sincronia Cristallo e Civitella-quest'anno i partecipanti sono stati ottantasei- con l'aiuto della madonna, tutto è filato liscio".Un pellegrinaggio di fatica, a cui partecipa gente comune, non abituata alle maratone: uomini,donne, persone anziane, bambini-, ma la sorpresa, è rappresentata dalla numerosa presenza digiovani, sedotti dall'evento- vissuto con partecipazione. Quest'anno, 86 i partecipanti, 8 anni, ilpiù piccolo, e 74 primavere, il più anzianoProcessione-penitenza liberatoria, seguita da due safety car, che assistono i pellegrini, in caso diPenitenza , che fa parte della cultura della vita dei cittadini di Caiazzo, qualcosa, che, forse, nientee nessuno potrà mai cambiare, snaturare o cancellare.Da quello che si respira, tra la gente di Caiazzo, sarà difficile cambiare le cose, impedendo infuturo il sacrificio: versare "il proprio sudore", tra storia e leggenda, sofferenza e speranza, dolore egioia, fede e folclore, disciplina e penitenza.
Mai a nulla serviranno screening sociologici, antropologici: la risposta al perché di questopellegrinaggio: "lo facciamo e lo faremo sempre Gratis et amore Dei, è nel nostro DNA questatradizione"- la risposta sincronizzata dei partecipanti: gente, forte, laboriosa, per nulla decisaa cancellare la propria storia. Per non dimenticare. Un buon futuro si costruisce, ricordando ilpassato. Intanto già si pensa alla Peregrinatio Mariae edizione 2011. "Saremo in cento l'annoprossimo"- assicura entusiasta M.L.D.C. - "novizia" colpita positivamente dall'esperienza, checonta di fare anche l'anno prossimo.

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