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'Il piu' Grande del Mondo', Teatro Civico 14 ricorda Arpad Weisz

Caserta - C'è la convinzione che il calcio sia immune da tragedie, in realtà la storia di Arpad Weisz ci insegna l'esatto contrario. Il palcoscenico del Teatro Civico 14 di Caserta, per il primo fine settimana di aprile, si trasforma in luogo...

C'è la convinzione che il calcio sia immune da tragedie, in realtà la storia di Arpad Weisz ci insegna l'esatto contrario. Il palcoscenico del Teatro Civico 14 di Caserta, per il primo fine settimana di aprile, si trasforma in luogo della memoria attraverso la messa in scena di uno spettacolo che guarda alla più grande tragedia del 'Secolo Breve', la Shoa, attraverso gli occhi di un grande allenatore di origini ungheresi a cui bastò l'etichetta di 'ebreo', impressa dalle leggi razziali, per essere dimenticato, rinnegato dalla sua patria adottiva, perseguitato ed ucciso. Arpad Weisz è il protagonista de Il più Grande del Mondo, pièce diretta da Rosario Lerro, autore del testo insieme a Simone Caputo e Ilaria Delli Paoli, in scena al Civico 14 da venerdì 4 a domenica 6 aprile prossimi.
La nuova produzione Mutamenti / Teatro Civico 14 ripercorre la carriera del grande calciatore, interpretato da Roberto Solofria, che lasciò un segno nella nazionale ungherese ai Giochi Olimpici di Parigi nel 1924 e si distinse anche come brillante tecnico: Weisz con l'Ambrosiana-Inter diventò, infatti, nel 1929-30, il primo allenatore vincitore di uno scudetto nell'era del girone unico, che dura ancora oggi. Il record probabilmente imbattibile è quello di averlo vinto a soli 34 anni. Nel 1938, quando era uno degli allenatori più apprezzati d'Europa, a causa delle leggi razziali, fu costretto a fuggire dall'Italia, insieme alla moglie Elena e ai figli Roberto e Clara. La sua storia e quella della sua famiglia, come milioni di altre storie, finiscono ad Auschwitz.
Caduto nel dimenticatoio, il tecnico ungherese è stato un rivoluzionario per l'epoca. Vinse tre scudetti, uno con l'Inter e due con il Bologna, scoprì a 17 anni Giuseppe Meazza, fu il più giovane a laurearsi campione d'Italia e il primo straniero a vincere lo scudetto nel nostro paese. Nel ricordare questi importanti successi Il più Grande del Mondo racconta la carriera e le idee di Arpad, sopravvissute all'oblio, che hanno introdotto novità decisive nel calcio moderno. La sua preparazione, la professionalità e il rigore scientifico sono impressi sulle pagine del suo "Manuale del Giuoco del Calcio".
«La storia di Arpad mi ha affascinato fin dal momento in cui mi è capitato tra le mani lo splendido libro di Matteo Marani "Dallo scudetto ad Auschwitz". Ripensare al calcio di quasi 100 anni fa, quello delle magliette di lana, dei calzettoni tenuti su dalle fasce, delle storie di uomini che inseguivano un pallone e non la ricchezza mi ha immediatamente immerso nell'atmosfera epica in cui si è consumata la tragedia di Weisz. Un uomo famoso, il miglior allenatore d'Europa che finisce su un treno per Auschwitz insieme alla sua famiglia. Una storia come milioni di storie che hanno loro malgrado fatto parte della più grande tragedia che il genere umano abbia vissuto. Abbiamo provato a costruire una scatola di ricordi dentro cui abbiamo trovato le immagini di un uomo e della sua famiglia, sradicati dalla città in cui vivevano, allontanati dall'affetto dei cari, spaventati e impotenti di fronte al destino che si avvicinava attraverso documenti, leggi, intimidazioni». (Rosario Lerro)
Il più Grande del Mondo nasce dalla necessità di portare alla luce la storia di Arpad e quella di altre persone come lui che, a causa delle leggi imposte da Mussolini, furono barbaramente costretti a rinunciare alla propria vita, per un ultimo lungo viaggio senza ritorno. E' una storia triste perché parla dell'ottusità umana, ma anche intensa, perché racconta la grande dignità di un uomo. Per impedire all'indignazione di lasciare il posto all'indifferenza, non bisogna mai dimenticare da dove veniamo. Ricordare una persona importante per il calcio come Arpad Weisz, la sua famiglia, ma anche tutti gli altri sei milioni di morti che quegli anni di follia si portarono dietro. Come dice Primo Levi, se un genocidio è avvenuto una volta può avvenire anche una seconda, e questo non deve accadere. E non basta un solo giorno all'anno per ricordare quei tragici momenti: bisogna portarsi dentro il proprio cuore una speranza, ma anche la certezza, che quei brutti giorni non tornino più, e che tutto il mondo possa vivere in modo sereno e con la pace che unisce tutte le popolazioni.

Date:
Venerdì 4 aprile ore 21.00
Sabato 5 aprile ore 21.00
Domenica 6 aprile ore 19.00
Prezzi :
Intero 10 ?
Ridotto 8 ?

INFO e PRENOTAZIONI
Teatro Civico 14
t. +39 0823 441399

m. +39 339 1873346
info@teatrocivico14.it

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