Sabato, 25 Settembre 2021
Cronaca Casapesenna

Le mani di Zagaria sugli appalti all'Asl: confermato il sequestro della ‘cassaforte di famiglia’

La società coinvolta nella inchiesta sulla truffa in pubbliche forniture per quasi 4 milioni

Una frode allo Stato da quasi 4 milioni di euro con l’ombra del clan dei Casalesi. La Cassazione ha confermato il provvedimento di sequestro nei confronti della ORMG srl, considerata dagli inquirenti la “cassaforte di famiglia” per la coppia Feliciano Piccolo e Giovanna Corvino, finiti nell’inchiesta della Dda.

Una frode da 3,8 milioni di euro

Il decreto di sequestro era stato emesso in relazione al procedimento che vedeva, all’epoca, indagati oltre a Giovanna Corvino anche Feliciano Piccolo, Alfredo De Rosa, Leonardo Piccolo, Sebastiano Donnarumma e Vincenzo Ferri per i reati di associazione per delinquere, aggravata ai sensi dell'articolo per aver agevolato il clan dei Casalesi ed in particolare il gruppo che fa capo a Michele Zagaria. Le accuse vanno dalla corruzione all’autoriciclaggio fino  alla frode in pubbliche forniture e falso commesso da pubblico ufficiale per una somma di 3.800.669,15 euro che, secondo la Dda, sarebbe il business dei delitti di associazione per delinquere e corruzione (contestati anche alla Corvino), oltre che di frode in pubbliche forniture. Contro il sequestro la Corvino aveva presentato già appello, rigettato dal Tribunale sul rilievo che vi fosse “un adeguato fumus a carico della appellante, che la ORMG s.r.l. fosse da considerarsi quale "cassaforte di famiglia" per la coppia Piccolo Feliciano-Corvino e della quale Piccolo avesse la gestione di fatto”. Successivamente la Corvino aveva chiesto la revoca del sequestro dei beni mobili ed immobili di proprietà della stessa e della società ORMG s.r.l. o, in subordine, la riduzione della somma in sequestro a 120.000 euro.

La Cassazione dice 'no' al dissequestro

Di diversa idea, invece, gli ermellini che hanno rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. Stando a quanto si legge nelle motivazioni della sentenza della Sesta sezione (presidente Massimo Ricciarelli) pubblicate pochi giorni orsono "va rammentato che di fronte ad un illecito plurisoggettivo deve applicarsi il principio solidaristico che informa la disciplina del concorso nel reato e che implica l'imputazione dell'intera azione delittuosa e dell'effetto conseguente in capo a ciascun concorrente. Più in particolare, perduta l'individualità storica del profitto illecito, la confisca di valore può interessare indifferentemente ciascuno dei concorrenti anche per l'intera entità del profitto accertato non essendo esso ricollegato, per quello che emerge allo stato degli atti, all'arricchimento di uno piuttosto che di un altro soggetto coinvolto, bensì alla corresponsabilità di tutti nella commissione dell'illecito, senza che rilevi il riparto del relativo onere tra i concorrenti, che costituisce fatto interno a questi ultimi”.

La corruzione e la frode in forniture pubbliche

Aggiungendo che “il Tribunale ha precisato che il valore di euro 3.800.669,15 fissato nel provvedimento genetico era stato calcolato sia in riferimento al reato di frode in pubbliche forniture, sia in riferimento a quello di corruzione, in ragione dell'intera somma corrisposta dall'ASL n. 3 Napoli Sud. Quanto alla ricomprensione in tale importo delle somme corrisposte per lavori effettivamente eseguiti, il Tribunale ha ascritto a profitto del reato il complessivo importo degli appalti attribuiti in esecuzione del patto corruttivo. La tesi difensiva, secondo cui nel calcolo del profitto sono state ricomprese illegittimamente anche le somme che, pur trovando la loro genesi nell'illecito, sono il frutto di un'attività i cui risultati economici non potevano essere posti in collegamento diretto ed immediato con il reato, secondo l'insegnamento delle Sezioni Unite non può essere accolta”.

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