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Cattiva gestione del patrimonio flegreo. Soprintendente attacca: 'Troppi sprechi!'

Bacoli - Onestà intellettuale, conoscenza del territorio ed un'invidiabile capacità di auto-critica. Sono state queste le principali doti messe in campo dalla Soprintendente Maria Luisa Nava nel corso di un convegno, interamente incentrato sul...

Onestà intellettuale, conoscenza del territorio ed un'invidiabile capacità di auto-critica. Sono state queste le principali doti messe in campo dalla Soprintendente Maria Luisa Nava nel corso di un convegno, interamente incentrato sul rapporto esistente tra la valorizzazione dei reperti archeologici e le possibilità di sviluppo economico e sociale che essi stessi rappresentano, tenutosi nella serata di sabato ed organizzato dalla associazione culturale "Amici di Miseno". Un evento all'interno del quale la responsabile dei Beni Archeologici delle provincie di Avellino, Benevento, Caserta e Salerno ha tenuto una lunga e dettagliata disquisizione in merito alle possibilità occupazionali e culturali garantite da ogni sito venuto alla luce in una regione che, per sua stessa ammissione, "è addirittura sin troppo ricca di ritrovamenti sparsi in maniera abbastanza omogenea su tutta la superficie Campana". "Lectio" universitaria, quella tenuta dalla Nava, che ha spaziato dalla criticità gestionale allo scorretto e inproducente utilizzo dei fondi provenienti dalla Comunità Europea: "Troppo spesso sul nostro territorio il danaro della Programmazione Europea viene investito per portare alla luce soltanto una parte di un determinato ritrovamento. Metodologia d'azione che, proprio perché lascia perennemente i lavori a metà, risulta rappresentare - ha asserito la Nava nel mentre mostrava una serie di diapositive raffiguranti diverse località dell'hinterland campano, della città di Napoli e del distretto flegreo - un fastidioso spreco di fondi pubblici che, oltre a non garantire la totale e completa visione di uno specifico sito (che sia una necropoli o un teatro), di certo non mette in moto alcuna possibilità di sviluppo economico per l'indotto gravitante attorno al reperto stesso". Una netta presa di coscienza la quale non ha risparmiato un'analisi sulla situazione in cui da tempo verte il patrimonio archeologico di Bacoli e Pozzuoli. "Pochi mesi fa ho avuto modo di ammirare l'incompleto Rione Terra che, seppur non sia ancora stato scavato del tutto e non possa essere visitato dalla grossa mole di turisti desiderosi di ammirarlo, già rappresenta un sito di certo molto più bello ed affascinante degli stessi "Scavi di Pompei". Una bellezza oggettiva a cui fa paio anche quella del Castello di Baia ove sono presenti ben 66 sale non aperte per via di una pseudo carenza di personale. Difatti, come previsto da apposita legislazione stilata ad inizio degli anni '90, un Museo può essere visitabile solo se ogni sala presente al proprio interno sia controllata da ben 3 custodi. Adesso qualcuno mi spiega come è possibile mantenere la gestione e pagare gli stipendi, relativi ad un solo museo, di circa 200 addetti ai lavori? Abbiamo bisogno - ha continuato la Nava - di una serie di normative al passo coi tempi, altrimenti saremo costretti a privare la cittadinanza di un' ulteriore bellezza creata grazie ad investimenti di grossa portata. Permettere l'apertura giornaliera dei musei è un dovere civico al quale non possiamo sottrarci. Un obbligo morale il quale, oltre a rappresentare una scuola alternativa per studenti di ogni età, non può che rappresentare anche e sopratutto un elemento di sviluppo economico per le attività turistiche e d'accoglienza che gravitano nei pressi del nostro immenso patrimonio culturale". Parole forti ed incisive le quali, tirando in ballo tutti i vari enti interessati alla gestione e riqualificazione dell'archeologia flegrea e campana, si spera possano aver tracciato la strada giusta verso un pronto ritorno alla normalità.

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