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Immigrazione, alla libreria Pacifico 'Miei cari figli, vi scrivo'

Caserta - Una donna, una mamma, una giornalista ma prima di tutto una straniera. E' l'amara riflessione con la quale si ritrova a fare i conti Lilia Bicec nel suo viaggio dalla Moldavia all'Italia. Una storia, la sua, che incrocia quella di altre...

Una donna, una mamma, una giornalista ma prima di tutto una straniera. E' l'amara riflessione con la quale si ritrova a fare i conti Lilia Bicec nel suo viaggio dalla Moldavia all'Italia. Una storia, la sua, che incrocia quella di altre donne, altre straniere, costrette come lei a lasciare la terra d'origine e i propri figli per sfuggire alla miseria, alla corruzione e, spesso, anche alla violenza. La sua vicenda umana, raccontata con grande coraggio nel libro 'Miei cari figli, vi scrivo' (Torino, Einaudi, 2013) sarà al centro dell'incontro promosso dall'associazione Spazio Donna in collaborazione con il centro Yalla alla libreria Pacifico di via Alois a Caserta per venerdì 28 marzo alle ore 17. Ne discuteranno con l'autrice, Lilia Bicec, la sociologa Tiziana Carnevale e la dott.ssa Maria Teresa Terrieri, responsabile del servizio regionale di mediazione culturale del centro Yalla. Letture del libro a cura di Loretana Aglione. Modera la giornalista Daniela Volpecina.
L'autrice, Lilia Bicec, è una moldava, figlia di ex deportati in Siberia, laureata, giornalista la cui libertà di parola, sia pure dopo l'indipendenza del Paese, è stata ostacolata in mille modi da politici, funzionari, autorità locali. Ha sperimentato una povertà così totale che, nel 2000, ha lasciato tutto ed è partita illegalmente per l'Italia. Non è di un romanzo che si tratta, anche se preponderante è l'abilità narrativa con cui sono scritte le mille evenienze, fatti pensieri propositi e problemi; sogni rimpianti caos e ansia. Ma di un libro di ricordi, nel desiderio di una comunicazione scritta che però non viene partecipata agli amatissimi destinatari, i figli Cristina e Stasi soprattutto, ma trattenuta in fogli che solo molto più tardi avranno la possibilità della testimonianza pubblica, ufficiale. A cominciare dallo sguardo della figura femminile della copertina, una lama lucida e penetrante ancorché protesa verso il nulla, carica di consapevolezza e di dignità. Verosimile controfigura della protagonista, la donna ritratta è il simbolo di tutte quelle che lottano, e sono la quasi totalità, che cercano soluzioni, restano affidabili, coltivano speranze, si rialzano sempre.

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