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Caos pensioni: tutta colpa dell’aumento della vita

Caserta - Se vivessimo un po' di meno forse tutto questo trambusto non ci sarebbe. Detta così sembra piuttosto spicciola la questione, in realtà alla base della riforma per le pensioni vi è proprio l'innalzamento della prospettiva di vita...

Se vivessimo un po' di meno forse tutto questo trambusto non ci sarebbe. Detta così sembra piuttosto spicciola la questione, in realtà alla base della riforma per le pensioni vi è proprio l'innalzamento della prospettiva di vita dell'essere umano, almeno in Italia. Un sistema che, matematicamente parlando, non avrebbe che portato al fallimento finanziario: questo perché le pensioni sono pagate per un tempo maggiore, dall'altro lato la contrazione dell'attuale crescita economica ha progressivamente diminuito le entrate contributive.

Mettere da parte anche poche decine di euro a fine mese diventa sempre più, per la maggior parte delle famiglie italiane, una vera impresa. Sono due le motivazioni principali per cui si è portati a farlo: garantire un fondo di salvataggio per i figli ed integrare la misera pensione che si è destinati ad incassare al termine della propria carriera lavorativa. Lo Stato, per porre rimedio ad una situazione che l'avrebbe inevitabilmente portato al baratro, nelle ultime due decadi ha: innalzato l'età pensionistica e gli anni lavorativi dopo i quali maturare la pensione. Dal 2012 ha mutato il metodo di calcolo della pensione, non più in base al reddito degli ultimi anni bensì ai contributi versati; le possibilità di rivalutazione della pensione sono esclusivamente legate all'inflazione, quindi all'aumento o meno dei prezzi di beni e servizi.

Una riforma che ha per forza di cose abbassato il budget medio delle pensioni, alla previdenza pubblica spetta dunque il compito di elaborare un piano di previdenza integrativa. Ciò rappresenta uno strumento ed opportunità di risparmi dalle caratteristiche uniche: i versamenti ai prodotti previdenziali sono deducibili dal reddito IRPEF fino ad un importo massimo di 5.164,57 euro all'anno; i rendimenti della gestione finanziaria sono tassati, dal 2015, con un'aliquota massima del 20%, anziché del 26%; i prodotti previdenziali sono esenti dal pagamento dell'imposta di bollo.

A scegliere la pensione complementare sono sempre più italiani, nel 2015 i numeri vedono un'ascesa che supera i 7 milioni sui 22 che in Italia hanno (per fortuna) un lavoro, una crescita delle risorse capace di toccare i 138 miliardi di euro (+5,7%). Si passa dai Fondi Pensione di categoria cui spesso si aderisce per comodità ai piani individualistici pensionistici o Piani di Accumulo, decisamente più convenienti in termini di flessibilità ed efficienze. E' importante comprendere come tale scelta non sia solo utile ai lavoratori, bensì diventa una buona idea anche dei genitori che desiderano creare una "pensione di scorta" per i figli, con bonus fiscali che rispetto a quelli elencati precedentemente si prevede possano addirittura essere raddoppiati a 10 mila euro nel giro di pochissimi anni. Spesso si tratta di sacrifici non immensi, sebbene la situazione sia varia di famiglia in famiglia: con 100 euro al mese da parte per 40 anni ci si garantisce una buona previdenza integrativa, soprattutto considerando che ogni anno che passa quella che ci spetta calerà a poco a poco.

Le stime parlando di un 50% rispetto allo stipendio, nel giro di 50 anni: ecco dunque che un plus diventa fondamentale costruirselo. E' anche possibile ritirare i risparmi prima della scadenza nel caso di spese mediche importanti per coniuge o figli, in questo caso si parla di una cifra pari al 75% del totale. Stessa percentuale in caso d'acquisto della prima casa, dopo aver versato per almeno 8 anni, mentre fino al 30% e sempre dopo lo stesso periodo di tempi per motivi non rientranti nei due casi precedenti. Il riscatto totale della somma è invece previsto dopo 48 mesi di inoccupazione, invalidità e in caso di decesso dell'aderente.

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