Aumentano i parrucchieri 'a domicilio' nel casertano: c'è anche chi ha chiuso i negozi dopo il lockdown

La denuncia di Federparrucchieri: "Gli abusivi hanno visto aumentare il giro d'affari durante la quarantena"

Parrucchieri e acconciatori della provincia di Caserta lanciano l’allarme contro l’abusivismo. Una piaga dilagante che da sempre attanaglia il settore ma che con l’emergenza Covid avrebbe raggiunto punte del cinquanta per cento. Si tratta naturalmente di dati empirici basati principalmente sulle segnalazioni ricevute, anche durante la quarantena, da Confcommercio alle quali l’associazione di categoria ha reagito immediatamente avviando una interlocuzione con la Prefettura di Caserta. 

Ex titolari di saloni ‘in nero’: l’effetto del lockdown

Sarebbero migliaia infatti gli esercenti abusivi che operano indisturbati in tutto il territorio provinciale in barba a qualsiasi norma sulla sicurezza e soprattutto mettendo a rischio la salute propria e anche quella delle clienti. Tra questi ci sono ex titolari di coiffeur che, messi in ginocchio dal lockdown, non sono riusciti a riaprire i loro saloni e hanno iniziato a lavorare in nero a domicilio oppure dipendenti in cassa integrazione che arrotondano andando a casa delle clienti. E poi ci sono saloni e centri che sono aperti pur non avendo i requisiti richiesti dalla legge. E improvvisati che allestiscono l’attività nei garage e nei sottoscala. Infine ci sono gli irregolari storici. 

Affari in aumento per gli “abusivi”

Quelli che lavoravano abusivamente già prima del lockdown e che durante la quarantena hanno visto crescere il numero degli appuntamenti complice la chiusura e lo stop forzato di tutti i coiffeur. Ma anche e soprattutto per i prezzi. Vistosamente più bassi di chi svolge regolarmente il proprio lavoro, paga le tasse e sostiene i costi dell’attività in un momento di grande crisi economica. Un fenomeno sempre più preoccupante che rischia di innescare un circolo vizioso con conseguenze drammatiche per l’intera categoria. Chi ha riaperto il negozio e ripreso l’attività lo ha fatto sostenendo costi ulteriori e dopo un periodo di circa tre mesi di mancato incasso. A ciò occorre poi aggiungere che l’impegno è raddoppiato mentre l’agenda degli appuntamenti è quasi dimezzata. Ciò significa che in tanti rischiano di dover chiudere i battenti o, peggio, potrebbero decidere di fare ricorso a prestiti usurai pur di sopravvivere. 

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Il grido d’allarme di Federparrucchieri

Da qui il grido di allarme di Confcommercio e di Federparrucchieri che chiedono alle istituzioni e alle forze dell’ordine un segnale incisivo e un impegno concreto. “La situazione è drammatica – denuncia Vincenzo Marzuillo, presidente di Federparrucchieri – abbiamo perso il cinquanta per cento dei clienti, non è più possibile soprassedere. Occorre un intervento mirato e una presa di posizione forte da parte delle autorità. Speriamo di poter intravedere al più presto degli spiragli in questa battaglia difficile ma fondamentale per il futuro della categoria”. “Lo Stato pretende tanto da noi in termini di tasse e controlli – fa notare Giuseppe Masella, delegato di Federparrucchieri per il territorio di Maddaloni - esigiamo che gli stessi controlli e le stesse attenzioni vengano riservate agli abusivi che stanno erodendo una grossa fetta di mercato e a quei clienti che, alimentando le attività irregolari, contribuiscono a danneggiare tutti coloro che lavorano onestamente”.

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