Alberghi sull'orlo della crisi nel casertano: il 30% non riapre dopo il lockdown

Tre alberghi su dieci ancora chiusi. E chi ha riaperto sta lavorando al 50%. Falocco (Confcommercio) lancia l’allarme: "Comparto seriamente a rischio, serve subito un piano ad hoc per il Capoluogo"

Errico Falocco, delegato al Turismo di Confcommercio

Il turismo, a Caserta e provincia, non è mai ripartito. In affanno già prima del lockdown, il comparto si ritrova oggi a fare i conti con un vero e proprio crollo del fatturato, migliaia di posti di lavoro a rischio e la totale assenza di turisti. E le previsioni per il futuro sono tutt’altro che rosee. E’ uno scenario davvero poco rassicurante quello delineato da Confcommercio Caserta che emerge da un’analisi dei dati e delle testimonianze degli addetti ai lavori.

"Quasi tutte le grandi strutture ricettive del territorio – fa notare Errico Falocco, delegato al Turismo di Confcommercio – hanno deciso di non riaprire. Un segnale da non sottovalutare che denota la grave crisi in cui è precipitato il settore. I dati al riguardo del resto sono chiari: tre alberghi su dieci e oltre il 50% di pensioni e B&B non hanno riaperto i battenti dopo lo stop forzato innescato dall’emergenza Covid. Mentre chi è ripartito sta lavorando solo parzialmente e sfruttando appena la metà delle camere a disposizione e quindi la metà del personale, dovendo fare i conti con un numero ridotto di prenotazioni (rispetto allo stesso periodo dello scorso anno) e con un incoming di appena due giorni".

"E’ vero che tra il 13 e il 14 agosto la città capoluogo ha fatto registrare un overbooking ma si tratta di un ‘tutto esaurito’ tarato sul numero limitato di camere disponibili e legato quasi esclusivamente a visitatori di passaggio che hanno dormito a Caserta perché considerata una tappa intermedia tra la città di partenza e quella di destinazione", aggiunge Falocco.

"Un risultato che non può assolutamente essere considerato un successo per la categoria, né essere interpretato come un segnale di ripresa. Al contrario. Lascia sgomenti il dover lavorare senza alcuna previsione o programmazione. Così come preoccupa il fatto che questo territorio non sia dotato di un piano del turismo che consenta a Caserta di diventare una meta turistica e non una tappa di transito", conclude Errico Falocco.

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