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Luca De Filippo presenta 'Sogno di una notte di mezza sbornia'

Santa Maria Capua Vetere - Giovedì 27 novembre 2014 ore 21.00 presso il Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere, la Compagnia di Teatro di Luca De Filippo presenta "Sogno di una notte di mezza sbornia" di Eduardo De Filippo (liberamente...

Giovedì 27 novembre 2014 ore 21.00 presso il Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere, la Compagnia di Teatro di Luca De Filippo presenta "Sogno di una notte di mezza sbornia" di Eduardo De Filippo (liberamente tratta dalla commedia La fortuna si diverte di Athos Setti)con Luca De Filippo, Carolina Rosi, Nicola Di Pinto, Massimo De Matteo. Scene Bruno Buonincontri, costumi Silvia Polidori, musiche Nicola Piovani, regia Armando Pugliese.
Dopo il lavoro degli ultimi anni, durante i quali è stato realizzato un puntuale approfondimento sulla drammaturgia di Eduardo del primo dopoguerra, con Sogno di una notte di mezza sbornia la Compagnia di Teatro di Luca De Filippo propone un nuovo progetto. Questa volta è specificatamente tematico sui testi di Eduardo, in un percorso che porterà successivamente all'allestimento di Non ti pago, che lo stesso Eduardo definisce "una commedia molto comica che secondo me è la più tragica che io abbia scritto" .Infatti, Sogno di una notte di mezza sbornia - scritta da Eduardo nel 1936 - ne è il prologo naturale: si parla di sogni, vincite al lotto, superstizioni e credenze popolari di un' umanità dolente, che, solo in questo modo, ha la capacità di pensare a un futuro migliore per sopravvivere al proprio presente.
Questa commedia fu tratta da La fortuna si diverte, scritta da Athos Setti nel 1933 per la scena toscana; fu poi rappresentata nel 1934 da Ettore Petrolini, in romanesco, con il titolo La fortuna di Cecè, e da Angelo Musco, in siciliano, come La Profezia di Dante, per arrivare nel '37 al Teatro Umoristico dei De Filippo col titolo e l'adattamento che conosciamo. Numerose furono le riprese durante le varie stagioni dato lo straordinario successo riscontrato, e la commedia fu valutata dalle recensioni dell'epoca tra le più esilaranti che la compagnia Umoristica "I De Filippo" abbia mai messo in scena.
A Pasquale Grifone, un povero facchino, piace alzare il gomito e quando beve fa sogni strani, così da ricevere la "visita" di Dante Alighieri, del quale gli era stato regalato un busto in gesso.
Il Poeta suggerisce all'uomo quattro numeri da giocare al lotto, sottolineando, però, che essi rappresentano anche la data e l'ora della sua morte. Di lì a poco, la quaterna esce e Pasquale vince una forte somma di denaro.
La famiglia si adatta prestissimo alle nuove condizioni e nessuno si preoccupa della crescente disperazione del povero Pasquale, terrorizzato dalla sua "imminente" morte, cercano anzi di convincerlo del fatto che si tratti solo di una sciocca superstizione.Il giorno annunciato però la famiglia si veste a lutto, e tutti, ormai, sono convinti che quelli siano gli ultimi momenti di vita dell'uomo. Ma, quando il pericolo sembra ormai scongiurato, un colpo di scena riapre il gioco.

"?Attraverso questo lavoro Eduardo ha l'opportunità di indagare profondamente sui linguaggi, le forme, i ritmi teatrali, di fare propria una commedia scritta da altri restituendo alla collettività teatrale la sua identità di artista e di creatore." (R. De Simone)Utilizzando lo stile comico, a volte grottesco, fino a pervenire alla farsa, Eduardo combina la forma della classica e antica tradizione teatrale napoletana con le tematiche che saranno sviluppate appieno nelle sue commedie successive.Al centro di Sogno di una notte di mezza sbornia c'è, dunque, il popolare gioco del lotto, però, qui, la scommessa si pone fra la vita e la morte e i rapporti sono fra il mondo dei vivi e il mondo dei morti.
Nello sviluppo della commedia, è presenza sostanziale la comunità dei familiari e degli amici, stretta intorno al protagonista e al suo dramma, forse più per egoistico interesse personale che per solidarietà e sostegno. Una comunità grazie alla quale Eduardo può declinare il carattere corale e sfaccettato della sua drammaturgia.E poi, soprattutto, c'è il finale che non chiude, ma rilancia una sorpresa che non si consuma mai, fra gioco dell'esistenza e gioco della scena. Ancora una volta Eduardo, in modo ironico e intelligente, pungente e raffinato, ci propone un'occasione di riflessione sul nostro modo di stare al mondo.

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