Martedì, 15 Giugno 2021
Cultura

A 'Letteratitudini' si e' discusso su Delitto e castigo' di Dostoevskij

(Cancello Arnone) Autore potente, Fedor Michailovic Dostoevskij (1821-1881); tormentatissima l'opera, "Delitto e castigo". Intorno a questi due pilastri s'è ritrovato il "gruppo" Letteratitudini , sabato 23 marzo, nel "salotto buono" della...

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(Cancello Arnone) Autore potente, Fedor Michailovic Dostoevskij (1821-1881); tormentatissima l'opera, "Delitto e castigo". Intorno a questi due pilastri s'è ritrovato il "gruppo" Letteratitudini , sabato 23 marzo, nel "salotto buono" della coordinatrice/scrittrice Tilde Maisto. L'ormai consolidato "team di lettura" si è avvalso del contributo introduttivo della relatrice Laura Sciorio per riflettere e discutere sulla complessa vicenda che vede protagonista, nel romanzo, il tormentato studente pietroburghese Rodion Romanovic Raskol'nikov colpevole dell'assassinio, premeditato, d'una vecchia usuraia e della contestuale imprevista uccisione della mite e più giovane sorella di lei. Sul filo della narrazione di Dostoevskij, i partecipanti si sono comunque soffermati, fra incredulità ed umana pietà, intorno alla trama delle atroci conseguenze emotive, mentali e fisiche, che il delitto scatenò nell'esistenza di Raskol'nikov, sviluppando un crescendo di osservazioni tendenti a far luce appunto sulla tremenda angoscia dell'assassino determinata dagli assillanti rimorsi e sul logorio nervoso che lo fiaccava anche per aver deciso di conservare ad oltranza il segreto del delitto. Perciò ai lettori è apparso "liberante" l'inatteso incontro del protagonista con la giovane Sonja, incrollabile credente malgrado la prostituzione cui era costretta per procacciar da vivere alla tisica matrigna ed ai fratellastri. Un personaggio straordinario, Sonja, che compie il miracolo di riaccendere nell'animo di Raskol'nikov speranza e fede in Dio, dunque le energie che finalmente lo indussero a confessare il delitto e a sopportare la pena in Siberia dove ella stessa, per autentica donazione d'amore, lo seguì. Eppure non fu la condanna al "campo di lavoro" il vero castigo per il reo confesso, bensì il tormento che lo aveva aggredito fin dal compimento del "femminicidio" e che incessantemente lo affliggeva: un travaglio misto alla più cupa paranoia e sfociato nella desolante convinzione di non essere stato all'altezza di un gesto che, alla vigilia, gli pareva degno di un "superuomo" capace di trasformare il male in bene.Nel prossimo mese di aprile, in data ancora da definire, proseguirà il cammino di Letteratitudini esclusivamente proiettato quest'anno alla riscoperta di grandi autori stranieri. E "sarà di scena" Moliere, al secolo Jean-Baptiste Poquelin - un genio del teatro di tutti i tempi -, che spingerà il "gruppo" a riesplorare per una serata il mondo del XVII secolo, ripercorrendo la dura critica del commediografo-attore francese alla morale del suo tempo e specialmente la sottile satira che riservò ai medici, sicché la lettura non potrà che privilegiare "Il malato immaginario", un capolavoro che continua ancora oggi a divertire ed ammonire il pubblico soprattutto quando sul palcoscenico si esprime il talento dei grandi attori.

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