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Non e' mai troppo tardi: emozione per il maestro Manzi di Santamaria

(Roma) La straordinaria avventura del maestro Manzi che, nell'Italia degli anni Cinquanta e Sessanta,da un'esperienza di insegnamento in un carcere minorile alla neonata tv in bianco e nero,insegnò a leggere e a scrivere a milioni di italiani...

(Roma) La straordinaria avventura del maestro Manzi che, nell'Italia degli anni Cinquanta e Sessanta,da un'esperienza di insegnamento in un carcere minorile alla neonata tv in bianco e nero,insegnò a leggere e a scrivere a milioni di italiani. Claudio Santamaria è il maestro piùfamoso d'Italia nel film, per la regia di Giacomo Campiotti, andato in onda il 24 e il 25 febbraio inprima serata su Rai1.
"Non è mai troppo tardi", una produzioneRai Fiction, realizzata da BiBi Film Tv. Un film di Giacomo Campiotti,prodotto da Angelo Barbagallo. Il soggetto èdi Claudio Fava e Monica Zapelli che firmanoanche la sceneggiatura insieme al registaGiacomo Campiotti. Nicole Grimaudo vestei panni di Ida, la moglie del maestro Manzi,Andrea Tidona è il dirigente Rai che seguiràl'avventura televisiva di Non è mai troppotardi. Il film si avvale della partecipazionestraordinaria di Giorgio Colangeli e della partecipazionedi Edoardo Pesce e Marco Messeri.Nel cast, inoltre, Lucia Mascino, GennaroMirto, Francesco Marchioro, Roberto Citran,Emanuela Grimalda, Alberto Molinari, LeleVannoli, Moise Curia, Lorenzo Guidi, AlessandroNatale.
"Sono veramente grato ad Angelo Barbagallo e alla Rai per avermi affidatola regia di questo progetto". Lo dichiara il regista della miniserie Giacomo Campiotti. "Per me, laureato in Pedagogia e maestromancato, è ovviamente un progetto speciale.Raccontare la storia del maestro Manzi è importante non solo per ricordareun grande uomo, ma anche per porre al centro dell'attenzione, inquesto momento drammatico, l'importanza della scuola e dell'educazionedei ragazzi come base necessaria per la sopravvivenza di una civileconvivenza sociale.
Alberto Manzi è un maestro che ai ragazzi non insegna nozioni. Insegnaa "pensare". Lavora con loro per formare uomini liberi, capaci di sceltelibere.
Per fare ciò lotta con tenacia contro ogni ostacolo: l'ignoranza e la pigriziadei singoli individui o l'ottusità delle grandi istituzioni. Ma mai siarrende e mai trova scuse per rinunciare a fare tutto quello che può.Questo è, secondo me, l'insegnamento più importante ancora oggi pertutti noi, purtroppo abituati al lamento (anche se giustificato). Non dobbiamorinunciare a lottare e a protestare ma comunque qualsiasi personapuò e deve continuare a compiere anche nelle situazioni più difficili ilproprio dovere nella maniera più sincera, unica, e creativa possibile, realizzandoquei piccoli "miracoli" che contageranno le persone intorno asé e miglioreranno un po' il mondo?

Sono due puntate apparentemente molto diverse, ma sottilmente unite daquesta forte tensione "morale". L'approdo di Alberto in una televisioneancora decisamente orientata ad esercitare la sua vera, unica vocazionedi Servizio Pubblico non ha niente di casuale. È anzi il punto di arrivonaturale di un lungo percorso iniziato in un carcere minorile, come unicomaestro di 94 ragazzi, dai 9 ai 17 anni, in un'enorme "aula" senzabanchi, sedie, libri...
Chi meglio di Alberto Manzi avrebbe saputo trovare le parole (e i disegni!)per farsi ascoltare, per stimolare, dare fiducia, amare milioni di italianianalfabeti di ogni età combattuti tra il desiderio e la vergogna?"

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