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Domenica, 3 Luglio 2022
Economia

Prezzi alle stelle, in arrivo sconto maggiorato. Ma ora protestano anche i benzinai e minacciano lo sciopero

Il governo Draghi potrebbe aumentare a 35 centesimi lo sconto al distributore

Il prezzo della benzina aumenta alle stelle e protestano tutti. Non solo gli automobilisti che sono costretti ad un salasso economico, ma adesso anche i benzinai fanno sentire la propria voce, minacciando addirittura uno sciopero.

Il nuovo sconto aumentato in arrivo

Entro la prima settimana di luglio ci sarà un intervento del governo Draghi sulle accise dei carburanti. Come è noto lo sconto su benzina e gasolio scade il prossimo 8 luglio ed è intenzione del governo rinnovarlo. Non solo. Forse, visto l'attuale livello dei prezzi dei carburanti, che da giorni hanno ampiamente superato di nuovo la soglia psicologica dei 2 euro al litro, si sta ragionando sulla possibilità di portare lo sconto dai 30,5 centesimi di oggi (25 centesimi più 5,5 centesimi di IVA, fissata al 22%) a 35. Non è chiaro se la conferma o l'aumento del taglio delle accise sarà in vigore per altri due mesi, quindi dall'8 luglio all'8 settembre (mossa che andrebbe quindi a coprire tutta l'estate), oppure solo fino al weekend prima di Ferragosto.

I benzinai pronti allo sciopero 

"I prezzi dei carburanti continuano a correre, nonostante il taglio delle accise sia ancora attivo (-30,5 cent al litro fino all`8 luglio, con probabile proroga) e l'Opec+ abbia annunciato l'incremento della produzione. A condizionare il mercato è il fenomeno speculativo a livello internazionale, che spinge sopra i 2 euro al litro i carburanti, con ripercussioni pesantissime per i consumatori e insostenibili per i gestori che vedono diminuire progressivamente la propria redditività, scesa all'1,5%, a fronte dell'esplosione dei costi di gestione”. Lo afferma la Faib Confesercenti secondo la quale "ancora poche settimane e il settore rischia il collasso. L'Italia deve porre con urgenza in sede europea un argine alla speculazione internazionale e imporre un tetto ai prezzi d'acquisto di carburanti e gas. In un mercato globalizzato una scelta nazionale potrebbe determinare carenze di approvvigionamenti, costi insopportabili e conseguenze gestionali imponderabili. Fa arrabbiare l'accanimento rivolto dalle autorità verso i prezzi praticati dai gestori - prosegue l'organizzazione - che di fatto sono imposti dalle aziende fornitrici, e osservare che traders acquistano e vendono - indisturbati - titoli petroliferi e realizzano ingenti guadagni facendo innalzare i prezzi; allo stesso tempo appare oggi insostenibile la gestione della rete carburanti fondata sul doppio prezzo in self e servito, quando quest'ultimo, ad accisa piena, sarebbe oltre i 2,5 euro al litro. In questo scenario il modello italiano rischia di saltare, con conseguenze pesantissime per la filiera e i consumatori: è perciò necessario ridiscutere gli Accordi e prevedere clausole di salvaguardia per le gestioni", continua la Faib. "In un quadro così drammatico per le gestioni" per Faib Confesercenti "è inconcepibile che il Governo scarichi sui gestori il costo del taglio delle accise, anticipato per circa un centinaio di milioni di euro. Mentre gli speculatori si arricchiscono, ai gestori viene fatto pagare un conto ingiustificato e insopportabile. Il Governo Draghi mentre pensa alla proroga del taglio, e a probabili nuovi interventi rafforzativi, metta mano all'immediato risarcimento economico dell’anticipazione pagata dai gestori al momento del taglio sulle giacenze dei prodotti ad accise assolta e sia adottata una norma che stabilisca in modo strutturale, in caso di aumenti anomali, l’accisa mobile, con meccanismi di recupero automatico".

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