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Lunedì, 6 Febbraio 2023
Cronaca Casapesenna

Zagaria ha il suo 'cerchio magico': il capoclan diventa socio di imprenditori

Il caso di Pinuccio Fontana e quei 30mila euro versati sull'unghia svelato dal pentito Barone. E Caterino ha ricostruito dove finivano i soldi degli appalti pubblici

Un tesoro costruito grazie al fiuto per gli affari e, soprattutto, grazie alla capacità di imporre la forza coi soldi evitando al minimo la violenza. E’ il ritratto che emerge di Michele Zagaria, capo clan dei Casalesi, dalla sentenza Medea, che ha visto condannare imprenditori dell’agro aversano trapiantati a Caserta ed anche l’ex senatore Tommaso Barbato.

Dalle motivazioni della sentenza firmate dal presidente estensore Domenica Miele emerge anche chiaramente la posizione dell’imprenditore Giuseppe detto Pino Fontana. “Appare del tutto evidente - scrive il giudice - come la finalità di Fontana fosse quella di partecipare agli appalti pubblici, sia in prima persona che per interposta persona, tutelando i propri interessi coincidenti con gli interessi economici del clan di cui consapevolmente rappresentava l’aspetto imprenditoriale”.

Secondo la ricostruzione, l’imprenditore di Casapesenna ma trapiantato a Caserta era cosciente di agevolare “la consorteria criminale di cui faceva parte, essendo socio in affari direttamente con il boss latitante e sua diretta espressone imprenditoriale, fornendo anche all’occorrenza danaro in contanti di una certa rilevanza, e quindi foraggiando anche l’interno clan dei Casalesi”.

In particolare vengono riprese le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Michele Barone che ha inserito Pino Fontana nella lista degli “intoccabili”, quelli che facevano parte del “cerchio magico” di Michele Zagaria perché “facevano i lavori proprio insieme con Zagaria”. Il pentito ha raccontato del “diverso trattamento tra gli imprenditori estorti, che dovevano versare la tangente, e gli imprenditori di Michele Zagaria, ricordando una particolare circostanza in cui il capoclan gli disse di rivolgersi a Pinuccio Fontana al quale disse “ha detto così chele accocchiamo 30mila euro”. Fontana immediatamente provvide, come gli fece intendere il giorno dopo con un cenno col quale gli fece capire che era tutto a posto”.

Ma non solo. Perché secondo la ricostruzione del pentito Massimiliano Caterino, “una parte dei guadagni delle imprese del clan andava direttamente a Michele Zagaria, in quanto socio di impresa, ed una parte alla cassa, da lui gestita, della fazione ed una quota al can dei Casalesi per la gestione degli affari comuni”.

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