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In scena la sua nuova creazione 'Chinese Coffee' di Ira Lewis

Napoli - Sarà il regista Piepaolo Sepe a concludere, mercoledì 5 maggio 2010 alle ore 21.00 (in replica fino a domenica 9), la stagione 2009/2010 del Teatro Nuovo di Napoli, con il debutto, in prima teatrale, della sua nuova creazione Chinese...

Sarà il regista Piepaolo Sepe a concludere, mercoledì 5 maggio 2010 alle ore 21.00 (in replica fino a domenica 9), la stagione 2009/2010 del Teatro Nuovo di Napoli, con il debutto, in prima teatrale, della sua nuova creazione Chinese Coffee di Ira Lewis, nella traduzione di Letizia Russo, interpretato da Max Malatesta e Paolo Sassanelli.Lo spettacolo, presentato dal Nuovo Teatro Nuovo in collaborazione con Festival Teatrale di Borgio Verezzi, proseguirà la tournèe a Roma (Teatro India, dall'11 al 16 maggio) e Milano (Teatro Out Off, dal 25 al 30 maggio).Chinese Coffe parla solo marginalmente dei cinesi e ancora meno del caffè. Harry e il suo migliore amico Jake, due uomini, due amici, uno scrittore e un fotografo, o forse due scrittori, giocano la partita della sopravvivenza sul tavolo amaro della sconfitta. In una stanza in affitto, dalle finestre sigillate, contano i debiti e i crediti della vita e dell'arte.
Come due ladri incalliti, derubati dall'esistenza, inscenano comicamente il furto permanente, spasmo dell'arte sulla vita, lo sclerotizzarsi dell'uomo in un ratto invidioso o in un topo alacre e famelico. All'indigente scrittore Harry Levine, il quartiere di Chinatown a New York (nonostante disti solo un miglio e mezzo dal suo piccolo appartamento di Greenwich Village) sembra un'isola completamente distaccata dal resto del mondo. Rappresenta un luogo in cui sfuggire, per una tazza di caffè in una delle miriadi di caffè cinesi, al senso di fallimento che pervade ogni suo momento di veglia nella sua cultura originaria.

Harry Levine ha seguito la sua natura, ma adesso, erroneamente, se ne sente tradito. Il suo migliore amico, Jake Manheim, dall'altro lato, ha cercato di vivere contro la propria natura, inseguendo il sogno americano del materialismo di successo e finendo, comunque, per non avere nulla.
Tutto ciò significa che Harry ha usato gli eventi della sua vita per farne qualcosa di redditizio: un nuovo romanzo. Jake, invece, è stato usato dalla sua vita, vivendo contro la sua stessa natura, e in ogni caso finisce, davvero, senza nulla. Due atteggiamenti opposti che incarnano, senza soluzione, la miseria dell'enigma stesso."Di una sconfitta - rileva il regista - non bisogna vergognarsi. Una sconfitta ha la stessa dignità di una vittoria, non bisogna aver paura di perdere. E' pericoloso, invece, cercare di vincere comunque, rinunciare al motivo stesso per cui si gioca, pur di vincere. E' pericoloso inseguire il consenso, per affermare, poi, un se stesso che non c'è più, sparito nel compiacere pensieri altrui, nell'affanno della rincorsa". Questo spettacolo racconta di un tempo in cui gli uomini vendevano loro stessi, i propri sogni, i valori più sacri e inviolabili, in nome del mercato. Un tempo di oscurità e dolore, ma anche di riscossa e speranza: il nostro tempo. L'allestimento si avvale delle scene di Francesco Ghisu, i costumi di Annapaola Brancia D'Apricena, le musiche di Francesco Forni, il disegno luci di Carmine Pierri.

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