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Biennale di Venezia: 'Il Palazzo Enciclopedico' chiude con 475mila visitatori

(Venezia) 475mila visitatori, +8% rispetto alla Biennale 2011: è il dato della 55/a Esposizione internazionale d'arte, il Palazzo Enciclopedico, organizzata dalla Biennale di Venezia, curata da Massimiliano Gioni e organizzata dalla Biennale di...

(Venezia) 475mila visitatori, +8% rispetto alla Biennale 2011: è il dato della 55/a Esposizione internazionale d'arte, il Palazzo Enciclopedico, organizzata dalla Biennale di Venezia, curata da Massimiliano Gioni e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta.
Il Palazzo Enciclopedico forma un unico percorso espositivo che si articola dal Padiglione Centrale (Giardini) all'Arsenale, con opere che spaziano dall'inizio del secolo scorso a oggi, e con molte nuove produzioni, includendo più di 150 artisti provenienti da 38 nazioni.
La Mostra è affiancata da 88 Partecipazioni nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini, all'Arsenale e nel centro storico di Venezia. Sono 10 i Paesi presenti per la prima volta: Angola, Bahamas, Regno del Bahrain, Repubblica della Costa d'Avorio, Repubblica del Kosovo, Kuwait, Maldive, Paraguay e Tuvalu.Novità assoluta è anche la partecipazione della Santa Sede con una mostra allestita nelle Sale d'Armi. In Principio è il titolo scelto dal Card. Gianfranco Ravasi (Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura) per il Padiglione curato da Antonio Paolucci (Direttore dei Musei Vaticani).
Sia la Santa Sede che l'Argentina, il Sudafrica e gli Emirati Arabi saranno ospitati nei nuovi padiglioni restaurati dalla Biennale nelle Sale d'Armi all'Arsenale.Il Padiglione Italia in Arsenale, organizzato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con la PaBAAC - Direzione Generale per il paesaggio, le belle arti, l'architettura e l'arte contemporanee - è curato quest'anno da Bartolomeo Pietromarchi con una mostra dal titolo "vice versa".

Sono 47 gli Eventi Collaterali ammessi dal curatore e promossi da enti e istituzioni nazionali e internazionali senza fini di lucro, dislocati in numerose sedi della città di Venezia. Grazie a un accordo tra la Biennale di Venezia e il Teatro la Fenice è reso possibile il Progetto Speciale Madama Butterfly. L'ideazione di scene e costumi sono affidati all'artista giapponese Mariko Mori, la regia allo spagnolo Àlex Rigola che dal 2010 è direttore della Biennale Teatro (Teatro la Fenice 21 > 30 giugno e 12 > 31 ottobre 2013).
"Dal 1998 - spiega Paolo Baratta, Presidente della Biennale di Venezia - le Biennali di Arte e di Architettura non sono più solo mostre organizzate per padiglioni nazionali, ma risultano fondate su due grandi pilastri: la mostra per padiglioni nazionali, ciascuno con il suo curatore e il suo progetto, affiancata dalla Mostra Internazionale del curatore della Biennale nominato con questo preciso compito. Un modello di mostra duale che fu in un certo senso sperimentata nel 1993, pur nei limiti degli spazi allora disponibili, che abbiamo fissato definitivamente a partire dal 1998 come la nuova forma permanente della Mostra di Venezia e per realizzare la quale compimmo la scelta strategica di dilatare gli spazi, acquisendo e restaurando la vasta area dell'Arsenale monumentale. Il tutto dà vita a una pluralità di voci, e ha dato vita a una storia nuova e assai interessante. Nel corso di questi anni nella rappresentazione del contemporaneo è cresciuto il desiderio dei nostri curatori di mettere gli artisti in prospettiva storica o di affinità reciproca, evidenziando legami e relazioni sia col passato sia con altri artisti del presente. Questa tendenza ci ha portato, tra l'altro, a concludere "niente più mostre senza archivi" e a organizzare, in occasione di ogni Biennale, un convegno sul rapporto archivi- mostre. Nello stesso tempo, rispetto all'epoca delle avanguardie, è cresciuta sempre più l'attenzione verso l'intensità della relazione tra l'opera e lo spettatore (viewer) il quale, ancorché scosso da gesti e provocazioni, alla fine ricerca nell'arte l'emozione del dialogo con l'opera, che deve provocare quell'ansia ermeneutica, quel desiderio di andare oltre che ci si attende dall'arte".

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