Cultura

'Canzoni d'ammore e d'arraggia' al Teatro Civico 14

Caserta - Un viaggio nelle tradizioni musicali del mondo, un'indagine sulle sonorità arcaiche che affonda le proprie radici in un humus antropologico, un territorio d'incontro di culture diverse che manifestano la propria ricchezza attraverso...

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Un viaggio nelle tradizioni musicali del mondo, un'indagine sulle sonorità arcaiche che affonda le proprie radici in un humus antropologico, un territorio d'incontro di culture diverse che manifestano la propria ricchezza attraverso valori umani universali. Tutto questo è Maggio Canzoni d'ammore e d'arraggia, concerto-spettacolo dei Kanteri che andrà in scena al Teatro Civico 14 di Caserta domenica 15 dicembre (ore 19.00) nell'ambito di Sciapò, Rassegna di Teatro a cappello ideata da Domenico Santo.
II cuore di questo progetto musicale, partito nel maggio 2013, nasce da un'attenta ricerca condotta dal trio composto da Ilaria Cecere (voce) Daniele La Torre (chitarra e mandolino) e Francesca Masucci (violino e viola). A partire dalla reinterpretazione di alcuni brani di musica tradizionale colta e popolare napoletana, seguendo un sottile filo rosso, I Kanteri costruiscono un viaggio nelle culture altre, incontrando altri sud del mondo affini per sonorità, linguaggio musicale e sentimento. Così nel concerto compaiono brani tratti da altre tradizioni; un canto in dialetto abruzzese e uno stornello romano di Gabriella Ferri, o la musica di un grande compositore italiano come Nino Rota; per poi toccare la musica rebetika o quella popolare messicana con un grande classico come Cielito lindo. La propria identità diviene, in questo concerto-spettacolo, il punto di partenza per abbracciare, riconoscere e incontrare l' altro da sé. «Scoprendo solo dopo di aver raccolto una piccola collezione di canzoni d'amore - afferma Ilaria Cecere - abbiamo deciso di intitolare il concerto: "Maggio. Canzoni d'ammore e d'arraggia". Queste canzoni ci sembrano raccontare ancora qualcosa di vivo, le paure, i desideri, l'umana necessità di esorcizzare la vita e la morte, come le favole antiche che si rinnovano ad ogni racconto. Ma più di tutto, sopra ogni cosa, l'amore. Questo è il desiderio di immergersi nel nostro mare come pesci e fra gli abissi scoprire nuovi modi, nuovi mondi».
I Kanteri nascono dalla decennale amicizia nonché dalla collaborazione artistica tra Ilaria Cecere, attrice e performer, e Daniele La Torre, chitarrista e mandolinista, che ha curato tutti gli arrangiamenti originali del repertorio. La formazione di base dunque nasce come duo chitarra e voce. Nel tempo al duo si aggiunge il lavoro di altri musicisti: Giovanni Pacenza, percussionista, Bruno Belardi, contrabbassista e Francesca Masucci violinista e violista.
Sciapò è una rassegna di teatro a cappello nata da un'idea di Domenico Santo per il Teatro Civico 14 di Caserta nel 2011. Per la stagione 2013-2014 ha creato una rete: oltre al Teatro Civico 14, ci ospiteranno il Teatro 99 Posti di Avellino, il Nostos Teatro di Aversa, il Teatro Bertolt Brecht di Formia, il Troia Teatro Festival e varie sedi a Roma. Le compagnie che fino ad ora hanno deciso di sposare il nostro progetto sono: la compagnia Auèr Teatro, Compagnia Mutamenti, Teatro di Legno, 20 Chiavi Teatro, Teatro in Fabula, Compagnia Esposti, Kanteri, ma l'elenco è fortunatamente in continuo aggiornamento.Fare cappello significa non pagare prima, ma dopo, e solo in base al gradimento dello spettacolo proposto.

Il cappello è nato nel 1500, con la Commedia dell'Arte, quando per la prima volta nella storia dell'umanità, fare l'artista diventa un mestiere, con i ùcui guadagni si vive. Questa fu una vera e propria rivoluzione, sia artistica che socioeconomica: socioeconomica perché per la prima volta i commedianti non erano più chiamati a rispondere a un signore, ma dovevano farsi imprenditori diretti del proprio lavoro; artistica, per la strettissima interrelazione fra i guadagni del cappello e quello che si faceva in scena. Ogni attore sapeva che se avesse sbagliato una battuta sarebbe stato multato dalla compagnia, perché il cappello sarebbe stato più magro; ogni capocomico sapeva che un canovaccio avrebbe continuato a girare di piazza in piazza solo se il cappello lo avesse promosso. Il pubblico, grazie al democraticissimo cappello, era fruitore, giudice e produttore dello spettacolo, e tutta la compagnia lavorava esclusivamente per lui.
Oggi, proprio come nel XVI secolo, le compagnie sono sempre più spesso chiamate a diventare imprenditrici della propria arte: quale strumento migliore del cappello?Sciapò vuole riportare il cappello nel teatro, per ridare alle compagnie la visibilità che hanno perso, grazie alla creazione di una rete che già per la stagione 2013-14 può vantare 5 piazze

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