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Scomparso il preside Benedetto Petrella

Grazzanise - Il cuore del latinista e poeta Benedetto Petrella si è fermato all'alba del Giovedì Santo, lasciando un vuoto enorme nella cultura grazzanisana. La mesta notizia si è subito diffusa in paese ed ha suscitato un'eco di profondo...

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Il cuore del latinista e poeta Benedetto Petrella si è fermato all'alba del Giovedì Santo, lasciando un vuoto enorme nella cultura grazzanisana. La mesta notizia si è subito diffusa in paese ed ha suscitato un'eco di profondo rimpianto. E' venuta a mancare, con la dipartita del "preside" (com'era chiamato da tutti per la sua lunga carriera professionale), una figura che godeva di larga stima e di profondo affetto. Tre gli alvei distintivi della sua "solitaria" e "nobile" esistenza: per paradosso, la famiglia; per impegno lavorativo, la scuola; per vocazione, la poesia. Era nato nel 1933 a Grazzanise da Tommaso (pescivendolo) e Filomena (casalinga), genitori di numerosi figli. Versato per gli studi, fu fra i primi giovani di semplice estrazione sociale a giungere fino alla laurea, distinguendosi soprattutto per la padronanza in latino. Divenne così essenziale punto di riferimento per i fratelli minori, due dei quali (Luigi ed Enzo) lo imitarono frequentando con grande profitto l'università e il minore diventò brillante medico, oggi primario cardiologo in quiescenza. Ma Benedetto, che sarebbe rimasto scapolo per lunghi anni, seppe dedicarsi anche agli altri germani, affrancandoli, ad uno ad uno, dai pesanti lavori di manovalanza. Nel 1960, all'apertura della scuola media statale "F.Gravante", svolgeva scrupolosamente le funzioni di segretario, ma poi volle dedicarsi all'insegnamento, trasferendosi in Piemonte. Man mano, giunse ad assumere l'incarico di preside: Isola Liri, Andretta, Presenzano le sue "storiche" sedi. E proprio là, nel piccolo centro dell'alto casertano ed ormai in età già avanzata, incontrò la donna della sua vita, Edina Lauria, il cui amore si tramutò per il "poeta" in straordinaria energia di rinnovamento: smise di fumare, girava in bicicletta con lei, riprese a studiare con lena, era finalmente felice. Fu quello il periodo migliore: gli anni della solitudine erano alle spalle e, ringiovanito, riceveva e trasmetteva nuova voglia di vivere. Anche la sua produzione poetica, prima cupa e dolente, diventò lieta: schivo per indole, decise perfino di pubblicare alcune bellissime liriche in un'antologia curata dal Movimento Nuvolone. Eppure al dolore per la prematura e tragica morte del fratello Francesco avvenuta in precedenza gli toccò di aggiungere la sofferenza atroce per l'inattesa perdita di Edina, la cui lunga malattia seguì con straordinaria premura fino all'ultimo giorno terreno della sua "musa". Trascorse il tempo seguente fra struggenti ricordi e interminabili letture. Neppure il gioco delle carte, in cui eccelleva per memoria e capacità, lo attraeva più. A parziale sollievo le visite dei familiari (le sorelle, il fratello Luigi - che gli è stato molto accanto durante i mesi del suo triste tramonto-, i cugini Benedetto e Giovanni). Adesso che il "preside" è passato dal tempo all'eternità rimangono, a perenne testimonianza della sua alta sensibilità umana e poetica, i versi che ora narrano di tormenti dell'inverno dell'anima, ora cantano la letizia della primavera. Ed oggi, Venerdì Santo, nel santuario della Madonna di Montevergine, Regina di Grazzanise, a lui sarà tributato l'estremo saluto, fra le lacrime di tanti che lo hanno amato e col rispettoso silenzio che si deve ad un "maestro" che se ne va per sempre.

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