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Bahrami al festival di Ravello: dopo Bach un disco su Scarlatti

Ravello - Il pianista iraniano Ramin Bahrami svela al pubblico del Ravello Festival i suoi lavori e progetti futuri. "L'integralista bachiano", come lui stesso si è definito durante l'incontro con il pubblico del Festival nei giardini di villa...

Il pianista iraniano Ramin Bahrami svela al pubblico del Ravello Festival i suoi lavori e progetti futuri. "L'integralista bachiano", come lui stesso si è definito durante l'incontro con il pubblico del Festival nei giardini di villa Rufolo, confessa che a ottobre uscirà una sua nuova registrazione sul compositore barocco Domenico Scarlatti. Ma non finisce qui. Il pianista ha spiegato di star lavorando a una nuova interpretazione di Mozart insieme alla moglie pianista: un disco a quattro mani che uscirà nel 2015. Nonostante questi progetti, Bahrami continua a manifestare la sua passione per Bach: "La musica del compositore tedesco è stata scritta per il presente ma soprattutto per il futuro. Ho suonato Bach al pianoforte più di 140 volte ma ogni esibizione è stata diversa dall'altra" perché "la vita personale influisce su quella professionale e ciò crea fantasia e innovazione", spiega Bahrami. Questa dichiarazione è importante per un artista che ha vissuto esperienze significative e toccanti nel corso della sua vita. Con l'avvento del regime degli Ayatollah a seguito della Rivoluzione iraniana, a 11 anni Bahrami è stato costretto a emigrare in Europa e da quel momento non tornò più nel luogo di nascita. Non gli piace parlare dell'Iran o delle proprie origini - tanto che si definisce "cittadino del mondo" -, e soprattutto non crede che il nuovo presidente iraniano Rohani, eletto lo scorso giugno, possa veramente dare una svolta democratica al Paese. "Non ho la minima fiducia nel futuro dell'Iran, nel corso dei decenni il potere ha creato delle dissonanze irreparabili", spiega il pianista. Ma Bahrami non risparmia neppure l'Italia e l'atteggiamento dei suoi politici verso la cultura: "Una società che non valorizza l'arte tende a svanire. Io metterei gli artisti al potere e manderei via i politici, in particolare quelli che dicono che con la cultura non si mangia". Per il pianista, l'Iran e l'Italia hanno qualcosa in comune. Se nel primo ci sono i fanatici musulmani integralisti, nel nostro Paese ci sono i fanatici anti-arte che non hanno capito che " la cultura è il petrolio della penisola".

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