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Ministro Bray: 'Su Reggia problema coordinamento, bisogna utilizzare in tutti i modi i fondi europei'

Napoli - Sulla Reggia di Caserta "c'è sicuramente un problema di coordinamento tra tutti gli attori". A dirlo è il ministro per i Beni culturali Massimo Bray, a Napoli per partecipare a un convegno all'Università Suor Orsola Benincasa. "Quello che...

Sulla Reggia di Caserta "c'è sicuramente un problema di coordinamento tra tutti gli attori". A dirlo è il ministro per i Beni culturali Massimo Bray, a Napoli per partecipare a un convegno all'Università Suor Orsola Benincasa. "Quello che mi è stato chiesto - spiega Bray - e' di svolgere questa forte azione di coordinamento per utilizzare in tutti i modi i fondi europei". La riunione dell'11 giugno scorso al Ministero "è servita per fare il punto e per capire quali saranno gli interventi a breve, a medio e a lungo periodo", conclude.

Tre punti cardine per una vera e propria "rivoluzione" dell'offerta turistica legata ai beni culturali. E' stato chiaro, deciso e puntuale l'intervento di Massimo Bray al Sabato delle Idee dedicato al tema "La cultura come risorsa: turismo e beni culturali".
La discussione, che è stata aperta da Lucio d'Alessandro, Rettore dell'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, Marco Salvatore, professore di Diagnostica per immagini all'Università degli Studi di Napoli "Federico II" e da Francesco De Sanctis, presidente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici, ha preso il via con le relazioni di Alessandro Laterza, presidente della Commissione Cultura di Confindustria e di Giuseppe Galasso, professore emerito di Storia medievale e moderna all'Università Federico II di Napoli ed ex sottosegretario al Ministero dei Beni Culturali e Ambientali.
Al termine della tavola rotonda a cui hanno preso parte Emilio Becheri, coordinatore del rapporto sul Turismo Italiano, Angelo Chianese, direttore del Distretto DATABENC- Distretto ad Alta Tecnologia dei Beni Culturali, Nino Daniele, assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, Emma Giammattei, Preside della Facoltà di Lettere Università dell'Università Suor Orsola Benincasa, Massimo Lo Cicero, professore di Economia e innovazione all'Università Suor Orsola Benincasa, Alberto Melloni, professore di Storia del Cristianesimo e delle Chiese all'Università di Modena e Reggio Emilia e Pasquale Sommese, assessore al Turismo e ai Beni Culturali della Regione Campania, è arrivato l'atteso intervento di Massimo Bray, Ministro per i Beni e le Attività Culturali.
E più che un intervento quello di Massimo Bray, che ha rivendicato la sua quarta visita in Campania in nemmeno due mesi da Ministro, è stato un vero e proprio manifesto programmatico sulla connessione tra turismo e beni culturali
La rivoluzione culturale di Massimo Bray parte dalla necessità di "passare dal paradigma del turismo come 'consumo' a quella del turismo come 'esperienza', o anche come 'viaggio', intendendo questo termine non necessariamente in senso letterale, bensì come metafora di quell'attitudine interiore alla conoscenza e alla scoperta che ha segnato il cammino dell'uomo sin dall'antichità". Un cambio di paradigma che, secondo Bray, "può essere realizzato attraverso tre grandi direttrici d'intervento".
"La prima è quella che si pone il problema di organizzare la molteplicità dell'offerta in un complesso coerente, all'interno di un progetto consapevole caratterizzato da una visione strategica; che il modello sia quello dei distretti culturali, o quello dei poli museali, o ancora quello della contaminazione tra il museo e la mostra, tra il monumento e lo spettacolo, ciò che importa è la capacità di 'fare sistema', di creare un network che valorizzi e potenzi sia la qualità sia la quantità dell'offerta e dell'esperienza".
"La seconda direttrice è quella di una maggiore integrazione con la dimensione storica e culturale. Non occorre evocare qui i riferimenti canonici: il Grand Tour, il Viaggio in Italia di Goethe; ciò che importa è tornare a mettere al centro del viaggio o della visita il momento propriamente culturale, cioè valorizzare, dello straordinario patrimonio artistico e architettonico italiano, l'appartenenza alla dimensione della storia. E questo si può fare in tanti modi, ma soprattutto - direi - creando percorsi di senso, in modo che la visita a un museo o a una città d'arte non sia semplicemente un passare da un capolavoro o da un monumento all'altro, ma si traduca in un cammino storicamente e culturalmente coerente, o ancora meglio in molti possibili cammini paralleli e alternativi.
L'immensa ricchezza del patrimonio culturale e ambientale italiano ha, tra le molte ricadute, quella di una eccezionale densità di riferimenti culturali secondari: dietro a un monumento antico, ma anche, ad esempio, a un paesaggio alpino, o una stazione ferroviaria dell'Ottocento, non c'è soltanto la storia di quei luoghi; c'è anche la stratificazione lasciata dalla letteratura, spesso dalla poesia, che quei luoghi ha descritto e cantato. Un recupero anche di questa dimensione secondaria, per così dire, dei beni artistici e culturali, sulla scorta di un'ideale cartografia letteraria tradotta e trasposta in percorsi selettivi, può rappresentare, accanto certamente ad altre strade, un momento di valorizzazione del patrimonio".

"La terza direttrice è l'impiego accorto delle nuove tecnologie per rendere una visita a un monumento, a un museo, a una mostra un'esperienza multimediale e interattiva; ferma restando l'importanza della fruizione diretta e tradizionale ad esempio di un'opera d'arte, non c'è davvero ragione per lasciare inutilizzate e inespresse le infinite possibilità di arricchimento e approfondimento, ma anche di maggiore coinvolgimento, messe a nostra disposizione dall'evoluzione e dalla sempre crescente diffusione della tecnologia. C'è la possibilità, per la prima volta, di creare percorsi non soltanto selettivi, ma appunto interattivi, nei quali il visitatore può svolgere un ruolo che non è più soltanto di spettatore passivo, bensì anche di partecipante attivo all'esperienza, e ciò rappresenta una grande opportunità per lo sviluppo di un turismo culturale di qualità".
Attraverso questi tre punti cardine, ha concluso Bray, "i beni culturali potranno divenire non soltanto un patrimonio da custodire o un giacimento da sfruttare, bensì un importante momento di divulgazione e approfondimento culturale, e insieme una grande opportunità di sviluppo sociale ed economico: il punto di partenza per una ricostruzione del Paese che sia insieme culturale, politica, economica, civile".

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