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Sorrisi d'autore al Teatro Gesualdo con Gino Rivieccio

Avellino - Tradizione e Comici, sabato e domenica l'ultimo appuntamento per la rassegna dedicata al sorriso d'autore. Sabato 17 aprile, alle 21, e domenica 18, alle 18,30, di scena Gino Rivieccio in "Quando ce vò ce vò". Un vero e proprio omaggio...

Tradizione e Comici, sabato e domenica l'ultimo appuntamento per la rassegna dedicata al sorriso d'autore. Sabato 17 aprile, alle 21, e domenica 18, alle 18,30, di scena Gino Rivieccio in "Quando ce vò ce vò". Un vero e proprio omaggio a Napoli, viscerale, accorato, ironico e sferzante che il comico partenopeo tributa al suo pubblico. Attraverso i personaggi più divertenti del suo repertorio (il tassista, la signora Napoli, l'imitazione di Bassolino) parla dei problemi della città ridendoci su, lasciando trasparire contemporaneamente amore per la sua terra e amarezza per lo stato attuale delle cose. Il tutto elogiando la grande pazienza dei napoletani, destinati sempre a sperare che le cose cambino, in meglio.Un piacevole varietà tra monologhi di matrice cabarettistica, personaggi, e un vero e proprio viaggio nella musica, a partire dagli anni '50, grazie al validissimo apporto della Minale Big Band. Lo stesso Rivieccio, che quest'anno festeggia i trent'anni di carriera, non lesina di imbracciare la chitarra per fare un tuffo nei suoi esordi in piccoli locali della Campania.Destreggiandosi con sagacia e sapienza tra dialetti ed imitazioni, Rivieccio offrirà un leggero one-man-show scandito da interpretazioni scanzonate e ritratti caricaturali della Napoli di sempre, sullo sfondo dei più importanti temi d'attualità. Perché, spiega l'artista alla vigilia dell'esibizione, si arriva ad un punto che "quanno ce vo' ce vo': le cose non le mandiamo a dire, ma le esterniamo, anche in versi e musica, raccontando e riflettendo, anche se con ironia, sui fatti salienti degli ultimi 30 anni. Gran parte dello show è legato a Napoli, è quasi una fotografia della mia città, un'analisi critica degli ultimi due anni e delle problematiche che ha mostrato, lasciando sul finale una venatura di ottimismo: siamo positivi e certi che riuscirà a risollevarsi da questo momento". 
Nello show accanto alla tradizione musicale partenopea, verranno affrontati anche temi e problemi nazionali, con gag graffianti sulla società, la politica, il costume (e malcostume) del BelPaese. "Soprattutto musicalmente - spiega Rivieccio - ci sono diversi passaggi vibrati sugli anni '50, '60 e '70, questi ultimi i più amati sul piano personale perché ricordano la mia adolescenza e i miei primi amori". Al Gesualdo Rivieccio si presenta al pubblico con quello stesso genere esplorato agli esordi della sua carriera quando, imbracciando una chitarra, faceva spettacolo e divertiva le platee con imitazioni e monologhi esibendosi in piccoli locali. Da allora, ha calcato le scene italiane passando dalla commedia musicale alla rivista, da Viviani a Di Maio, da Plauto a Feydeau, ma la voglia di raccontarsi e raccontare non si è mai stemperata. "Tra le altre cose - aggiunge Rivieccio - proporrò un omaggio ai "Gufi", pionieri del cabaret nel senso tradizionale di un termine oggi troppo inflazionato: si parla e si definisce uno spettacolo tale senza rispetto per il genere. Personalmente preferisco prendere le distanze da questo errore: io faccio Teatro-Musica, canto e metto in scena 30 anni di professione, pensando, visto che è un tempo lungo, che qualcosa l'avrò pure imparata a fare!"

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