Mercoledì, 12 Maggio 2021
Cultura

Nicoletta Braschi al Teatro Civico 14 con 'Giorni Felici'

Caserta - Winnie, la protagonista di Giorni Felici di Samuel Beckett, è uno dei personaggi più straordinari della seconda metà del Novecento. Nicoletta Braschi lo porta in scena, insieme a Roberto De Francesco, al Teatro Civico 14 di Caserta con...

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Winnie, la protagonista di Giorni Felici di Samuel Beckett, è uno dei personaggi più straordinari della seconda metà del Novecento. Nicoletta Braschi lo porta in scena, insieme a Roberto De Francesco, al Teatro Civico 14 di Caserta con la regia di Andrea Renzi. Dopo aver inaugurato la stagione del Teatro Stabile di Torino ed aver fatto tappa a Milano, Cesena e Napoli, Giorni felici chiude la sua tournèe 2013 sulle tavole del piccolo teatro di vicolo della Ratta, dal 20 al 22 dicembre prossimi. Il capolavoro di Beckett fu pubblicato per la prima volta nel 1961 a New York, seguito dalla prima mondiale al Cherry Lane Theatre il 17 settembre 1961, diretto da Alan Schneider e interpretato da Ruth White. L'accoglienza tiepida della critica non ferma le successive edizioni al Royal Court di Londra (1962), e la prima italiana al Teatro Gobetti di Torino, per la stagione del Teatro Stabile, il 2 aprile 1965. Qui la regia è affidata a Roger Blin e nei panni di Winnie si cala Laura Adani.«Dalle sponde inquiete di questo terzo millennio, dopo la felice esperienza di Tradimenti di Harold Pinter, - scrive Renzi - torniamo a confrontarci con uno dei maggiori testi contemporanei, che appartiene di diritto al canone del teatro e dell'arte del secolo breve. Il deserto di Winnie e Willie cosa ci dice del nostro tempo di cambiamento? Le buone maniere, le vecchie abitudini, le citazioni dei classici, la borsa di Winnie con lo spazzolino e il rossetto e il cappellino sono un mondo riconoscibile? Le loro parole sono ancora umane? In questo lavoro visione e scrittura sono tutt'uno e nella corrispondenza tra Beckett e Alan Schneider, il suo regista di riferimento statunitense, scopriamo come l'uomo di libro, il romanziere, poeta, saggista cinquantacinquenne Beckett è fino in fondo uomo di scena attento ai dettagli dei materiali scenografici, alle luci, e intensamente coinvolto nella misteriosa arte dell'attore, la relazione fondante del suo teatro, che si offre come partitura per gli interpreti e sfugge alla riscrittura della regia. Nel teatro di Beckett ci si muove nel rispetto del dettato dell'autore e nei margini definiti di questa strada stretta, si è indotti a riscoprire lo spazio di libertà dell'interpretazione e a sintonizzare i nostri strumenti su una lunghezza d'onda interna all'opera. Beckett è ancora il regista di Giorni felici e noi, stretti nel terreno come Winnie, facciamo ricorso a tutte le nostre risorse, a tutte le benedizioni travestite, per intrattenerci a lungo e ancora con la relazione vitale che più amiamo: il teatro».
«Spaesamento. Un uomo striscia. Una donna piantata nella terra. Tantalica Winnie, fedele alla vita, spara parole per difenderla, e fronteggia il vuoto. Generoso Beckett con gli attori e la regia: «Gira a destra, trattieni il fiato mentre pensi la parola, scavalca la virgola, guarda in alto». Con maestria, Andrea Renzi ci guida attraverso la rigorosa partitura di Giorni felici, tiene saldamente la rotta della verità per farci sbucare in una radura di gioiosa libertà, premio di questa caccia al tesoro orchestrata per voi e per noi da Samuel Beckett.» (Nicoletta Braschi)
