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Lunghe file per la chiusura della mostra 'Marc Chagal una retrospittiva 1908-1985'

(Milano) Un successo straordinario quello della mostra "Marc Chagal una retrospittiva 1908-1985" che ha provocato lunghissime file per l'ultimo giorno di apertura a Milano. La più grande retrospettiva mai dedicata in Italia a Marc Chagall. In sei...

(Milano) Un successo straordinario quello della mostra "Marc Chagal una retrospittiva 1908-1985" che ha provocato lunghissime file per l'ultimo giorno di apertura a Milano. La più grande retrospettiva mai dedicata in Italia a Marc Chagall. In sei sezioni e oltre 200 opere il percorso racconterà i primi anni in Russia, il primo soggiorno francese e il successivo rientro in Russia, il suo esilio prima in Francia poi in America e infine il rientro in Costa Azzurra, dove l'artista ritrovò il suo linguaggio poetico più disteso, rasserenato dai colori e dall'atmosfera del Midi.
Ieri, già alle 8.30, un'ora prima dell'inizio delle visite, tanta gente in coda davanti al Palazzo Reale di Milano. Una coda che con il passare delle ore è arrivata fino a piazza Fontana. A testimoniare il successo, il book shop dove cartelli avvisano la clientela che le cartoline con i quadri di Chagall sono esaurite, così come segnalibri e magneti.
Il percorso scientifico nasce da un interrogativo e da un'esigenza: da una parte il tentativo di capire quale fu la forza che permise a un pittore che pure sperimentò i linguaggi di tutte le avanguardie, di rimanere sempre così coerente con se stesso; dall'altra, l'esigenza di individuare nellopera di Chagall, il segreto della poesia di questuomo fragile che pure seppe mantenersi sempre fedele alla propria tradizione e, insieme, alla propria umanità in un mondo scosso da catastrofi indicibili e fino ad allora inimmaginabili.

Il tema dell'esposizione è dunque centrato su una nuova interpretazione del linguaggio di Chagall, la cui vena poetica si è andata costruendo nel corso del '900 attraverso la commistione delle maggiori tradizioni occidentali europee: dall'originaria cultura ebraica, a quella russa, all'incontro con la pittura francese delle avanguardie.

All'interno di un rigoroso e completo percorso cronologico, la mostra si articolerà in sezioni, partendo dalle opere degli esordi realizzate in Russia; durante il primo soggiorno francese, e il successivo rientro in Russia fino al 1921; con l'autobiografia scritta da Chagall al momento del suo definitivo abbandono della Russia, si aprirà il secondo periodo del suo esilio, prima in Francia e poi, negli anni '40 a causa del nazismo, in America dove vivrà anche la tragedia della morte dell'amatissima moglie Bella; con il rientro in Francia e la scelta definitiva di stabilirsi in Costa Azzurra Chagall ritroverà il suo linguaggio poetico più disteso, rasserenato dai colori e dall'atmosfera del Midi.

Lungo il percorso espositivo i visitatori avranno modo di capire come fu possibile che Chagall, pur vivendo in un perenne esilio, non abbia mai perso quel filo rosso che gli tenne sempre nel cuore il bimbo che era stato; come seppe mantenere intatta, attraverso il tempo e le vicissitudini terribili che attraversarono la sua esistenza, la forma dello stupore, la gioia della meraviglia di fronte alla natura e all'umanità e, insieme ad esse, la fiducia di credere e di provare in tutti i modi a costruire un mondo migliore.

E ancora scopriranno la sua originalissima lingua poetica, nata dall'assimilazione delle tre culture cui appartiene: la cultura ebraica (dalla cui tradizione visiva dei manoscritti ornati egli trae gli elementi espressivi, non prospettici a volte mistici della sua opera); la cultura russa (cui attinge sia attraverso le immagini popolari dei luboki che attraverso quelle religiose delle icone); la cultura occidentale (in cui assimila grandi pittori della tradizione, da Rembrandt come gli artisti delle avanguardie che frequenta con assiduità).

Insieme a tutto questo vedranno anche il suo senso della meraviglia di fronte alla natura, di stupore di fronte alle creature viventi che lo colloca più vicino alle fonti medievali che a quelle novecentesche.
I fiori e gli animali, presenza costante nei suoi dipinti, gli consentono da una parte di superare l'interdizione ebraica della raffigurazione umana, mentre dall'altra, come nell'antica cultura medievale russa, essi divengono le metafore di un universo possibile in cui tutti gli esseri viventi possono vivere pacificati

La sua arte viene a costituire una sorta di metissage fra le culture e le tradizioni e nella volontà di fare della contaminazione un valore, dell'opera d'arte un linguaggio in grado di esprimere alcuni interrogativi a tutt'oggi irrisolti dall'umanità, sta la radice fondamentale della sua modernità.

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