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Crisi economica, Della Gatta (Confindustria): 'Dobbiamo cambiare passo'

Caserta - "E' stato un brutto anno per l'economia casertana, italiana, mondiale questo che si sta chiudendo. Conforta, però, l'idea che finalmente si comincia a vedere un barlume di luce, in fondo al tunnel. Ma la ripresa non sarà rapida. E poi...

"E' stato un brutto anno per l'economia casertana, italiana, mondiale questo che si sta chiudendo. Conforta, però, l'idea che finalmente si comincia a vedere un barlume di luce, in fondo al tunnel. Ma la ripresa non sarà rapida. E poi, restano pur sempre da sciogliere i nodi economici e sociali (alta e duratura disoccupazione, riforme sociali, enorme debito pubblico) che attanaglia da decenni il nostro Paese.
La gestione di questi nodi è un compito che spetta alla politica. Ma anche le imprese, insieme con i sindacati, siamo chiamati a fare la nostra parte, diversamente si rischia di perdere l'occasione offerta dalle opportunità di sviluppo che in genere seguono le grandi crisi.
Certo, avvertono gli analisti, dopo questa crisi il mondo non sarà più lo stesso.
Il baricentro della crescita si è spostato. Geograficamente verso i paesi emergenti, soprattutto i quattro BRIC (Brasile, Russa, India e Cina), che forniscono e daranno il contributo di gran lunga maggiore all'incremento del PIL mondiale. Tecnologicamente verso le innovazioni pervasive, trasversali ai settori: materiali avanzati, nanotecnologie, micro e nano elettronica, biotecnologia, fotonica.
Ma questo significa anche si ampliano gli sbocchi commerciali, soprattutto per quei Paesi che puntano con forza sui progressi tecnico-scientifico come fonte dell'aumento della ricchezza delle nazioni. E dovrà essere questa, evidentemente, la via maestra che dobbiamo seguire, avendo però sempre presente un monito.
Nelle rivoluzioni industriali il salto tecnologico è determinato dal salto conoscitivo, condensato poi nelle relative applicazioni, il cui epicentro è sempre l'industria manifatturiera.
La capacità di innovare è il fattore competitivo principe tra le nazioni. Per il sistema economico nel suo complesso l'istruzione è tra le principali determinanti dell'aumento della produttività.
L'avanzamento tecnologico e l'ingresso di nuovi concorrenti agguerriti impongono alle aziende di puntare sempre più su cambiamenti di prodotti e processi per conservare, meglio ancora rafforzare, le quote di mercato.
Ciò richiede un ambiente favorevole sotto molti aspetti: attrarre talenti, rendere agevole l'arrivo di new comer, riallocare rapidamente le risorse dai settori e dalle imprese spiazzati dalla "distruzione creatrice" a quelli vincenti, formare continuamente i lavoratori, stringere la collaborazione tra le imprese e i centri che svolgono ricerca, anche non universitari, e ne diffondono i risultati.
Le imprese italiane e quelle casertane tra di esse hanno le potenzialità per concretizzare queste opportunità e trasformarle in aumenti di fatturato, posti di lavoro, retribuzioni.
La crescita, tuttavia, sarà lenta. E poi - non va dimenticato - l'Italia era già in crisi prima della crisi. Per cui, non basterà superare la nottata della tempesta finanziaria per rimetterla in marcia.
La nottata comunque sta passando. La stragrande maggioranza dei dati congiunturali ha continuato a migliorare nel corso dell'autunno: la produzione industriale recupera ovunque, la fiducia in certi casi è tornata sui valori antecedenti il crack di Lehman Brothers, le economie emergenti accelerano ai ritmi più elevati (con l'eccezione di quelle dell'Europa orientale), gli ordini riaffluiscono, il commercio globale sta rapidamente riacquistando volumi, le attese delle imprese e gli indicatori anticipatori delineano il rafforzamento dell'attività nei prossimi mesi, fino al 2010 inoltrato, i consumi e gli investimenti sono ripartiti al di qua e, soprattutto, al di là dell'Atlantico, dove il mercato del lavoro si è stabilizzato e la jobmachine si sta rimettendo in moto.
