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Giorgio Fontana fa il botto e vince la 52esima edizione del Premio Campiello con 'Morte di un uomo felice'

(Venezia) Giorgio Fontana vince la 52esima edizione del Premio Campiello. Pur non essendo tra i favoriti è riuscito a sovvertire i favori del pronostico. I 300 lettori della giuria popolare hanno scelto invece con 107 voti "Morte di un uomo...

(Venezia) Giorgio Fontana vince la 52esima edizione del Premio Campiello. Pur non essendo tra i favoriti è riuscito a sovvertire i favori del pronostico. I 300 lettori della giuria popolare hanno scelto invece con 107 voti "Morte di un uomo felice" edito dalla casa editrice palermitana Sellerio. Hanno concorso per la vittoria della 52ª edizione del Premio Campiello: Mauro Corona con La voce degli uomini freddi (Mondadori), Giorgio Falco con La gemella H (Einaudi), Giorgio Fontana con Morte di un uomo felice (Sellerio), Fausta Garavini con Le vite di Monsù Desiderio (Bompiani) e Michele Mari con Roderick Duddle (Einaudi). Il vincitore verrà indicato da parte della Giuria dei Trecento Lettori anonimi, selezionati ogni anno su tutto il territorio nazionale in base alle varie categorie sociali e professionali.abr>Il Premio Campiello, istituito nel 1962 dagli Industriali del Veneto, è promosso e gestito dalla Fondazione Il Campiello, composta dalle sette Associazioni Industriali del Veneto e dalla loro Confindustria regionale. E' la più importante iniziativa in campo culturale promossa da Confindustria Veneto ed uno dei pochi casi di successo in Italia di connessione concreta e strategica tra mondo dell'impresa e della cultura. Nel corso degli anni il Premio ha raggiunto il vertice delle competizioni letterarie italiane.

Ecco la scheda del libro: "Milano, estate 1981: siamo nella fase più tarda, e più feroce, della stagione terroristica in Italia. Non ancora quarantenne, Giacomo Colnaghi a Milano è un magistrato sulla linea del fronte. Coordinando un piccolo gruppo di inquirenti, indaga da tempo sulle attività di una nuova banda armata, responsabile dell'assassinio di un politico democristiano. Il dubbio e l'inquietudine lo accompagnano da sempre. Egli è intensamente cattolico, ma di una religiosità intima e tragica. È di umili origini, ma convinto che la sua riuscita personale sia la prova di vivere in una società aperta. È sposato con figli, ma i rapporti con la famiglia sono distanti e sofferti. Ha due amici carissimi, con i quali incrocia schermaglie polemiche, ama le ore incerte, le periferie, il calcio, gli incontri nelle osterie. Dall'inquietudine è avvolto anche il ricordo del padre Ernesto, che lo lasciò bambino morendo in un'azione partigiana. Quel padre che la famiglia cattolica conformista non poté mai perdonare per la sua ribellione all'ordine, la cui storia eroica Colnaghi ha sempre inseguito, per sapere, e per trattenere quell'unica persona che ha forse amato davvero, pur senza conoscerla. L'inchiesta che svolge è complessa e articolata, tra uffici di procura e covi criminali, tra interrogatori e appostamenti, e andrà a buon fine. Ma la sua coscienza aggiunge alla caccia all'uomo una corsa per capire le ragioni profonde, l'origine delle ferite che stanno attraversando il Paese. Si risveglia così il bisogno di immergersi nella condizione degli altri, dall'assassino che gli sta davanti al vecchio ferroviere incontrato al bar, per riconciliare la giustizia che amministra con l'esercizio della compassione. Una corsa e un'immersione pervase da un sentimento dominante di morte. Un lento disvelarsi che segue parallelo il ricordo della vicenda del padre che, come Giacomo Colnaghi, fu dominato dal desiderio di trovare un senso, una verità. Anche a costo della vita. Insieme al precedente romanzo di Giorgio Fontana, Per legge superiore, anche Morte di un uomo felice riflette sulla giustizia, le sue possibilità e i suoi limiti."
L'autore: Ha pubblicato quattro romanzi (l'ultimo è Morte di un uomo felice), un saggio su berlusconismo e identità italiana (La velocità del buio), e un reportage narrativo sugli immigrati a Milano (Babele 56).E' stato fra i condirettori del pamphlet letterario Eleanore Rigby e ho scritto articoli e interventi su diverse testate italiane e straniere, fra cui il manifesto, il Corriere della Sera, Pagina 99, IL, Ilsole24ore.com, Opendemocracy, Berfrois, lo Straniero, minima&moralia, ecc.Nel 2012 ha usufruito di un soggiorno mensile presso la Ledig House nello stato di New York. Quando riesce, partecipa come volontario a due splendidi laboratori: La grande fabbrica delle parole e Piccoli maestri.Al momento lavora come content manager e SEO per eDisplay, scrivo qui e là e tengo un corso di scrittura digitale per la Scuola Holden.

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