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Spirale del sinlenzio, i social e internet sotto accusa secondo uno studio Usa

(New York) Su Facebook gli utenti pensano di avere amici in linea con le loro idee hanno una predisposizione a condividere online il loro pensiero rispetto a quelli che credono di pensarla in modo diverso dai propri contatti. La possibilità che...

(New York) Su Facebook gli utenti pensano di avere amici in linea con le loro idee hanno una predisposizione a condividere online il loro pensiero rispetto a quelli che credono di pensarla in modo diverso dai propri contatti. La possibilità che chi usa quotidianamente il social possa condividere la propria opinione nella vita reale, inoltre, è circa la metà rispetto a chi non frequenta i social network. A dirlo è lo studio "I social media e la spirale del silenzio" del Pew Research Center.

La teoria della spirale del silenzio fu sviluppata negli anni settanta del Novecento da Elisabeth Noelle-Neumann, fondatrice, nel 1947, dell'Istituto di Demoscopia di Allensbach (Institut für Demoskopie Allensbach) di Magonza. La teoria si occupa dell'analisi del potere persuasivo dei mass media. La tesi di fondo è che i mezzi di comunicazione di massa, ma soprattutto la televisione, grazie al notevole potere di persuasione sui riceventi e quindi, più in generale, sull'opinione pubblica, siano in grado enfatizzare opinioni e sentimenti prevalenti, mediante la riduzione al silenzio delle opzioni minoritarie e dissenzienti.Nello specifico, infatti, la teoria afferma che una persona singola è disincentivata dall'esprimere apertamente e riconoscere a sé stessa un'opinione che percepisce essere contraria alla opinione della maggioranza, per paura di riprovazione e isolamento da parte della presunta maggioranza. Questo fa sì che le persone che si trovino in tali situazioni siano spinte a chiudersi in un silenzio che, a sua volta, fa aumentare la percezione collettiva (non necessariamente esatta) di una diversa opinione della maggioranza, rinforzando, di conseguenza, in un processo dinamico, il silenzio di chi si crede minoranza.La teoria ebbe una notevole importanza nella scienza della comunicazione per la rinascita del dibattito sui poteri di forte persuasione dei mezzi di comunicazione, in contrasto con la scuola di pensiero che sosteneva un effetto debole dei mass media sul pubblico.
Sempre secondo lo studio, chi usa Facebook e Twitter più volte al giorno è anche meno propenso a condividere le opinioni offline, soprattutto se pensa che amici e follower virtuali abbiano un pensiero diverso.

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