Coca Coca, lo stabilimento casertano rischia di chiudere per 'plastic e sugar tax'

L'allarme del management: "Costerà all'azienda 180 milioni di euro"

La plastic tax e la sugar tax rischiano di pesare per la somma monstre di 180 milioni sul bilancio della Coca Cola Hbc Italia che minaccia di chiudere due stabilimenti, quelli di Marcianise ed Oricola (L’Aquilka). E’ l’ipotesi ventilata nel corso dell’incontro svoltosi stamattina nello stabilimento casertano, che produce e rifornisce tutto il Sud Italia delle bevande prodotte dalla multinazionale.

All’incontro, come riporta l’Ansa, hanno presenziato dal direttore della comunicazione di Coca Cola Hbc Italia Giangiacomo Pierini e dal direttore della Risorse Umane Emiliano Maria Cappuccitti. Erano stati invitati anche i rappresentanti delle istituzioni locali e regionali, compresi parlamentari, ma si sono presentati solo il deputato napoletano di Forza Italia Paolo Russo, che ha promesso di presentare emendamenti contro queste "misure folli", e la consigliera regionale del Pd, l'irpina Vincenza Amato; prima dell'incontro è venuto brevemente il deputato Cinque Stelle Gianfranco Di Sarno. Al momento il primo effetto dell'annuncio delle due misure è stata la sospensione da parte di Coca Cola Hbc degli otto milioni di investimenti previsti per Marcianise nel 2020; altro effetto, non ancora verificatosi, l'acquisto delle arance per la Fanta non più in Sicilia ma all'estero. 

"Dei tre stabilimenti italiani - ha spiegato Pierini - quello di Oricola (L'Aquila), dove la plastica rappresenta il 100% dei contenitori, e quello di Marcianise, dove siamo al 70% di utilizzo del Pet, rischiano seriamente la chiusura se non si ridurrà la portata di queste misure. Sulla plastica abbiamo registrato qualche apertura, sulla sugar tax, che è completamente nuova e colpisce le bevande anche senza zucchero, nessuno ci ha ascoltato". 

In "soldoni", l'aggravio di costi per Coca Cola Hbc sarebbe in totale di 180 milioni di euro (140 a causa della plastic tax, 40 per la sugar tax). La conversione al vetro e all'alluminio non conviene, né economicamente né sotto il profilo ambientale. "La lavorazione di vetro e alluminio per creare contenitori produce molta più anidride carbonica del Pet, che è la plastica migliore e anche riciclabile. Peccato che vi sia una legge in Italia, di cui non capiamo la ratio, che vieta di usare plastica riciclata oltre il 50% della produzione. Noi vorremmo crescere con l'utilizzo del Pet, ma c'è questo divieto. Comunque per noi la plastica è irrinunciabile". Tra le proposte quella di puntare sulla differenziata a valle, distinguendo il Pet dalle altre plastiche non riciclabili.

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