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'Il dono della filologia. Per Giorgio Fulco, dieci anni dopo': convegno all'Universit

Napoli - Dieci anni fa moriva prematuramente Giorgio Fulco, professore di Letteratura italiana nell'Università "Federico II". Per ricordare il docente appassionato, il fine intellettuale, il profondo conoscitore del Barocco, il dipartimento di...

Dieci anni fa moriva prematuramente Giorgio Fulco, professore di Letteratura italiana nell'Università "Federico II". Per ricordare il docente appassionato, il fine intellettuale, il profondo conoscitore del Barocco, il dipartimento di Filologia moderna "Salvatore Battaglia" dell'Ateneo napoletano ha organizzato il convegno dal titolo "Il dono della filologia. Per Giorgio Fulco, dieci anni dopo", che si terrà giovedì 13 maggio, alle ore 15.00, presso la facoltà di Lettere e Filosofia nell'aula Magna "Piovani" nel complesso del Chiostro di San Pietro Martire, in via Porta di Massa. Parteciperanno: Guido Trombetti, rettore dell'Università Federico II; Massimo Marrelli, presidente del Polo di Scienze umane e sociali dell'Ateneo; Arturo De Vivo, preside della facoltà di Lettere e Filosofia; Pasquale Sabbatino, direttore del dipartimento di Filologia moderna. E ancora interverranno: Francesco Bruni, Roberto Fedi, Arturo Fittipaldi, Alberto Vàrvaro, Franco Vazzoler.
"La meravigliosa passione" fu il titolo dell'antologia di scritti di Giorgio Fulco che il dipartimento fridericiano di Filologia moderna pubblicò a un anno dalla scomparsa dello studioso, interessato tanto alla produzione letteraria quanto a quella figurativa. E davvero fuori dal comune furono il rigore e l'entusiasmo con cui il professore ricostruì la temperie culturale settecentesca andando a caccia di documenti fra biblioteche e archivi, che contribuirono a far luce su una lunga e complessa stagione letteraria, grazie «a una puntigliosa esplorazione di ogni dato». Valgono ancora le parole con cui, all'indomani della scomparsa, Fulco fu commemorato dal noto italianista Vàrvaro: «Ci consola pensare che la perdita di un maestro è sempre parziale, perché il suo insegnamento e il suo esempio continuano in tutti noi: non omnis moriar».

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