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'Belluscone, una storia siciliana', applausi per Maresco al Lido di Venezia

(Venezia) Applausi, apprezzamenti e risate per "Belluscone", il film approdato al Lido di Veneziaispirato al leader di Forza Italia Silvio Berlusconi. Si tratta di uno spaccato di una Palermo, quella delle feste rionali che applaudono i divetti...

(Venezia) Applausi, apprezzamenti e risate per "Belluscone", il film approdato al Lido di Veneziaispirato al leader di Forza Italia Silvio Berlusconi. Si tratta di uno spaccato di una Palermo, quella delle feste rionali che applaudono i divetti neomelodici, prodighi di dediche ai detenuti, una periferia ancora impastata di mentalità mafiosa che vede in Berlusconi il salvatore possibile. Franco Maresco, 56 anni, regista, sceneggiatore e direttore della fotografia italiano, noto per il lavoro registico svolto in coppia con Daniele Ciprì, nel duo Ciprì e Maresco, nella serie di sketch di Cinico TV e in vari film. Accolto favorevolmente alle due proiezioni stampa, il film partecipa al Festival di Venezia nella sezione Orizzonti. Il regista ha preferito disertare il Lido. "Conferenza stampa annullata", questa la semplice nota con cui - già da ieri mattina - l'organizzazione del Festival annunciava l'assenza di Maresco.
Il critico cinematografico Tatti Sanguineti arriva a Palermo per ricostruire le vicissitudini del film mai finito di Franco Maresco: Belluscone. Una storia siciliana. Il film che avrebbe voluto raccontare il rapporto unico tra Berlusconi e la Sicilia, attraverso le disavventure dell'impresario palermitano di cantanti neomelodici, organizzatore di feste di piazza, Ciccio Mira - imperterrito sostenitore di Berlusconi e nostalgico della mafia di un tempo - e dei due artisti della sua "scuderia", Erik e Vittorio Ricciardi, che in cerca di successo decidono di esibirsi insieme nelle piazze palermitane con la canzone scritta dal primo dal titolo Vorrei conoscere Berlusconi. Il film racconta la storia di tre fallimenti: quello politico e umano di un Berlusconi ormai avviatosi sul viale del tramonto, quello dello sfortunato e "facilone" Ciccio Mira radicato in una vecchia cultura dura a morire e, infine, quello artistico del regista, che sceglie di eclissarsi, dopo aver capito l'inutilità dell'ennesima battaglia contro i mulini a vento della politica, in un'Italia che nella "cultura" berlusconiana si è a lungo riconosciuta e probabilmente continua a riconoscersi.

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