Giovedì, 18 Luglio 2024
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Alcuni beni non fanno rumore: alla scoperta di Casa Emmaus

Casa Emmaus un luogo di accoglienza e una Casa di Carità realizzata con i fondi dell'8xmille alla Chiesa cattolica.

Emmaus, oltre ad essere un’antica città della Palestina, sede di un dipinto di Caravaggio del 1601 in cui vengono raffigurati Gesù e dei suoi discepoli a cena, in ebraico significa "sorgente calda". Se avessimo dei dubbi sulla veridicità dell’espressione “nomen omen” (è nel nome il nostro destino) in uso nell’antica Roma, potremmo spazzarli via andando a guardare oltre le mura di Casa Emmaus, in cui sgorga acqua calda confortante per ben 20 persone senza fissa dimora.

E se ancora non fossimo convinti, spinti dalla curiosità come i protagonisti dell’omonimo romanzo di formazione di Baricco (Emmaus, Feltrinelli 2009), intraprendiamo un piccolo viaggio tra i labili confini che separano perdizione e salvezza, alla scoperta di un cristianesimo "altro", più profondo e vero. È il paradosso di Emmaus, contenuto nel brano del Vangelo preferito dai protagonisti del romanzo: finché Cristo è presente in carne ed ossa ed è pienamente visibile, egli non è veduto; non appena scompare ed è ormai troppo tardi, egli viene riconosciuto.

Ebbene, a differenza di un qualsiasi strumento musicale, alcuni beni non fanno rumore. Siamo qui per farvi avvertire almeno un suono, quello della solidarietà, che Casa Emmaus riesce ad emettere, per il tramite delle parole di don Antimo Vigliotta, direttore della Caritas Diocesana.

Casa Emmaus 3

"A Caserta, prima di Casa Emmaus, mancava un luogo di accoglienza per persone senza fissa dimora. In precedenza c’era Casa Laudato Si’, che però attualmente è chiusa perché dichiarata inagibile. Inizialmente offrivamo un servizio di accompagnamento, di vicinanza e di colloquio con coloro che vivono per strada però mancava una vera e propria struttura. Fu monsignor D’Alise ad inoltrare una richiesta alla CEI per ottenere dei fondi a tal fine, ma l’istanza cadde ben presto nel dimenticatoio. Poi improvvisamente, con nostra somma gioia, ci chiamarono da Roma comunicandoci che, interamente per il tramite delle donazioni dell’8xmille, sarebbe stato possibile dar vita al nostro progetto, e subito ci attivammo per acquistare quella che poi sarebbe diventata Casa Emmaus, in via Sud piazza d’armi a Caserta, nei pressi dell’area ex Macrico. La struttura fu inaugurata nel 2017 da monsignor Galantino, allora segretario generale della CEI, e con gli stessi fondi riuscimmo anche a ristrutturarla. Attualmente Casa Emmaus, gestita dalla Caritas diocesana, accoglie 20 ospiti senza fissa dimora e offre loro un pasto caldo, un tetto sotto cui ripararsi (per un massimo di 1-2 mesi) e li accompagna nel percorso di reinserimento in società. I posti purtroppo sono sempre occupati, per le sempre crescenti esigenze che si manifestano. In prima battuta, vi è una fase di ascolto che viene fatta con gli ospiti in procinto di essere accolti.
Al mattino offriamo loro la colazione, la sera ritornano, fanno la doccia, cenano e trovano un posto letto su cui riposarsi. Stiamo cercando di accompagnare al meglio queste persone nel loro percorso di vita, al fine di tirarle fuori dalla loro condizione: non sempre è facile. Con alcuni si è riusciti: abbiamo fornito loro uno spiraglio e hanno trovato un lavoro, rendendosi dunque autonomi e lasciando la casa; altri purtroppo vivono in una condizione di povertà relazionale, di vita oserei dire. Non hanno proprio più voglia di vivere e quindi in questi casi è davvero dura.

Proviamo a tessere sempre più una rete di rapporti con le varie associazioni operanti sul territorio ma soprattutto con le istituzioni (Comune, servizi sociali) per poter aiutare queste persone ad uscire dal loro stato di disagio e di povertà. Questo è l’obiettivo che ci siamo posti per i prossimi mesi.
Il ruolo della Chiesa nel sociale dovrebbe essere quello di fornire la prima accoglienza quando le istituzioni vengono a mancare; in seconda battuta dovrebbero essere gli organi preposti ad assicurare l’accompagnamento ai servizi essenziali. Parlo da prete, non sono medico, né tantomeno psicologo: tante volte vengono richieste tali figure professionali per poter dare un aiuto concreto a queste persone. E ovviamente la Chiesa non sempre riesce a sopperire a queste esigenze. Ragion per cui per “noi Chiesa” entrare in rete con professionisti e altre figure disposte all’accoglienza che si occupano più nello specifico di queste situazioni non può essere altro che un vantaggio per poter aiutare queste persone a 360 gradi. Altrimenti il rischio è di fornire un mero assistenzialismo, su cui la persona rischia di adagiarsi. Potrebbe pensare: perché dovrei cercare un lavoro se in Caritas mi offrono una postazione letto, il pasto assicurato, delle medicine, se mai ne avessi bisogno, e mi lavano i vestiti? Ma la funzione della Caritas non è questa: essa ha uno scopo pedagogico, di accompagnamento.
Quello che facciamo può sembrare sulla carta mero e facile assistenzialismo, però poi quando ti ritrovi la Persona di fronte, con i suoi drammi, le sue ferite, la sua storia e le sue fragilità, facile non è più nulla.

L’8xmille in questo senso è un aiuto fondamentale perché attualmente, oltre ai volontari che ruotano intorno a Casa Emmaus (che sono più di 50 tra chi cucina, chi si occupa di pulizie e chi offre il servizio di accoglienza) non ci sono donazioni da enti esterni, quindi il supporto economico dei contribuenti ci permette di svolgere i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, di pagare le bollette e di acquistare il cibo.

Un’altra iniziativa interessante è che i detenuti in stato di messa alla prova, invece di scontare la pena in carcere, svolgono lavori di pubblica utilità presso Casa Emmaus, che viene ad assolvere dunque un duplice compito: non solo accoglie persone senza fissa dimora ma dà la possibilità di riabilitarsi anche a coloro che hanno commesso reati minori. Un vero e proprio reinserimento a tutto tondo nella società civile. Un vero e proprio ritorno alla vita, lo definirei".

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