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La tutela patrimoniale dell'imprenditore passa per lo studio notarile

Caserta - La segregazione – più semplicemente, la protezione – del patrimonio dell'imprenditore passa necessariamente per lo studio notarile e va predisposta per tempo, quando cioè l'impresa comincia a crescere, se non proprio al momento dell'atto...

La segregazione - più semplicemente, la protezione - del patrimonio dell'imprenditore passa necessariamente per lo studio notarile e va predisposta per tempo, quando cioè l'impresa comincia a crescere, se non proprio al momento dell'atto costitutivo. Di più, i costi degli atti utili alla messa in sicurezza del patrimonio personale e familiare dell'imprenditore devono essere previsti e rientrare tra i costi di gestione dell'azienda.E', in estrema sintesi, il succo del primo incontro studio che si è svolto, nell'ambito del protocollo d'intesa per le attività di consulenza sottoscritto dalla Piccola Industria di Confindustria Caserta e il Consiglio notarile di Santa Maria Capua Vetere, presso la sede dell'associazione datoriale, con la partecipazione di imprenditori, consulenti d'azienda, ma anche una nutrita rappresentanza di notai.
Introdotti dai saluti del presidente degli industriali Antonio Della Gatta, e dal leader della Piccola industria Stefania Brancaccio, al convegno ha portato i saluti il anche il presidente regionale Bruno Scuotto, che ha sottolineato la tempestività con la quale il protocollo sottoscritto dagli organismi centrali di Confindustria e Consiglio del Notariato, sia stato non solo recepito ma anche tradotto operativamente dalla territoriale di Terra di Lavoro.
Le relazioni tecniche sono state tenute dai notai Pasquale Liotti, Angelo De Stefano, Alessandro De Donato e Giovan Domenico Iodice, cui sono seguite le domande degli imprenditori sugli aspetti più significativi della complessa problematica.

In materia, infatti, la normativa italiana è abbastanza carente, rispetto al modello anglosassone e non solo. Ma tant'è, ha saggiamente commentato il notaio Liotti. Per il quale, appunto, le misure di tutela del patrimonio dell'imprenditore devono essere previste per tempo, non quando magari l'azienda è stretta dalla crisi. Ed in ogni caso, "la sostanza di questo convegno è quello di cogliere al meglio le norme dell'impianto legislativo esistente". Da qui la disanima delle possibilità offerte dal diritto societario, che presenta più di un caso interessante. Fra tutti, la società a responsabilità limitata, che per snellezza e costi è sicuramente da preferirsi ad altre tipologie, quali per esempio la Sapa, società in accomandita per azioni (utilizzata dalla famiglia Agnelli, per intenderci), o anche la stessa Sas, società in accomandita semplice. Ed è da preferirsi anche al Trust, istituto di derivazione anglosassone non ancora pienamente recepito dal sistema italiano, a meno che non si intenda internazionalizzare l'impresa. Ma in questo caso, tuttavia, bisogna sapere che eventuali problemi vanno risolti all'estero, con esperti del diritto della nazione di riferimento, dal momento che la disciplina della materia non è omogenea in tutti i paesi. Tra l'altro, è stato detto, la società a responsabilità limitata meglio di altre risponde a quelle che sono le esigenze di massima dell'imprenditore italiano. Il quale, anche nel momento del passaggio generazionale, non ama perdere il potere decisionale, intendendo comunque salvaguardare il proprio patrimonio e conservandolo ben visibile.
Nel corso dei lavori è stata anche prospettata la possibilità di costituire un fondo patrimoniale, istituto che pure ha avuto poco fortuna, in Italia, essendo comunque attaccato - entro un lasso di tempo di cinque anni - con l'accensione di ipoteche da parte dei creditori. Uno per tutti, nemmeno a ricordarlo, Equitalia.

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