Economia

La Cgil verso lo sciopero generale dell8 marzo

Caserta - "Valorizzare e riconoscere il lavoro pubblico è necessario per affermare i diritti e le pari opportunità". Sulla base di questo slogan, la Cgil Caserta, il prossimo 1° marzo, alle ore 10.00, presso l'Aula Magna della SUN di Caserta...

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"Valorizzare e riconoscere il lavoro pubblico è necessario per affermare i diritti e le pari opportunità". Sulla base di questo slogan, la Cgil Caserta, il prossimo 1° marzo, alle ore 10.00, presso l'Aula Magna della SUN di Caserta, rivendicherà il diritto ad un welfare di qualità per una Campania democratica. Lo farà attraverso un'assemblea regionale dei lavoratori pubblici, in vista dello sciopero proclamato dalla CGIL Campania, per la giornata dell'8 marzo prossimo, contro le politiche della giunta Caldoro. L'iniziativa organizzata dalla CGIL confederale, insieme alle categorie della Funzione Pubblica e della Conoscenza, avrà, quindi, come tema dominante di discussione, la valorizzazione del lavoro pubblico per l'affermazione dei diritti e della pari opportunità. All'incontro parteciperanno, oltre ai lavoratori del settore pubblico, scuola, università, i dirigenti sindacali regionali e territoriali insieme ai segretari generali nazionali della Funzione Pubblica e della Conoscenza. In particolare, all'assemblea, presieduta dal Segretario Generale Cgil Caserta, Camilla Bernabei, parteciperanno Antonio Crispi, Segretario Generale FP Campania, Giuseppe Vassallo, Segretario Generale FLC Campania; Sono previsti interventi di Domenico Pantaleo, Segretario Generale Nazionale FLC, Rossana Dettori, Segretario Generale Nazionale FP, Franco Tavella, Segretario Generale Cgil Campania. Parteciperanno, inoltre, delegati e delegate e RSU della Scuola - Università - Ricerca - Pubblico Impiego. La CGIL, anche alla luce dell'incertezza e della complicata situazione politica venutasi a creare con la recente tornata elettorale, ritiene improcrastinabile per le condizioni di vita dei cittadini campani, un'inversione delle politiche condotte dal governo regionale sia sulle politiche sociali, sia su quelle produttive. In particolare considera il lavoro, pubblico e privato, la priorità dalla quale partire per favorire lo sviluppo e la crescita della regione. In questi anni si è registrata una evidente incapacità della giunta Caldoro ad assumere un ruolo costruttivo di indirizzo, di programmazione e di innovazione, in grado di dare impulso alla crescita economica del territorio. Tale incapacità è stata evidente anche sulla riorganizzazione delle attività pubbliche, ove, a partire dalla tanto pubblicizzata riforma della struttura organizzativa regionale, si è assistito ad una serie di interventi illogici e pesantemente burocratici, che, oltre a dare risposte clientelari finalizzate alla creazione di consenso di parte, hanno acuito le già caotiche condizione di inefficienza del sistema operativo. Infatti, l'artificiosa articolazione della struttura, disegnata parcellizzando al massimo i livelli decisionali, ha generato una paralisi dell'azione amministrativa e non fornita alcuna risposta alle esigenze dei cittadini. Analoga è stata la gestione del sistema sanitario, caratterizzata dal prolungato effimero Commissariamento, che ha generato pesanti ripercussioni sull'appropriatezza dell'assistenza ed impedito qualsiasi confronto di merito sulle possibili soluzioni alternative ad una logica imperniata esclusivamente sul rigore ragionieristico del piano di rientro. Una logica che ha portato alla eliminazione di fondamentali servizi, alla soppressione di presidi ospedalieri, alla progressiva riduzione di virtuose esperienze di assistenza sul territorio, alla impossibilità di ricevere adeguate cure da parte dei cittadini, gravati, per ricompensa di tutto ciò, da forme di compartecipazione economiche tra le più alte del paese. Le prospettive non sembrano più rosee per i lavoratori della conoscenza, stanchi di una politica regionale che mortifica l'intero comparto e i tanti lavoratori della scuola, dell'università e della ricerca, pregiudicando il diritto delle nuove generazioni ad una istruzione di qualità, nel rispetto delle norme costituzionali. Nella scuola pubblica, Caserta si pone come fanalino di coda in Italia, per la più bassa percentuale di tempo pieno (4%) a fronte di percentuali del 45 %, normali in Lombardia. Solo a Caserta l'Ufficio Scolastico accontenta un terzo delle richieste di famiglia di più tempo scuola. E il sistema va in crisi se un alunno diversamente abile si aggiunge ad una classe... Ormai è consuetudine ottenere l'insegnante di sostegno col ricorso alla magistratura. La programmazione dell'offerta formativa sul territorio si è tradotta quest'anno in una falcidie di dirigenze, portando gli uffici di presidenza anche a molti chilometri dalle scuole, aggiungendo un altro disagio alle famiglie già provate dalla mancanza di servizio pubblico di trasporti, dalla riduzione dei servizi mensa, dalla mancanza degli assistenti materiali nelle scuole. La FLC, quindi, rivendica una politica scolastica capace di rispondere ai bisogni formativi degli adulti (il 45 % degli adulti in età lavorativa è in condizioni di analfabetismo di ritorno), mentre la Campania non riesce ad istituire i Centri di educazione degli adulti, per non parlare poi degli ITS, che avrebbero dovuto raccordare la scuola professionale e tecnica col mondo del lavoro. Tutto è, dunque, ancora nel libro dei sogni, mentre le Università assistono impotenti alla diminuzione delle iscrizioni e dei laureati di pari passo con la drastica riduzione delle borse di studio e di quelle misure di supporto ora indispensabili alle famiglie che vorrebbero mantenere i figli nei percorsi universitari. Da ultimo lo scandalo del policlinico universitario casertano, ora cantiere deserto nella periferia casertana, vero e proprio monumento all'inefficienza della politica.

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