Banca Popolare di Bari in crisi, i consigli di Adusbef agli azionisti

La conferenza dell'associazione di tutela dei consumatori specializzata nel settore finanziario e bancario, alla Camera di Commercio

Giovedì 13 febbraio l’Adusbef (Associazione difesa utenti servizi bancari e finanziari) nelle persone degli avvocati Maria Teresa De Bottis, delegataria per la provincia di Caserta e Vincenzo Laudadio (vice presidente Adusbef Puglia) hanno illustrato agli azionisti intervenuti presso la Camera di Commercio di Caserta, la complessa vicenda della Banca Popolare di Bari.

Innanzitutto hanno evidenziato che non è interessato solo il territorio della Regione Puglia, ma anche quello della Campania con le sue circa 50 filiali, il Mezzogiorno tutto, anzi quasi l’intera Italia considerata la collocazione delle filiali della Banca, comprese quelle banche acquistate Tercas e della Banca di Risparmio di Orvieto, come risulta dalla mappa delle Agenzie (vedi foto di seguito, ndr).

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Senza entrare nel merito delle responsabilità penali e di natura amministrativa che sarà la magistratura ad accertare, gli avvocati hanno spiegato che allo stato la strada più conveniente per tentare di recuperare almeno in parte i risparmi, investiti in maniera ignara in titoli illiquidi e quindi per definizione rischiosi, è il ricorso all’Arbitro delle Controversie Finanziarie, che risulta l'azione meno costosa e più rapida rispetto ad un giudizio.

Tuttavia occorre valutare caso per caso in quanto solo gli azionisti che hanno acquistato negli ultimi dieci anni o coloro che hanno interrotto la prescrizione possono percorrere questa strada. Al contempo Adusbef ha avanzato tanto ai commissari della Banca Popolare di Bari quanto agli altri interlocutori istituzionali, una soluzione di sistema volta a restituire liquidabilità alle azioni, a tutelare i soci a prescindere dalla data di acquisto e restituire fiducia al sistema.

In particolare una delle proposte fatte nel corso dell’incontro del 4 febbraio scorso è stata quella di garantire a tutti gli azionisti clienti retail un concambio alla pari rispetto alle azioni possedute con le azioni della nuova banca sotto forma di azione privilegiata che garantisca ogni anno un rendimento del 2%, nonché una sorta di diritto di recesso rafforzato che gli azionisti potranno esercitare con la trasformazione in società per azioni.

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In ogni caso si è chiesto ai commissari che il nuovo piano industriale preveda misure per l’indennizzo degli azionisti. E’ stato anche chiesto alla Banca di non fare ostruzionismo nel rilascio della documentazione che buona parte degli azionisti non ha e che è condizione essenziale per il reclamo e quindi ricorso all’ A.C.F, importante per poter sedere al tavolo delle trattative.

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