«E' con emozione e timore che ci si accosta a Giorni felici, uno dei maggiori testi contemporanei che appartiene di diritto al canone del teatro del secolo breve. In questa pièce visione e scrittura sono tutt'uno e nella corrispondenza tra Beckett e Alan Schneider, il suo regista di riferimento statunitense, scopriamo come l'uomo di libro, il romanziere, poeta, saggista è fino in fondo uomo di scena attento ai dettagli dei materiali scenografici, alle luci, e intensamente coinvolto nella misteriosa arte dell'attore in un teatro che si offre come precisissima partitura per gli interpreti e sfugge alle riscritture delle regie "creative". Abbiamo dedicato una prima fase allo studio dello spartito senza ipotesi interpretative. Muoversi nel rispetto del dettato dell'autore e, nei margini definiti di questa strada stretta, sintonizzare i nostri strumenti di lavoro su una lunghezza d'onda tutta interna all'opera ci è sembrato un approccio naturale. Ci siamo interrogati sui preziosi documenti costituiti dai quaderni di lavoro del Beckett regista e sulle testimonianze dei suoi attori di riferimento, Jack Mac Gowran, David Warrilow e più in particolare Billie Whitelaw che da lui è stata diretta proprio in questo lavoro nel 1979 (una versione con piccole ma significative varianti). Giorni felici ha rappresentato per Beckett, dopo anni di volontario esilio linguistico, un ritorno alla lingua madre, e ci è stato utile confrontare il testo inglese con la versione francese per meglio aderire alla versione italiana di Fruttero. Non si tratta di un atteggiamento filologico o di fedeltà all'autore ma della semplice necessità di una comprensione profonda. Abbiamo incontrato il Maesto Jurij Alschitz per un confronto aperto che ci ha schiuso nuove tecniche e metodi. Solo in una seconda fase di lavoro abbiamo cercato di personalizzare il margine di libertà che ci lasciava la partitura. Non è in contraddizione con quanto scritto sopra: un sorriso che cade, tanto per fare un esempio, ha infinite declinazioni. Quando Beckett, in risposta a Schneider che gli chiede suggerimenti riguardo il tono di una battuta del primo atto, risponde che il tono è la questione, ci invita alla misura della sottigliezza e all'avventura della nuance. Abbiamo cercato di non dimenticare mai che si tratta di un testo a due che richiede la tessitura di una relazione continua tra Winnie e Willie. Il controcampo dalla parte di Willie sarebbe davvero una riscrittura, un altro giorno felice con una sua autonomia che Beckett ci lascia solo intravedere, ma i suoi riflessi sulla protagonista sono determinanti tanto che l'iniziativa nel memorabile finale passa tutta a Willie. Sono numerosi all'interno del testo i riferimenti al mondo del teatro: «strana sensazione che qualcuno mi stia guardando» dice la protagonista, interrogandosi anche sul parasole che ritorna sempre nella stessa posizione, il campanello interpretabile anche come segnale del chi è di scena, l'operetta come memoria condivisa della coppia Winnie e Willie, i vuoti di memoria e i trucchi. Abbiamo messo in evidenza questa linea. I segni della scena che abbiamo scelto, una collinetta e un paravento, si dichiarano in tutta la loro artificialità e i costumi e le luci, in filigrana, rimandano al mondo dello spettacolo: spalline con pailletes e cilindro e scarpe bicolore, una ribalta, un seguipersona. Il resto è il tenace corpo a corpo tra Nicoletta Braschi e Winnie. Una sfida sull'asse della fragilità e della resistenza, dei pieni e dei vuoti, della verbosità e del silenzio, del candore e della dolorosa consapevolezza, della regola e della libertà, della dipendenza e della solitudine, del riso e del pianto, dell'urlo e del canto, della grazia e del caso. Noi, stretti nel terreno come lei, facciamo ricorso a tutte le nostre risorse, a tutte le benedizioni travestite, per intrattenerci a lungo e ancora con la relazione vitale che più amiamo: il teatro» (Andrea Renzi)

Date:venerdì 20 dicembre ore 21.00sabato 21 dicembre ore 21.00domenica 22 dicembre ore 19.00

Prezzi:Intero ? 10Ridotto ? 8

INFO e PRENOTAZIONI
Teatro Civico 14
t. +39 0823 441399

m. +39 328 2009765
info@teatrocivico14.it

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