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Mons. Depalma: credere in una chiesa povera e dal volto umano

Aversa - In quale Chiesa credere? E quale Chiesa essere per le tante persone che in essa cercano risposte e comprensione? Tanti gli spunti di riflessione posti e affrontati ieri in Cattedrale da Mons. Beniamino Depalma, arcivescovo e vescovo di...

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In quale Chiesa credere? E quale Chiesa essere per le tante persone che in essa cercano risposte e comprensione? Tanti gli spunti di riflessione posti e affrontati ieri in Cattedrale da Mons. Beniamino Depalma, arcivescovo e vescovo di Nola, in occasione dell'incontro di catechesi "Credo la Chiesa", promosso dalla diocesi di Aversa.
"Ci ritroviamo a parlare della Chiesa nel giorno in cui si fa memoria di Papa San Leone IX, il quale istituì la diocesi di Aversa nel 1053", ha esordito Mons. Angelo Spinillo nell'introdurre l'incontro. "Una coincidenza significativa, ma anche un segnale a riflettere sulla nostra vocazione: come cristiani, siamo abituati all'idea di appartenere ad una Chiesa universale e locale, ma forse ci riesce più difficile vivere il senso profondo dell'ecclesialità. Credere la Chiesa - una, santa, cattolica e apostolica - significa sentire di essere chiamati a celebrare il sacrifico della lode con tutto il santo popolo di Dio, sapere di condividere con i fratelli questa speciale vocazione che ci costituisce in una nuova umanità", ha concluso il Vescovo di Aversa.
Una Chiesa che si rende visibile e concreta, che si fa storia sotto i nostri occhi: è questa, secondo Mons. Depalma, la Chiesa in cui credere. "Nelle nostre zone la gente ha ancora voglia di Dio, di Vangelo, di Cristo ed è nella chiesa locale che troviamo Gesù Cristo e lo Spirito. Gli Atti degli Apostoli che leggiamo in questi giorni rappresentano il racconto del vissuto della Chiesa: oggi la gente vuole una Chiesa dal volto umano, solidale e vicina, che si abitui ad ascoltare le domande. Così come Gesù ci ha fatto mostrato Dio agli uomini attraverso le sue parole". Regno di Dio in mezzo agli uomini, la Chiesa è "corpo reale di Gesù Cristo, icona della Trinità, patria dello Spirito Santo, comunità dei missionari e sognatori, non di uomini rassegnati".

Ma se siamo convinti di essere la Chiesa della Trinità e del Signore, aggiunge il vescovo di Nola, bisogna attuare tre conversioni: "la Chiesa di ogni tempo ha in Gesù Cristo la sua vera ricchezza e pietra angolare; la Chiesa è animata dal soffio dello spirito, dono con cui Dio ci è vicino e ci educa alla santità; la Chiesa nasce e si forma nella liturgia, luogo privilegiato in cui si compie la divinizzazione". Prima di ogni conversione, occorre però mettere in primo piano l'uomo: una condizione difficilissima, visto che ogni uomo è un mistero che la Chiesa è chiamata a svelare. "Troppo spesso, invece, siamo malati di protagonismo, mentre dobbiamo imparare ad avere pazienza e ad incontrare la gente col cuore, perché la Chiesa della Trinità non giudica ma, come Gesù, accoglie, ascolta e accompagna le persone nel loro cammino".
Nel tracciare il profilo di una Chiesa che vuole annunziare, calzante è il riferimento di Mons. Depalma alla 'Lumen Gentium': "sia una Chiesa che ama la povertà, la sobrietà, la debolezza, l'umiltà; una chiesa dei sentimenti e dell'amicizia; una chiesa che s'indigna, così come fece Gesù, e che si mette in ascolto non solo del vangelo di Dio, ma anche di quello degli uomini, raccogliendone sentimenti e sofferenze. Fratelli, Dio ci parla attraverso una provocazione, ovvero il vissuto e la sofferenza della gente: è questa la missione della chiesa, liberare la gente e annunziare che Dio è dalla loro parte".

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