Il PIL italiano cala nel 2009 del 4,7%, un risultato acquisito al termine del primo trimestre, e salirà - secondo le previsioni del Centro studi di Confindustria - dell'1,1%nel 2010 e dell'1,3%nel 2011. Il "la" sarà dato dall'export: +4,0% e +4,2% nei prossimi due anni (dopo il -22,0% cumulato nel 2008-2009), grazie all'aggancio parziale e con l'usuale ritardo al pieno risveglio della domanda globale (+9,5% e +7,0%).
Torneranno ad aumentare sia i consumi (caduti per due anni di fila: mai era successo nel dopoguerra) sia gli investimenti. I primi saranno frenati l'anno venturo dall'ulteriore perdita di occupazione (-1,4% le unità di lavoro, che si aggiungeranno alle 500 mila unità in meno registrate quest'anno), che riguadagnerà un po' di terreno in quello seguente (+0,5%), quando invece il tasso di disoccupazione - secondo le stime del CsC - raggiungerà l'apice (9,0% medio annuo).
Per i secondi aiuteranno gli incentivi fiscali (Tremonti-ter), oltre al rispolvero di progetti accantonati per l'incertezza e al ripristino di una produttività e di margini meno penalizzanti. L'inflazione rimarrà contenuta e in linea con quella dell'eurozona: +1,4% i prezzi al consumo nel 2010 e +2,0% nel 2011. In assenza di interventi correttivi, che il Governo ha indicato nei documenti ufficiali senza però specificarli, il deficit pubblico resterà al 5% e il debito oltrepasserà il 118% del PIL.
Ma le cifre della crescita appaiono non brillanti in tutti i maggiori paesi avanzati, specie in confronto agli arretramenti patiti con la recessione.
L'intensità del rimbalzo di PIL e produzione industriale è molto differenziata tra paesi e settori. I tempi di recupero dei picchi passati si preannunciano diversi. Per il PIL si va da un anno negli USA (e poco più in Francia) a quattro per l'Italia, la meno rapida.
Per l'attività manifatturiera, pur scontando i ritmi di crescita conseguiti nel 2005-2007, il periodo recente migliore, non si ritornerà sui valori pre-crisi prima del 2012 in Germania (la più lesta) e del 2017 in Italia (peggio andrà per Spagna, Francia e Regno Unito). Nei dati fino a settembre (comparabili internazionalmente) il rialzo dai minimi è stato del 23,3% in Giappone (+29,3% nelle previsioni a dicembre), del 10,4% in Germania e dell'1,5% in Italia (il CSC stima +5,8% a novembre). In alcuni comparti la produzione ha però continuato a calare e i livelli rimangono per lo più molto bassi.
Il credito difficile rimane l'ostacolo più insidioso. Gli accordi con i maggiori istituti di credito sulla moratoria dei mutui è stato di grande efficacia. Occorrono però misure sempre più incisive per sostenere il circolante e ad assicurare la copertura di temporanee esigenze di tesoreria derivanti dallo squilibrio tra le entrate e le uscite di cassa. Infine, resta sempre il problema del miglioramento della struttura patrimoniale di quelle imprese che hanno necessità di realizzare un piano di investimenti o che, magari, avendolo già realizzato, hanno necessità di riequilibrare la propria struttura finanziaria.
In questo senso una mano importante potrebbero darla i confidi. Così come va salutato con particolare interesse il "fondo di investimento pubblico-privato per le piccole e medie imprese" previsto da un recente accordo sottoscritto tra Tesoro, Cassa depositi e prestiti, dalla stessa Confindustria, Abi, Unicredit, Intesa San Paolo e Montepaschi. Un fondo di private equity mirato a sostenere l'aggregazione e la ricapitalizzazione di un target di ben quindicimila Pmi, che indirettamente costituirà anche una iniezione benefica per tutto l'indotto che c'è dietro.

Il Paese deve cambiare passo. Tutti noi dobbiamo farlo. E' questo l'augurio che vogliamo farci, in questa serata di festa, che abbiamo voluto anche dal punto di vista delle modalità celebrare in maniera diversa dal solito. Una mostra di pittura dal titolo forte: battaglia sociale, come professione di impegno da parte di tutti noi, oltre che di raccolta di fondi per un'encomiabile iniziativa di inclusione sociale di cui, da qui a un po', vi parleranno i protagonisti.
Battaglia sociale che Confindustria Caserta anche quest'anno intende sottolineare anche con un'altra iniziativa: e cioè, la sottoscrizione dei programmi dell'associazione umanitaria "Save the Children" al posto della tradizionale cena sociale di fine anno."

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