Cultura

Un catalogo di Costanzo per lartista Andrea Martone

Caserta - Per la prima volta in Campania, Salvatore Costanzo dedica una densa retrospettiva monografica ad Andrea Martone, uno dei più apprezzati fra gli artisti casertani attivi dallo scorcio del Novecento. Un percorso che indaga le opere che...

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Per la prima volta in Campania, Salvatore Costanzo dedica una densa retrospettiva monografica ad Andrea Martone, uno dei più apprezzati fra gli artisti casertani attivi dallo scorcio del Novecento. Un percorso che indaga le opere che allestiranno gli spazi delle sue prossime mostre itineranti, per esplorare la sfera espressiva della scultura, con i temi, i materiali e i processi artistici che rendono ragione della sua completezza professionale.
Costanzo segue Martone in tutte le varie incarnazioni che ha vissuto durante la sua lunga carriera, e lo racconta attraverso la qualità del suo linguaggio plastico, ma anche unificando l'opera d'arte con "l'opera del proprio vissuto", elevato anch'esso a prodotto artistico.

E', quello di Martone, un plasticismo che si caratterizza per aver raggiunto una ricerca nel campo del neoinformale materico con uno straordinario timbro personale, e soprattutto con una continua mobilità dialettica. Le sue sculture sono, prima di ogni cosa, visione di concetti che riguardano le forme addensate, assurte come protagoniste stesse delle vicende e non come astratti piani di riferimenti oggettivi. Il percorso della ricerca di Andrea si sviluppa attraverso una progressiva definizione formale, in cui prendono rilievo sia la funzione della materia prescelta (gesso ceramico, cemento colorato, legno, bronzo), sia l'intuizione dello spazio in cui si saldano gli elementi della composizione. Sta di fatto che le tematiche delle sue opere restano nel registro figurativo del maestro capodrisano, avvolte sempre più in un fluido rilievo che sviluppa la torsione della forma. L'impiego del gesso con una lucida patina-ceramica è preferito dall'artista in quanto offre un effetto di maggiore consistenza plastica al gioco delle parti modulate in superficie che si integrano nello spazio senza soluzione di continuità. Nei suoi "plurimi materici" si attua un significativo ribaltamento dell'attenzione dello scultore, impegnato a porre in particolare rilievo le strutture che ingabbiano le masse, scabre ma levigatissime, private di ogni asperità materica, di ogni scarto e contrasto chiaroscurale nella uniforme compattezza del colore neutro.
Eseguisca "colonne" (totem) oppure monumenti pubblici o si dedichi ad altre ricerche analitiche, le risoluzioni che Martone determina provengono sempre da una programmazione dispiegata a penetrare gli intrecci meno appariscenti e a costruire su di essi un complesso unitario, dove oltre ai segni portanti che trafiggono le superfici, vi sono le modulazioni caratterizzate da ritmi morbidi e dinamici, impresse dalle situazioni via via manifeste e trasformate. In buona sostanza l'artista, oltre ad esaltare l'importanza della materia e del gesto, considera l'"opera d'arte" come un blocco di realtà a sé, diversa da quella sganciata da ogni esperienza estetica anteriore; l'apparente severità strutturale delle sue composizioni non solo non esclude ma potenzia l'eleganza formale e la funzione espressiva della materia. Andrea Martone utilizza modalità legate alle illusioni psico-fisiche per occupare una superficie mediante un complesso di segni che solcano e attraversano le superfici, ma con intervalli, spessore, andamenti diversi: ne consegue una mobilità incessante, il cui ritmo provoca nello spettatore un particolare turbamento psicologico.

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