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Il fiumr Bussento nelle opere di Carla Viparelli

Salerno - L'evento, promosso dalla Soprintendenza per Beni Architettonici e Paesaggistici di Salerno e Avellino, curato da Giuseppe Zampino, in collaborazione con il Rotary Club di Salerno a.f. 1949, sarà inaugurato sabato 14 novembre 2009 alle...

L'evento, promosso dalla Soprintendenza per Beni Architettonici e Paesaggistici di Salerno e Avellino, curato da Giuseppe Zampino, in collaborazione con il Rotary Club di Salerno a.f. 1949, sarà inaugurato sabato 14 novembre 2009 alle ore 11.00 presso la Chiesa di San Salvatore de Fondaco di Salerno (via Mercanti - centro storico).
Il titolo della mostra, oltre a rimandare alla forma ottagonale della chiesa che accoglie i dipinti, trae spunto da un preciso riferimento geografico, il fiume Bussento.
Il fiume che all'improvviso si inabissa in un grande inghiottitoio nei pressi di Caselle in Pittari (SA), percorre il ventre della terra, per poi riemergere a distanza, dalle grotte di Morigerati. Un percorso invisibile e incalcolabile se non in termini di tempo, un tragitto misterioso e imperscrutabile.Il fiume, celato nel corpo della montagna, è presenza sottintesa in tutte le opere del ciclo appositamente realizzato da Carla Viparelli.
Cinque opere (olio su tavola) in 8 moduli vestiranno altari e pareti, creando un circolo ideale, geometricamente decifrabile e simbolicamente riconducibile al cerchio della conoscenza, con un'installazione centrale.Dice l'artista: " L'inghiotto come l'omega di una nascita e la risorgenza come l'alfa di una resurrezione". Il continuo rincorrersi delle lettere alfa e omega aggancia il fenomeno a una dimensione metafisica, al ciclo continuo di inizio e fine proprio di ogni vita, un percorso potente quanto sfuggente a ipotesi e calcoli troppo definiti.Il fiume e la sua acqua, come l'anima elemento vitale e allo stesso tempo incoglibile, anelata, percepibile solo con strumenti che sono propri della mente intesa come onnisciente; ghiacciai che si sciolgono e deserti che avanzano, acqua per eccesso e per assenza, scompensi di un'era di passaggio prima e dopo le sabbie.Il numero 8 che ricorre ripetutamente e compone anche la parola inghi8, capovolto, diventa il sinbolo infinito, in un rimando continuo a simboli e lettere, aprendo nuovi universi metafisici generati dalla riflessione sull'animo umano e sull'imponderabile.

Scrive Pasquale Persico, autore del testo in catalogo: "Emerge una molteplicità spaziale, incontenibile negli occhi della prospettiva delle mappe tradizionali; ci vogliono nuovi occhiali per vedere il non lineare, la montagna ed il suo tempo diventano metafora del tempo della conoscenza."
La mostra rimarrà aperta fino all'8 dicembre 2009 , dal lunedì al sabato: ore 10.30-13.00 /17.00-20.30, la domenica: ore 10.30-13.00

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