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Cultura Portico di Caserta

lstituto Comprensivo S.Giovanni Bosco ricorda Shoah

Portico di Caserta - “Se tutto questo dolore non allarga i nostri orizzonti e non ci rende più umani, liberandoci dalle piccolezze e dalle cose superflue della vita, tutto è stato inutile”. E’ una tra le più belle note evocatrici esposte dagli...

“Se tutto questo dolore non allarga i nostri orizzonti e non ci rende più umani, liberandoci dalle piccolezze e dalle cose superflue della vita, tutto è stato inutile”. E’ una tra le più belle note evocatrici esposte dagli alunni dell’Istituto Comprensivo “S.Giovanni Bosco” di Portico di Caserta che ha organizzato per giovedì 8 febbraio una giornata dedicata alle vittime della shoah, che in lingua ebraica significa "distruzione" (o "desolazione", o "calamità", con il senso di una sciagura improvvisa, inaspettata), è un'altra parola utilizzata per riferirsi all'Olocausto. E shoah viene oggi usata da molti ebrei e non proprio a causa del disagio legato al significato letterale della parola stessa. Le finalità didattiche ripercorrono la traccia del progetto formativo per l’anno in corso dell’Istituo Bosco, diretto dal prof. Salvatore Falco, con titolo “L’eterno presente della memoria” che ricapitola il detto che ammonisce: “chi non conosce la Storia è condannato a ripeterla”.
La manifestazione che gode del patrocinio del Comune di Portico con l’Assesorato retto da Generoso Gravina, avrà come ospite d’eccezione Piero Terracina uno dei pochi sopravvissuti, del campo di sterminio nazista di Auschwitz – Birkenau, interverranno il sindaco Carlo Piccirillo, l’avvocato e storico Pietro Mauro Piccirillo, don Franco Galeone preside dell’Istituto Salesiano di Caserta, il prof. Salvatore Lo Bue. Terracina nasce nel novembre 1928 a Roma, a 15 anni viene deportato, per motivi razziali con tutta la famiglia, a Roma, dove ha svolto l'attività di dirigente d'azienda, ma si è dedicato anche alla testimonianza dell'atroce esperienza che ha vissuto.
“E’ un momento di insegnamento forte per gli alunni della Bosco – ha avuto a dire in una nota il sindaco Carlo Piccirillo - che grazie al corpo docente in particolare e al dirigente prof. Salvatore Falco, hanno avuto l’opportunità di confrontarsi e riflettere insieme su momenti delicati di una storia agghiacciante e folle del genere umano. Un momento della formazione dell’uomo e del cittadino veramente di alto spessore”.
"Ero un ragazzo felice, - racconta Trerracina - ultimo di una famiglia di otto persone, protetto dall'affetto di tutti. Tre giorni prima di essere deportato avevo compiuto 10 anni.

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